Elezioni europee: quanto dura realmente il processo di rinnovo?

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Come tutti sappiamo, considerata la grande risonanza mediatica che hanno ricevuto quest’anno, il 26 maggio scorso si sono tenute le elezioni per il Parlamento Europeo. La trepidazione per i risultati di questa specifica corsa alle urne si è dovuta a varie motivazioni, che spaziano dalla politica alla mera curiosità. La curiosità di chi passivamente attende di vedere cosa succederà ma non sentendosi completamente cittadino europeo si limita a volerne conoscere le ripercussioni all’interno del proprio Paese, il totale disinteresse dei disillusi e di chi cittadino europeo non si è mai sentito checché ne dica l’art. 9 del TUE e la politica, quella politica su cui già troppi articoli sono stati scritti e troppe parole pronunciate con cognizione di causa o meno. Tuttavia, eravamo tutti in attesa di sapere come questa politica avrebbe influenzato le elezioni europee e, viceversa, come le elezioni europee avrebbero influenzato la politica nazionale.

Siamo rimasti tutti col fiato sospeso per mesi nell’attesa di scoprire chi avrebbe vinto: i sovranisti o i sovranazionalisti? E cosa sarebbe stato risposto infine a tutte quelle domande per le quali l’immancabile commento era “si deve aspettare e vedere chi vincerà le europee”? Fra l’altro, noi cittadini dell’Unione, lo sappiamo davvero cosa accade dopo le elezioni del Parlamento europeo e cosa queste significhino davvero? Perché anche da parte dei più euroscettici si sentiva l’elettricità dell’attesa nell’aria? Di sicuro parte della causa è merito dell’aspettativa suscitata dai media ma il resto a cosa si è dovuto? È possibile che derivasse dal senso di tensione che la nostra stessa classe dirigente involontariamente esprimeva? E perché mai, poi? Non abbiamo sempre accusato le istituzioni europee, Parlamento incluso, di un “deficit democratico” per la mancanza di rappresentanza degli interessi degli elettori? Quindi perché dovrebbe interessarci chi arriverà a sedersi su quei seggi? Il voto è un diritto che certamente va apprezzato e protetto, eppure non è di questo che vorrei scrivere qui.

In questo articolo vorrei piuttosto riportare l’attenzione dei più al fatto della peculiare congiuntura in cui l’Italia è venuta a trovarsi fino alle ultime elezioni all’interno delle istituzioni europee. Antonio Tajani Presidente dell’Europarlamento, Federica Mogherini nel ruolo di Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Mario Draghi alla presidenza della BCE. Si trattava della circostanza ideale per ricordare agli Stati Membri il peso che potrebbe e dovrebbe avere l’Italia all’interno dell’UE e che avrebbe potuto restituirci una sorta di rispetto a livello internazionale. Una circostanza che certamente non si ripresenterà a seguito del processo di selezione post-elettorale delle nuove personalità di alcune fra le più alte cariche europee. Difatti, è improbabile riuscire ad ottenere una seconda volta di fila, soprattutto alla luce della fama di cui attualmente godiamo, una tale rappresentanza in ambito istituzionale europeo. Perché anche se l’attenzione di tutti si è focalizzata principalmente sulle elezioni parlamentari, in realtà il processo di rinnovo istituzionale che si è attivato subito dopo queste è molto più lungo e non si concluderà prima del 30 novembre.

