Analisi e caratterizzazione del voto europeo: a spiccare è l’astensione

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A prima vista, il verdetto del 26 maggio è chiaro: Salvini vincitore in Italia, euroscettici sconfitti in Europa. Da qui partono tutte le analisi comparse sui nostri giornali, che descrivono poi il crollo dei 5 Stelle, la lenta ripresa del PD, il fallimento di +Europa e Forza Italia. Tutto questo è vero, ma manca un elemento chiave: mezza Italia non ha votato.

I dati del Ministero dell’Interno raccontano che il “non-voto”, cioè la somma di astensione, schede bianche, schede nulle e schede contestate ritenute non valide, arriva a quasi il 46% dell’elettorato. Tenendo conto di loro, il risultato diventa molto diverso, come si può osservare nel grafico.

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Il successo leghista verrebbe fortemente ridimensionato. Salvini si fermerebbe infatti al 18%, e anche assieme ai 5 Stelle raggiungerebbe appena il 27%. Il “Partito del non-voto” avrebbe una percentuale da governo monocolore, e agli altri rimarrebbero le briciole. Ovviamente il fronte del non-voto non è affatto compatto, ma include anziani che faticano a camminare, studenti fuorisede, elettori sfiduciati o disinteressati e tanti altri. Tuttavia, se quasi un italiano su due ha deciso di non votare, è evidente che la politica ha un problema e, soprattutto, i giornalisti hanno qualcosa di cui parlare.

Iniziamo dicendo che il non-voto è in aumento: alle ultime europee, nel 2014, si fermava al 44,4%. Anche qui una percentuale altissima, che ridimensiona il trionfo di Renzi. Alle ultime politiche, invece, il non-voto ha raggiunto il 33%. C’è quindi un 13% di differenza “naturale” fra europee e politiche, segno che le prime appassionano meno gli italiani, ma questo non basta a spiegare il record del 26 maggio.

Come da previsioni, il non-voto è molto più diffuso al centro-Sud. Nelle Isole, poi, le statistiche sono impressionanti: in Sicilia e Sardegna non hanno espresso un voto valido rispettivamente il 63,9% e il 64,6% degli elettori. Al Nord spicca la Valle d’Aosta con un notevole 51,3%. Solo in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto , Toscana e Umbria il non-voto è sotto il 40%, ma non si scende mai sotto il 34,5% emiliano. può sembrare una sorpresa, ma nelle 14 città metropolitane (Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Roma, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria,  Palermo, Messina, Catania e Cagliari) la percentuale è quasi sempre superiore alla corrispondente regione. Le roccaforti del non-voto sarebbero quindi il Sud Italia e i grandi centri urbani.

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In generale, gli elettori che rinunciano a votare sono sempre di più in tutta Italia. Dal confronto con le europee del 2014 e le politiche del 2018 si ottiene un quadro omogeneo. Nel primo caso, in tutta Italia il non-voto è aumentato in maniera abbastanza uniforme. Fanno eccezione Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, dove invece i voti validi sono cresciuti rispetto a cinque anni fa. Per il resto, non ci sono grandi differenze. Ovunque il non-voto cresce tra l’1% e il 2,5%, oltre vanno le Isole e soprattutto l’Abruzzo (+7,7%). Rispetto alle politiche del 2018, in tutte le regioni il non-voto è aumentato, dal +10,7% di Piemonte, Emilia-Romagna e Umbria al +28, 1% della Sardegna. L’incremento è però molto maggiore al Sud e nelle Isole.

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Tenendo conto del non-voto, c’è un’altra sorpresa: tra le politiche del 2018 e le europee del 2019 il voto “populista” (Lega+M5S) passa dal 35% a circa il 28%. Un crollo di circa il 20%, in linea con la disfatta degli euroscettici in Europa. La vera differenza è che questi voti sono andati per lo più dispersi. C’è stato un travaso dal Movimento 5 Stelle alla Lega, ma non è tutto. Il dato interessante è che i partiti “europeisti” (PD e Forza Italia) non sono riusciti a conquistare questi elettori, molti dei quali sono finiti nel calderone del “non-voto”. Un report di Eurobarometro pubblicato nel giugno 2018 mostra che il 36% degli Italiani dichiara di avere fiducia nell’Unione Europea e il 61% è favorevole alla moneta unica. Siamo molto lontani dal 17% ottenuto da PD e Forza Italia (a cui si aggiungono i voti di +Europa, che fanno parte del 6% di “Altri”) alle ultime elezioni europee. Pare quindi che in Italia ci sia un elettorato europeista, che non sempre trova rappresentanza. Allo stesso modo, non tutti gli euroscettici votano Lega, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. 

