Come mai i calciatori guadagnano così tanto?

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La Figc è l’organo di organizzazione e controllo delle società e delle associazioni sportive che perseguono il fine di praticare il giuoco del calcio in Italia. Per dare un’idea del suo volume basti pensare che la Federcalcio, in termini di popolazione, rappresenterebbe oggi il secondo più grande “comune” italiano.

In tutte le regioni italiane, tranne la Valle D’Aosta che è l’unica eccezione, il calcio risulta lo sport più praticato. Prima di tutto è una passione: il 53% dei maschi italiani tra i 5 e 13 anni gioca a calcio e nei primi 10 posti tra gli sportivi più amati dai giovani italiani figurano 9 calciatori. Più di un milione di calciatori tesserati, oltre 26mila tecnici e 241 mila dirigenti. 12mila e più società e 83,142 squadre. Nella stagione 2016/2017 si sono disputate 572,438 partite ufficiali, quasi 1600 partite giocate ogni giorno dell’anno. I dati che emergono dall’annuale bilancio integrato della FICG descrivono un paese capace di parlare di calcio, più di quanto si faccia in qualsiasi altro paese europeo.

Il calcio dunque costituisce il principale movimento sportivo italiano; un settore in grado di influire a fondo sul sistema paese anche a livello economico, fiscale e sociale. Il fatturato totale generato dall’intero settore nel 2016/2017 è stato pari a 4.5 miliardi di euro. Il football business rappresenta una delle 10 principali industrie italiane ed è in grado di impiegare a livello diretto oltre 40mila risorse retribuite.

Il calcio rappresenta per distacco il principale sistema sportivo in termini di contribuzione fiscale. Nel 2015 la contribuzione fiscale e previdenziale aggregata del sistema professionistico ha superato gli 1.1 miliardi di euro, dato record registrato nell’ultimo decennio. Negli ultimi 10 anni l’ammontare della contribuzione fiscale e previdenziale del calcio professionistico italiano è stato pari a 10,2 miliardi di euro, mentre i contributi erogati dal Coni alla Figc sono stati pari a 708.9 milioni di euro.

Chi proprio non riesce ad appassionarsi al gioco del calcio, si consoli sapendo che per ogni euro investito dal governo italiano nel calcio, lo stato ha ottenuto un ritorno in termini fiscali e previdenziali pari a 14,4€.

Capitolo Figc: la federazione che non ha fini di lucro, ha chiuso il 2017 con i conti in ordine e con il bilancio in utile per 4,5 milioni di euro. Il fatturato si è attestato a 162,9 milioni di euro nonostante continuino a diminuire i contributi del Coni: passati dagli 81 milioni di nove anni fa agli attuali 33,8 milioni. Di contro il costo della produzione è stata pari a 144.3 milioni di euro, le due voci principali sono rappresentate dal costo del sistema arbitrale che si aggira sui 56 milioni e dal costo sostenuto per le squadre nazionali pari a 30 milioni di euro.

Insomma intorno al mondo del pallone ruotano cifre e numeri importanti, un business che non smette di appassionare e che come visto riesce anche a contribuire in qualche modo al benessere del paese, gioie sportive a parte.  

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