Finanza islamica: interessi zero, grandi aspettative

Jerusalem_Dome_of_the_rock_BW_3

Sospinto da tassi di crescita roboanti, il settore della finanza islamica sta attirando sempre più l’attenzione di investitori, regolatori e studiosi. La sua peculiarità si identifica con l’ottemperanza alla Sharia, la legge islamica. In conformità ai precetti della Sharia, generare profitti dal denaro è proibito e prodotti finanziari basati sul pagamento di interessi sono pertanto considerati “riba” (ossia, usura). Per questo motivo, le società finanziarie islamiche basano i loro affari sulla “condivisione del rischio” tra creditori e debitori.

Alcuni esempi di prodotti finanziari islamici possono illustrare il funzionamento di questo settore della finanza. Al posto dei classici conti correnti o di deposito, le banche islamiche offrono ai loro clienti “conti di condivisione dei profitti e delle perdite”, che richiamano da vicino la classica proprietà azionaria di una società di capitali. Un deposito in una banca islamica, quindi, non è a capitale garantito. Anche i mutui sono sostituiti da schemi di “partnership nella proprietà” (i cosiddetti musharakah), per esempio nella forma di contratti di leasing per l’acquisto (“lease-to-own”). Infine, i titoli obbligazionari che pagano interessi trovano il loro equivalente nei “sukuks”, ovvero prodotti finanziari che vincolano l’emittente ad impiegare i fondi ricevuti per acquistare un asset (un immobile o un particolare bene), mentre all’investitore è corrisposto una quota predeterminata dei ricavi generati dall’asset medesimo.

Per la sua stessa natura, la finanza islamica sembrerebbe propiziare un sistema finanziario più stabile. In primo luogo, la condivisione del rischio, tratto caratterizzante della finanza islamica, creerebbe istituzioni finanziarie più resilienti. In una banca tradizionale, le perdite patrimoniali (ad esempio, prestiti che non vengono restituiti) possono dare origine a squilibri di bilancio rispetto alle passività (depositi dei correntisti a capitale garantito). Quando le condizioni del sistema finanziario peggiorano, tali squilibri possono addirittura trasformarsi in veri e propri rischi di insolvenza. In teoria, una simile situazione non potrebbe verificarsi in una banca islamica, per il semplice motivo che le variazioni dal lato delle attività comportano speculari aggiustamenti dei valori delle passività: profitti e perdite sono condivisi con i correntisti. Oltre a ciò, la proibizione di investire risorse in contropartita di interessi ha il vantaggio collaterale di dirottare i capitali verso l’economia reale. In un sistema islamico, il nesso tra l’intermediazione finanziaria e le attività produttive risulta pertanto rafforzato e la speculazione nei mercati ridotta.

Visti questi benefici, ma anche grazie al crescente ruolo svolto dai paesi islamici nella finanza mondiale, il settore della finanza islamica è fiorente. A livello globale, si prevede che le attività finanziarie islamiche crescano di US$ 3.8 trilioni entro il 2022, ad un tasso medio del 9.5% annuo (partendo dai US$ 2.2 trilioni del 2016). In Europa, dopo i pionieri Regno Unito e Lussemburgo, altri paesi come la Spagna e la Polonia stanno mostrando un crescente interesse per la finanza islamica. Un maggiore sviluppo del settore potrebbe aiutare sensibilmente i mercati europei a ridurre le fragilità tutt’ora presenti nel sistema finanziario occidentale e, a livello mondiale, a promuovere una crescita economica più inclusiva. Da ultimo, la finanza islamica può rivelarsi uno strumento efficace per chiudere i “gap di investimento” nei progetti di infrastrutture pubbliche ad alta intensità di capitale.

Tuttavia, l’equazione finanza islamica uguale stabilità finanziaria non è così lineare. Nel Rapporto di stabilità 2017, l’Islamic Financial Services Board (IFSB) evidenzia una significativa correlazione tra alcune variabili macroeconomiche e una serie di banche islamiche prese a campione in un sondaggio. In base agli stress test condotti dall’IFSB, i rischi di instabilità sarebbero altamente correlati con forti shock occupazionali (quando la disoccupazione aumenta all’improvviso). Ciò segnala che la peculiare esposizione delle banche islamiche ai mercati al dettaglio dei piccoli risparmiatori può causare conseguenze nefaste in caso di contrazioni del mercato del lavoro. Anche i tassi di interesse hanno delle implicazioni per le banche islamiche. Specialmente nei sistemi bancari duali, l’arbitraggio finanziario può infatti minacciare le banche islamiche quando i tassi sono rivisti al rialzo, attirando capitali e depositi nelle banche commerciali tradizionali. Infine, a causa dell’alta esposizione delle banche islamiche ai mercati immobiliari, un’ennesima fonte di suscettibilità è da ricondurre ai prezzi immobiliari.

Tali preoccupazioni sono confermate da un working paper dell’FMI dove viene presentata una un’analisi comparativa dell’impatto che la crisi finanziaria globale ha avuto sulle banche tradizionali e su quelle islamiche. Quest’ultime furono in grado di superare agevolmente l’ondata iniziale della crisi innescata dal collasso del mercato dei mutui subprime. Ciononostante, non appena la crisi si spostò sull’economia reale, le banche islamiche subirono maggiori perdite in confronto agli istituti di credito tradizionali.

Qualsiasi stress test venga condotto, la vera questione legata alla finanza islamica è che la sua resilienza non è mai stata testata in una grande crisi finanziaria occidentale. Una maggiore diffusione di attività finanziarie islamiche in Europa gioverebbe senz’altro i consumatori (musulmani e non) con una più ampia offerta di prodotti finanziari e probabilmente spronerebbe gli investimenti produttivi e in infrastrutture. D’altro canto, un incremento della partecipazione della finanza islamica nei mercati finanziari occidentali potrebbe far emergere nuovi rischi per la stabilità finanziaria. Per esempio, potrebbero aumentare i rischi di contagio del sistema finanziario da shock nel mercato immobiliare o del lavoro. L’interazione tra banche islamiche e tradizionali richiederebbe poi una regolamentazione armonizzata e nuovi meccanismi di vigilanza. Nel complesso, la finanza islamica è un ramo promettente del settore finanziario, al quale le banche nostrane dovrebbero guardare con più interesse. In prospettiva futura, tuttavia, la panacea per i rischi di instabilità finanziaria non è ancora stata trovata.

Editoriale originariamente pubblicato su Politheor

Vota i nostri posts