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Come si distribuisce il non-voto nella popolazione? Una risposta arriva da Ipsos nella sua analisi post-voto (anche se si parla solo di astensione, una buona approssimazione del non-voto). Si sono astenuti il 48,8% delle donne e il 42,8% degli uomini, il 50,7% dei giovani fra i 18 e i 34 anni, il 48,8% degli over-65, il 47,6% dei laureati, il 50,5% degli studenti e il 41,8% dei ceti elevati, il 48,6% dei pensionati e il 51,9% dei religiosi più praticanti, rispettivamente il 42,3% e il 41% dei dipendenti pubblici e privati, il 52,6% di chi si informa solo con la televisione. Come da pronostico ben il 78,6% di chi si è dichiarato “non collocato” politicamente non ha votato, e così il 41,4% dei “centristi”. Tra gli elettori di destra e centrodestra la percentuale degli astenuti è simile (intorno al 23%), mentre c’è un chiaro distacco tra sinistra (33%) e centrosinistra (25,9%). Riassumiamo nella tabella qui sotto:

CATEGORIA

% ASTENSIONE

donne

48,8%

uomini

42,8%

18-34 anni

50,7%

Over-65

48,8%

laureati

47,6%

studenti

50,5%

Ceti elevati (imprenditori e dirigenti)

41,8%

Partecipazione settimanale a funzioni religiose

51,9%

Pensionati

48,6%

Dipendenti pubblici

42,3%

Dipendenti privati

41%

Informazione: solo TV

52,6%

“non collocato” politicamente

78,6%

centro

41,4%

Centro-destra

23,8%

Destra

23,1%

Centro-sinistra

25,9%

sinistra

33%

La scarsa partecipazione non è però un problema solo italiano. In Europa, infatti, il 49% degli elettori non ha espresso un voto valido. Nell’Est e in Portogallo le percentuali sono altissime, ma non mancano le sorprese. Paesi apparentemente “insospettabili” come Finlandia, Olanda e Francia ci superano abbondantemente, la Svezia è sostanzialmente pari all’Italia. Solo Malta e Belgio sono sotto il 30%. Una cosa è certa: i nuovi europarlamentari dovranno rimboccarsi le maniche per appassionare gli europei alla politica dell’Unione.

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La vera anomalia italiana, invece, è il confronto con le scorse elezioni europee. Infatti, mentre in quasi tutta Europa l’affluenza è aumentata, e spesso di molto, in Italia il non-voto è cresciuto dell’1,5%. Solo Bulgaria, Malta, Lituania, Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Irlanda e Grecia vanno nella stessa direzione: complessivamente, nell’Unione il non-voto è diminuito del 7,8%, con punte superiori al 20% in Polonia, Romania e Danimarca e sopra il 10% in Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Germania. Anche nei Paesi dell’Est, nonostante un’astensione ancora molto alta, l’affluenza sta aumentando. In conclusione, in tutta l’Unione alle Europee si vota ancora troppo poco e molti fanno peggio di noi, ma lentamente si sta invertendo la tendenza. L’Italia non riesce a fare altrettanto, anzi la partecipazione diminuisce invece che aumentare.

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Interpretare questi dati è impresa ardua, da lasciare ai politologi. Per il lettore, ma anche per il giornalista, la tentazione è dire che quei “non-votanti” la pensano come noi. Come già detto, si tratta di un fronte tutt’altro che compatto, fatto di persone molto diverse. Tuttavia, qualche riflessione si puo’ abbozzare. La prima è che con una partecipazione così bassa, parlare di vittoria o sconfitta di un certo partito sembra velleitario. Il successo dei Verdi e dei Liberali e il crollo dei sovranisti in Europa, il trionfo di Salvini (ma anche quello di Renzi del 2014) vanno contestualizzati: quale sarà la loro vera rappresentanza? La seconda è che la politica comunitaria non riesce ad appassionare gli europei, che forse non pensano che il loro voto possa spostare gli equilibri dell’Unione. L’impressione è che le elezioni europee siano ancora viste come un voto nazionale, in cui premiare o punire il proprio governo. Per quanto riguarda l’Italia, i numeri del non-voto restano comunque alti. È evidente che c’è una parte consistente dell’elettorato che non si rispecchia in nessun partito: il 46% di non-voto sarà anche in linea con l’Europa, ma resta il 33% di Marzo 2018. Inoltre, negli altri Paesi europei la partecipazione alle elezioni comunitarie sta crescendo, in Italia invece diminuisce: questo è un pessimo segnale. Gli italiani restano poco interessati alla politica, forse per scarso senso civico, forse perché l’offerta non è ritenuta credibile, molto probabilmente un po’ l’uno e un po’ l’altro. È vero che votare è un diritto-dovere, ma ogni voto va conquistato e meritato. Se le urne rimangono deserte, la classe politica deve farsi qualche domanda. In Italia, soprattutto, ma anche in Europa.

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