I problemi del sistema scolastico italiano: la dispersione scolastica

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Avere un sistema scolastico efficiente è una prerogativa fondamentale per ogni Stato. Il dibattito sull’istruzione si accende spesso nel corso delle campagne elettorali, oppure ogniqualvolta accada qualche scandalo o riforma. In questa piccola rubrica, si intende mettere in evidenza alcune problematiche del sistema italiano che non devono essere trascurate, per rinnovarne la consapevolezza che la strada da compiere per migliorarlo è ancora lunga.

La dispersione scolastica rappresenta un problema comune a tutti i sistemi scolastici europei, sebbene in misura differente tra i vari Paesi. Per questo l’Europa si pone come obiettivo la riduzione del fenomeno attraverso il raggiungimento di specifici obiettivi formativi, fissati nella Strategia Europea 2020, a cui l’Italia ha aderito. L’indicatore utilizzato per la quantificazione del fenomeno è quello degli early leaving from education and training (ELET) con cui si prende a riferimento la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni d’età con al più il titolo di scuola secondaria di I grado o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni e non più in formazione.

Nonostante la situazione italiana sia migliorata nel corso degli ultimi anni, il livello dell’indice ELET si attesta attorno all’13,7% (EUROSTAT), ovvero 3 punti percentuale sopra la media dell’Unione a 28 e, soprattutto, 3,7 punti in più rispetto al traguardo prefissato per il 2020. Dalla disaggregazione dei dati su base regionale emerge una situazione eterogenea: le isole e il Meridione presentano percentuali di abbandono superiori rispetto al Settentrione. In generale il fenomeno si osserva con maggior frequenza tra gli studenti di sesso maschile (ISTAT).

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In secondo luogo, lo studio condotto dal Miur intitolato “La dispersione scolastica nell’a.s. 2015/2016 e nel passaggio all’a.s. 2016/2017” permette di affinare lo studio del problema attraverso l’uso dei dati dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti. Questo registro viene prontamente aggiornato dalle Segreterie Didattiche di ogni istituto, consentendo di avere traccia delle entrate e delle uscite di studenti dal sistema. Quindi, esso permette di analizzare la dispersione all’interno di ogni anno scolastico e tra un anno e il successivo. Il vantaggio immediato che se ne ricava è l’accuratezza nelle motivazioni che spingono gli studenti ad abbandonare il proprio percorso di studi, sebbene esso debba essere ulteriormente affinato per comprendere la quota degli studenti che si dedica a progetti IeFP, percorsi formativi di Istruzione e Formazione Professionale, dopo aver abbandonato la scuola.

 

In particolare, l’analisi può essere migliorata suddividendo il problema in tre macro aree: la dispersione nella scuola secondaria di I grado, nella scuola secondaria di II grado e quella relativa al passaggio tra cicli scolastici.

Per quanto riguarda la scuola secondaria di I grado, il fenomeno riguarda solamente lo 0,8% di tutti gli studenti iscritti e ha una distribuzione generalmente uniforme in tutte le regioni, sebbene si distinguano in negativo Sicilia e Sardegna. Gli studenti coinvolti sono principalmente coloro in ritardo con gli studi: l’abbandono riguarda In prevalenza gli studenti con 16 anni o più (41%), i quali rimangono vincolati al sistema sino all’esaurimento dell’obbligo scolastico.

 

Inoltre, la dispersione riguarda anche il passaggio tra il primo e secondo ciclo scolastico. In totale gli studenti che escono dal sistema scolastico sono circa il 6% di quelli iscritti all’ultimo anno. Fortunatamente la maggior parte di loro si dedica ad attività di formazione professionale facendo in modo che il mero abbandono costituisca solamente l’1,6% del totale.

Infine, la dispersione nella scuola secondaria di secondo grado assume proporzioni maggiori e riguarda il 4,3% degli iscritti, principalmente in ritardo con gli studi. Si osserva come il fenomeno riguardi in particolar modo gli studenti del primo anno, tra i quali si osserva con un’incidenza del 7%.

Uno spunto importante è dato dalla disgregazione dei dati per istituto superiore: nei licei l’abbandono in genere è contenuto, cresce negli istituti tecnici e raggiunge il suo apice negli istituti professionali e nei corsi di istruzione e formazione professionale. Da ciò emerge come questi percorsi non riescano a soddisfare e trattenere nel sistema formativo gli studenti che vi si iscrivono e, pertanto, suggerisce che qualche modifica a tali corsi sia auspicabile per ridurre il divario con gli altri istituiti.

Per concludere, una caratteristica comune dell’abbandono scolastico, in qualsiasi livello esso sia stato analizzato, è l’osservarsi del fenomeno soprattutto tra gli studenti stranieri, sia di prima che di seconda generazione. Questo rappresenta un primo campanello d’allarme poiché il sistema scolastico non riesce ad essere inclusivo e ciò comporta un enorme ostacolo verso l’integrazione sociale.3

 

 

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