I problemi del sistema scolastico italiano: le difficoltà degli istituti professionali

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Avere un sistema scolastico efficiente è una prerogativa fondamentale per ogni Stato. Il dibattito sull’istruzione si accende spesso nel corso delle campagne elettorali, oppure ogniqualvolta accada qualche scandalo o riforma. In questa piccola rubrica, si intende mettere in evidenza alcune problematiche del sistema italiano che non devono essere trascurate, per rinnovarne la consapevolezza che la strada da compiere per migliorarlo è ancora lunga.

Uno degli obiettivi, che la scuola italiana cerca di raggiungere con le ultime riforme, vi è sicuramente quello dello sviluppo di competenze tecniche e vocazionali, immediatamente spendibili nel mercato del lavoro. La direzione intrapresa appare quella buona, ad esempio, con l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro e con il tentativo di potenziare le lauree professionalizzanti e l’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Tuttavia, da numerose statistiche emerge come gli istituti professionali, che dovrebbero essere uno dei principali mezzi per realizzare tale fine, stiano affrontando numerose difficoltà.

In primis, negli istituti professionali emerge che mediamente l’età del diploma è di 20 anni, circa un anno in più rispetto a gli altri istituti tra i quali non si prospettano grandi differenze. Questo dato deve essere poi interpretato con la numerosità degli abbandoni scolastici. Infatti, circa il 9% degli studenti iscritti alle scuole professionali rinuncia agli studi prima del conseguimento del titolo, facendo registrare la più alta percentuale di abbandoni tra tutti gli istituti superiori. Da ciò si deduce come gli allievi di queste scuole fatichino a mantenere il ritmo degli studi. È innegabile che, spesso, questo sia dovuto alla scelta degli studenti di iscriversi a tali percorsi come ripiego a precedenti fallimenti formativi.  Per cui, in assenza di particolari motivazioni, questo può portare ad una minore propensione alla regolarità nello svolgimento dei doveri scolastici. Per risolvere questo problema è necessario potenziare l’immagine di tali istituti e migliorare i percorsi offerti, permettendogli di attirare con maggior forza gli studenti indecisi, evitando che si iscrivano solo dopo aver avuto intoppi nelle loro carriere scolastiche.

In secondo luogo, dalle indagini condotte sui diplomati emerge come il gradimento del percorso impartito sia minimo se paragonato a tutti gli altri istituti: ad un anno dal diploma circa il 28% degli studenti avrebbe scelto di cambiare completamente il percorso compiuto, se avesse potuto. Estendendo l’orizzonte temporale a 3 anni, i dati peggiorano ulteriormente con il 41% dei diplomati totalmente insoddisfatto del corso formativo svolto. La motivazione può essere trovata nella valutazione delle competenze acquisite: solo il 19% circa ritiene che quanto imparato sia essenziale nell’attività lavorativa svolta, mentre una buona percentuale di loro, attorno al 40%, sostiene come quanto imparato non abbia utilità alcuna nell’attività lavorativa svolta. Dalla comparazione dei dati si osserva come questi ultimi siano molto simili sia a quelli degli istituti tecnici che a quelli dei licei, quando ci si aspetterebbero dei risultati migliori.

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Le difficoltà evidenziate si riflettono inevitabilmente sulla capacità degli studenti di essere assunti: se si considerano i tassi di disoccupazione degli studenti frequentanti istituti professionali, si osserva come questi siano uguali o maggiori a quelli degli altri percorsi, nonostante questi siano stati appositamente ideati per una rapida immissione nel mondo del lavoro.

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Appare chiaro come le scuole professionali abbiano standard bassi in numerosi ambiti e le cause sono numerose. Informalmente si possono ricondurre alla necessità di miglioramenti infrastrutturali, soprattutto nel finanziamento dei laboratori necessari, e all’ambiente che spesso si crea nelle classi, con studenti poco motivati che spesso ripiegano da altri corsi. Pertanto, è necessario modificare strutturalmente l’immagine di tali scuole, attraverso il miglioramento dei percorsi e soprattutto delle strutture, per garantire un immediato ingresso nel mondo lavorativo a chi le frequenta e ripristinare l’appetibilità degli istituti stessi.

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