L’ascesa di Ciudadanos

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Singolare e degna di attenzione è l’evoluzione del partito politico spagnolo Ciudadanos (Cs), salito alla ribalta da alcuni mesi nel resto d’Europa per via dei consistenti successi elettorali in Catalogna e dei sondaggi politici nazionali, che accreditano questa forza come la prima in Spagna, qualora si dovessero tenere a breve delle consultazioni elettorali.

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Queste non avranno luogo immediatamente, in realtà, poiché la formazione di centro-destra europeista (inizialmente, centrista pura), guidata dal giovane avvocato Albert Rivera, ha deciso di sostenere il Governo guidato dai Popolari di Mariano Rajoy. La scelta di Ciudadanos è stata il punto di svolta, almeno nell’ambito della classificazione in seno allo spettro politico, del medesimo: essa è servita, infatti, a chiarificare definitivamente il posizionamento del gruppo su temi fondamentali, quali la difesa dei confini, una gestione dell’immigrazione legale, la lotta contro l’immigrazione irregolare, e la questione catalana. Su tutti questi punti, Rivera ha progressivamente adottato una retorica che ha attirato milioni di elettori delusi dal PP, sia per questioni di <<anzianità>> nella gestione delle amministrazioni e del governo centrale da parte del Partito Popolare, sia per la spinta riformatrice di Cs, che è parsa a molti fondamentale per guidare un cambiamento, specie nelle città e nelle aree metropolitane, ottenendo invece un più scarso successo nelle zone rurali dell’interno, tradizionalmente legate ai popolari. I vari electoral polls dai quali si possono attingere le attuali preferenze del popolo spagnolo testimoniano come Cs riuscirebbe a portare a casa il più grande risultato di sempre, con il 28,5% delle preferenze, scavalcando i Popolari (al 21%) e i socialisti, che si attesterebbero al 20,5%.

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Ripercorrendo la genesi di Ciudadanos, esso si presentava inizialmente come un partito social-democratico e liberal-progressista, evolvendo poi le proprie iniziali posizioni, ed infine definendosi centrista. Tuttavia, l’orientamento fortemente anti-indipendentista in Catologna, nonché le proposte in tema di sicurezza e di difesa, hanno spinto numerosi commentatori e fini analisti politici a catalogarlo come un movimento di centro-destra. Infatti, la maggior parte del consenso di Cs proviene proprio dagli elettori di quest’area politica, e la maggioranza di questi è concorde nell’affibbiare al partito l’etichetta di raggruppamento dell’area liberale conservatrice.

Un’evidenza molto chiara della trasformazione del partito, una svolta più formale che de facto, si può osservare nella modificazione dello statuto del medesimo.

Infatti, il gruppo, che almeno inizialmente si proclamava vicino ai valori della socialdemocrazia, si descrive ora come “liberale progressista” o “liberale”. Per la verità, se esaminiamo esattamente tutto il programma elettorale, Cs ha pochissimo a che vedere con i partiti social-liberali del Nord Europa o con i Democratici Americani. Ha, invece, proposte in comune con l’area più liberista de Les Republicains (rassemblement del centro-destra francese), con il centro-destra olandese e con quell’area che in Italia avrebbe potuto essere occupata dai finiani.

Un sondaggio, condotto anche tra gli stessi simpatizzanti del raggruppamento, conferma queste “teorie”, producendo i seguenti risultati:

Il 47% colloca Ciudadanos a destra (in un altro sondaggio addirittura si arriva al 57.6%), il 34% al centro, e solo il 19% a sinistra (fonte: El País). Diversi ricercatori e politologi confermano queste tesi, attraverso paper e studi mirati: secondo Vicenç Navarro, professore di scienze politiche all’Università Pompeu Fabra di Barcellona, il partito si è autoproclamato di centro semplicemente per evitare di far ricadere su di sé l’atmosfera di sospetto e <<discriminazione>> di cui la destra gode in alcuni ambienti spagnoli.

Date le premesse, ampiamente suffragate e rafforzate dai dati delle indagini demoscopiche, possiamo giungere alla conclusione che il  movimento (come, del resto, in un certo senso anche il suo quasi-omologo francese En Marche) ha adottato una strategia comune a tutti i catch-all party, vale a dire: “né a destra né a sinistra”, per il fine, seppure discutibile, di acquisire i voti degli scontenti dell’ala progressista del Paese (una minima parte degli elettori del partito), giocando la carta della bioetica e dei diritti civili (non osteggiandoli, anzi introducendo nel programma riferimenti chiaramente ispirati ad una filosofia, almeno in questo ambito, social-liberale). Ha, quindi, attraverso l’opposizione decisa alle proteste catalane (ritenute <<sovversive>>), iniziato ed infine completato l’opera di “assorbimento” dell’area patriottica (e, in taluni casi, nazionalista), precedentemente rappresentata dai vecchi popolari (usciti sconfitti dalla partita nella Generalitat della Catalogna), colpevoli di non aver saputo opporsi in maniera vigorosa alle rivendicazioni degli scissionisti.

Orbene, volendo comparare Ciudadanos con altri partiti europei (peraltro, membri dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa ALDE), quello che più si avvicina nel programma agli spagnoli è il partito del centro-destra olandese il quale esprime attualmente il premier dei Paesi Bassi, Mark Rutte: ovvero, il Partito Popolare per la Liberta e la Democrazia. Approfondendo le proposte di quest’ultimo, possiamo trovare molti punti in comune col poc’anzi menzionato Cs: secolarismo e attenzione alla laicità delle istituzioni governative, federalismo europeo (*ricordiamo il motto adottato da Albert Rivera: “La Catalogna è la mia patria, la Spagna è la mia nazione, l’Europa il nostro futuro”), deregulation, netto distinguo fra sostanze stupefacenti leggere e pesanti, regolamentazione della prostituzione ed, infine, una fortissima attenzione ai temi della sicurezza, dell’integrazione e della difesa.

Per concludere, Cs si inserisce nell’alveo del tradizionale mondo liberale conservatore nord-europeo: il suo progressismo su temi di bioetica e diritti civili è, pertanto, perfettamente compatibile con le posizioni maggiormente securitarie sul tema migratorio, nonché con l’orientamento negli ambiti della difesa e della politica estera.

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