Il 23-26 maggio, giornate delle elezioni parlamentari in tutta l’Unione, è stato solo il primo passo di una lunga serie che comprende altre 10 tappe per entrare definitivamente nella nona legislatura europea. Infatti, oltre a quelle parlamentari, le altre cariche che andranno ad essere rinnovate sono: presidenza della Commissione, presidenza del Consiglio Europeo, presidenza della BCE, Alto Rappresentante e presidenza del Parlamento Europeo. I primi quattro dovevano essere proposti dal Consiglio Europeo fra il 20 e il 21 giugno, tuttavia questo ha ritenuto opportuno di continuare le discussioni al riguardo durante il vertice previsto per il 30 dello stesso mese, con il Parlamento che voterà la candidatura per il Presidente della Commissione fra il 15 e il 18 luglio. Inizia, così, un periodo di sovrapposizioni di incarichi, candidature e votazioni, dove il confine fra la vecchia e la nuova candidatura, sebbene l’inizio ufficiale di questa sia prevista per il 1° luglio, non è perfettamente nitido per tutte le istituzioni. Difatti, i primi tre giorni dopo il suo insediamento, il Parlamento si riunisce per la prima volta in seduta plenaria al fine di definire la sua propria organizzazione eleggendo un Presidente, 14 Vicepresidenti e 5 questori e decidendo sulle Commissioni parlamentari permanenti. Inoltre, il Parlamento ha il compito, fra il 15 e il 18 luglio, di votare a maggioranza assoluta sulla candidatura del Presidente della Commissione. Questo è il primo caso di sovrapposizione fra le due legislature in quanto, sebbene proposto sulla base del risultato delle elezioni parlamentari, è il Consiglio Europeo della precedente legislatura a proporre il Presidente della Commissione, il quale, qualora approvato, sceglie i suoi 28 commissari, di cui 6 Vicepresidenti, da una rosa di candidati presentati dai rispettivi Stati nazionali e approvati dal Consiglio Europeo. A settembre, fra il 16 e il 19, la plenaria dell’Europarlamento inizia la procedura d’esame dei candidati commissari. A ottobre, invece, si susseguono tre momenti fondamentali del rinnovo istituzionale. In ordine temporale: il 17 e 18 ottobre, il Consiglio Europeo riconosce la nuova compagine delle istituzioni e nomina, d’accordo col Presidente della Commissione, l’Alto Rappresentante. È questo un altro momento di sovrapposizione fra legislature poiché è il Consiglio Europeo uscente a votare l’Alto Rappresentante che dovrebbe rappresentare l’Unione all’esterno e inoltre svolge contemporaneamente il ruolo di Vicepresidente della nuova Commissione. Successivamente, fra il 21 e il 24, il Parlamento da il consenso definitivo ai futuri commissari europei. A fine mese, precisamente il 31, termina il mandato della Commissione Juncker e del Presidente della BCE, il quale viene votato a maggioranza qualificata dal Consiglio Europeo dopo aver sentito i pareri del Consiglio, del Parlamento e del consiglio direttivo della BCE stessa. Infine, il processo di rinnovo delle istituzioni dell’UE si conclude con il termine del mandato del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, il 30 novembre. Il Consiglio Europeo nomina il suo stesso Presidente a maggioranza qualificata.

La lunghezza e il sovrapporsi dei ruoli delle varie istituzioni nel processo di rinnovo dei membri delle istituzioni europee stesse rappresenta perfettamente la complessità strutturale di questa organizzazione che utilizza molto il sistema del check and balances per riuscire a far cooperare i due livelli intergovernativo e sovranazionale. A ciò si somma la diversa durata degli incarichi dei membri delle varie istituzioni: ad esempio, il Presidente del Consiglio Europeo resta in carica per due anni e mezzo circa, rinnovabile una volta, mentre il Presidente della BCE viene eletto per un mandato di otto anni non rinnovabile. Infine, è vero che a partire dal 2 luglio si entrerà a tutti gli effetti nella nona legislatura europea, tuttavia questa data è solo uno dei passi di una timeline molto più ampia e articolata che segna gli appuntamenti che dal 23 maggio 2019 al 30 novembre dello stesso anno porteranno al rinnovo delle istituzioni europee. Noi, in quanto nolenti o volenti cittadini dell’Unione, dovremmo essere a conoscenza di questi passaggi per votare scientemente i nostri rappresentanti e sapere chi ci governa a livello europeo così come siamo interessati a conoscere i meccanismi elettorali sul piano nazionale.

Per concludere, volendo completare l’analisi della difficoltà di questo procedimento, c’è un ultimo punto che merita brevemente di essere ricordato, ovvero che il 31 ottobre 2019 potrebbero vedere la loro conclusione anche i negoziati sulla Brexit. Se fosse questo il caso, tutto l’iter del rinnovo istituzionale potrebbe slittare e i numeri dei membri delle varie istituzioni essere rivisti.

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