Dutch first. Fenomenologia di Thierry Baudet

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Thierry Baudet, camicia bianca ben stirata sotto un raffinato completo grigio antracite, attraversa ad ampie falcate l’aula del parlamento olandese e prende posto sul podio.

Si abbottona la giacca, aggiusta i gemelli sui polsini e prende la parola di fronte a governo e deputati: «Quousque tandem factionem cartellum et officiorum machina patientia nostra abutitur, dum navis pretoria ressurectionis ad proficiscendum parata est.» L’aula rimane esterrefatta.

Al rimaneggiamento di una delle frasi più celebri delle Catilinarie di Cicerone qualcuno accenna una risata, la presidente dell’assemblea invita Baudet a cambiare lingua e rendersi comprensibile.

Dimenticatevi i comizi infarciti d’insulti di Beppe Grillo, i tweet dal linguaggio elementare di Matteo Salvini e gli imbarazzanti errori di grammatica di Luigi di Maio.

Niente di tutto questo appartiene al trentaseienne Thierry Baudet, leader del giovane Forum della Democrazia, partito che da una percentuale risicatissima, pari all’1,78% dei voti, comunque sufficiente in base alla legge elettorale olandese a conquistare due seggi, è riuscito a trionfare alle elezioni provinciali di marzo, aggiudicandosi dieci seggi nel Senato e mettendo fine alla maggioranza del premier Mark Rutte.

Le continue citazioni classicheggianti che infarciscono i discorsi di Baudet hanno radice nella sua solida formazione culturale: due lauree, una in storia e una in legge, un dottorato in giurisprudenza, un periodo di docenza nella stessa materia per alcuni anni e un PhD in humanities hanno arricchito la sua retorica di lirismo, come ha dimostrato anche durante la celebrazione della sua recente vittoria, iniziata con una lunga citazione di Hegel tratta dalla Grundlinien der Philosophie des Rechts. In un video facilmente rintracciabile su YouTube, dove mostra a favore di telecamere la sua casa, si possono notare grandi librerie, anche lungo la tromba delle scale, dove spiccano volumi di filosofia, Platone ed Hegel in primis, ma anche di storia, di sociologia e di politica olandese, tra cui volumi editi anche da parte di avversari politici, come Marked for Death di Geert Wilders, suo competitor principale per il voto che in Italia chiameremmo, non sempre a ragione, come “sovranista”.

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Fig.1: La tendenza dei sondaggi mostra un crollo quasi costante dei seggi delle forze componenti il governo mentre l’FvD di Baudet (marrone) è in costante ascesa da diversi mesi.

Autodefinitosi più volte in diverse interviste come “il più importante intellettuale olandese vivente” Baudet è anche autore di numerosi libri, tra cui Oikofobia, uno scritto dove non solo argomenta a favore di una -presunta- superiorità dell’arte occidentale su quella extra-europea ma si interroga se l’uomo occidentale stesso non abbia iniziato ad avere timore “di casa propria” ossia della propria cultura, incluso il retroterra cristiano, per aderire acriticamente e ad ogni costo al multiculturalismo e al politically correct.

La sua discesa nel campo politico iniziò nel 2016, con la fondazione del think tank Forum voor Democratie che in breve tempo, nell’arco dello stesso anno, si strutturò come un vero e proprio partito a seguito del successo ottenuto durante un referendum relativo all’accordo di libero scambio tra UE e Ucraina, fortemente osteggiato dall’FvD in quanto “nuova cessione di sovranità democratica a Bruxelles”. L’atteggiamento provocatorio ma sicuro di sé di Baudet, animale politico perfettamente a suo agio in ogni situazione, dalle interviste al pubblico comizio, ha toccato il suo apice nel 2017, quando era ancora un oscuro parlamentare della sua piccola formazione politica. Per criticare l’azione di governo sul tema della sicurezza, Baudet si presentò in Parlamento con un giubbotto militare, scarponi e zaino, suscitando grande ilarità da parte dei presenti e del mondo dei social ma riuscendo nell’intento di far parlare di sé al di fuori della cerchia degli appassionati di politica, finendo su tutti i siti d’informazione. A partire da questo episodio il suo consenso non ha fatto altro che crescere (fig.1).

