I problemi del sistema scolastico italiano: il passaggio tra cicli di studi

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Avere un sistema scolastico efficiente è una prerogativa fondamentale per ogni Stato. Il dibattito sull’istruzione si accende spesso nel corso delle campagne elettorali, oppure ogniqualvolta accada qualche scandalo o riforma. In questa piccola rubrica, si intende mettere in evidenza alcune problematiche del sistema italiano che non devono essere trascurate, per rinnovarne la consapevolezza che la strada da compiere per migliorarlo è ancora lunga.

Ogni anno sono migliaia gli studenti compiono delle scelte caratterizzanti per la propria vita: decidere quello che sarà il loro futuro percorso formativo, dopo aver completato il ciclo di studi che stavano frequentando. Le opzioni possibili sono numerose e tutte con sbocchi differenti tra loro. Nonostante questo momento sia per loro molto delicato, non esiste un sistema strutturale e collaudato per assistere ogni studente nella propria scelta, come avviene in altri Paesi. La presenza di questo sistema potrebbe essere la soluzione ad alcuni problemi rilevati nel “l’indagine sugli Esiti a distanza dei Diplomati” redatta nel 2018.

In merito alla scelta della scuola superiore di II grado, prima del termine del percorso di studi e ad un anno dal diploma, è stata chiesta la valutazione del corso scelto nell’ipotesi di una nuova iscrizione. In media, nel sondaggio condotto prima del conseguimento del titolo, il 54,5% degli studenti è totalmente soddisfatto del percorso compiuto. Una quota minore cambierebbe la scuola frequentata senza alterare il corso, oppure il percorso scelto ma senza cambiare scuola. Il dato sorprendente è che 1 studente su 4 cambierebbe completamente la scelta compiuta. La situazione ad un anno dal diploma rimane pressoché stabile, sebbene la percentuale dei delusi aumenti al 27,1%. In particolare, si osserva come negli istituti professionali il gradimento del percorso sia minimo e il 41% dei partecipanti al sondaggio intraprenderebbe un corso di studi totalmente diverso. Tale dato è attenuato se si considera che anche nei licei 1 studente su 5 intraprenderebbe una strada diversa.1

Questo fenomeno si osserva anche nel passaggio dalla scuola superiore all’università: circa il 12% dei diplomati non è soddisfatto dalla scelta compiuta. Metà di questi ultimi si erano iscritti ad un corso di laurea, ma al momento della rilevazione non lo erano più. Invece, la restante parte ha cambiato il corso frequentato oppure l’ateneo. Estendendo l’orizzonte temporale a tre anni, i dati non migliorano e la percentuale degli insoddisfatti aumenta: l’8,4% dei diplomati intervistati hanno abbandonato gli studi universitari, mentre circa l’11% ha cambiato la scelta inizialmente intrapresa.2

Tra le possibili spiegazioni del fenomeno rientra la forte influenza del background familiare sulle scelte degli studenti. Una statistica che conferma questa teoria deriva dallo studio dei dati sulla scelta dell’iscrizione all’università, disaggregata per titolo di studio posseduto dalla madre o dal padre: si osserva, infatti, che maggiore è il titolo di studio conseguito da uno dei genitori, maggiore è la propensione all’iscrizione universitaria. Se da una parte l’84% dei diplomati con almeno una figura laureata in famiglia si è iscritto all’università, dall’altra la percentuale degli iscritti cala al 41% se la famiglia non possiede nessun titolo o la sola licenza elementare. Inoltre, alcuni studi dimostrano come all’aumentare della ricchezza familiare, si rilevi un aumento nella percentuale di diplomati iscritti ai corsi universitari, evidenziando come tali scelte siano fortemente dipendenti dal contesto in cui vengono prese.3

Come detto inizialmente, tra le vie percorribili per limitare questo problema sarebbe auspicabile l’introduzione di progetti strutturali di orientamento che permettano di limitare le influenze esterne sulle scelte dei singoli studenti, favorendo la loro autonomia decisionale. Di pari passo è opportuno incrementare le misure economiche per assicurare l’effettività del diritto all’Istruzione a tutti i livelli, soprattutto per quanto riguarda l’istruzione universitaria.

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