Nonostante la politica olandese sia caratterizzata da una pervasiva presenza della religione nel dibattito pubblico, tanto che esistono alcuni partiti confessionali “di testimonianza”, come il CU e l’SGP chiamati klein Christelijk, i piccoli cristiani, che nello statuto presentano diretti riferimenti alla Parola di Dio e al Vangelo, Baudet si definisce agnostico ma al contempo simpatizzante dei valori e della cultura cristiana. Baudet non ha mai concepito la sua forza come un’espressione minoritaria della destra conservatrice ma come un movimento aperto e dinamico che fosse in grado di rivolgersi a tutto il corpo elettorale, “van links naar rechts, van mainstream tot minder mainstream”, tanto da chi si considera di sinistra quanto coloro che si identificano nella destra. Al contempo Baudet non ha mai nascosto le sue idee reazionarie come una non troppo nascosta misoginia: ha sostenuto infatti che “le donne in generale sono meno eccellenti professionalmente e meno ambiziose” degli uomini, cosa che si riflette nella composizione del partito e dell’elettorato, tanto che Eline Schaart per Politico ha parlato di male dominance. Posizioni fortemente conservatrici, quali la radicale contrarietà all’Unione Europea, tanto da essersi dichiarato a favore di una Dutch exit e di un ritorno agli Stati nazione, si mescolano ad un pervasivo scetticismo circa l’allarmismo sui cambiamenti climatici. La nettezza di pensiero del leader si scontra però con le proposte del suo partito, il Forum della Democrazia, sul cui sito ci si imbatte in un programma variegato anche se a tratti ambiguo: da una parte propone un sistema di direct-democracy con costanti referendum, l’elezione diretta dei sindaci e del Primo Ministro ma allo stesso tempo, curiosamente, ritiene sia necessario avere ministri senza affiliazioni politiche, esperti di singoli settori, che vengano scelti tra indipedenti dal governo. Anche nel rapporto con l’UE non si può non rintracciare una certa confusione; mentre si propone di  ripristinare dei controlli alle frontiere e di emanare un Dutch Values Protection Act si trova scritto che il partito è a favore di una membership europea, un cambio di direzione possibile dopo aver fiutato le problematicità legate al processo della Brexit. Un’ambizioso piano di contrazione della spesa pubblica e di riduzione del prelievo fiscale, che include l’abolizione della tassa di successione, e la privatizzazione della Nederlandse Publieke Omroep, la televisione di stato olandese, poco si accorda con l’aumento degli investimenti nel settore scolastico, tra cui  l’istituzione di una sorta di “borsa di studio di base” per i cittadini olandesi e l’aumento al 2% del PIL delle risorse per la difesa e le forze armate.

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Fig.2: Tra le immagini che più vengono condivise da parte degli attivisti di FvD diverse ritraggono i leader di partito di governo e opposizione come parte di uno stesso schieramento, impegnato a realizzare un programma comune ai danni degli olandesi. In questo caso da sinistra a destra: Alexander Pechtold del D66, Kees van der Staaij del SGP,  il premier Mark Rutte, Lodewijk Asscher, presidente del PvDA, Sybrand Buma, segretario della CDA e infine Jesse Klaver dei Groenlinks. La sottostante scritta Più UE, immigrazione, demansionamento. Più burocrazia, regole, tasse.

Una linea più chiara è tenuta nei confronti di uno dei cavalli di battaglia di Baudet, contro cui si è scagliato più volte e che ritiene essere uno dei grandi mali della politica olandese, la presenza di un partijkartel, un “cartello di partiti” nelle posizioni chiave del governo del paese, un gioco delle parti e di spartizione delle poltrone tra le formazioni che compongono la maggioranza, i liberal-conservatori del VVD, il CDA cristiano-democratico, i liberali centristi del D66, l’Unione Cristiana   e le opposizioni, in particolare il socialdemocratico PvdA e i Groenlinks della sinistra verde. (Fig.2) L’intenzione è quella di accreditarsi di fronte all’elettorato come unica vera forza di alternativa dell’arco politico. In tal senso, paradossalmente, è proprio il premier Mark Rutte che potrebbe rivelarsi  alleato di Baudet data la necessita di allargare la maggioranza al Senato ai Groenlinks. Se Jasse Klaver, leader dei verdi di sinistra, accettasse la proposta lascerebbe il monopolio dell’opposizione a Baudet, il quale non avrebbe problemi a capitalizzare altro consenso su di sé.

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