E se domani ci svegliassimo con il Bitcoin standard?

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Pochi di noi sono abbastanza anziani da ricordare l’epoca del gold standard e in ogni caso ne ricordano solo gli ultimi anni. Per cui, un ripasso: il gold standard è quel sistema in cui il valore della moneta ha una diretta correlazione con l’oro. Ne esistevano diverse varianti: in origine l’oro era usato direttamente come moneta, poi si è passati a sistemi caratterizzati dalla convertibilità totale o parziale della cartamoneta in oro da parte degli istituti di emissione, senza contare tutte le altre versioni intermedie.

Oggi, nell’era dei cambi flessibili, la rigidità del gold standard e i suoi ben noti difetti sembrano concetti d’altri tempi. Tuttavia, oltre l’Atlantico un ricercatore della Bank of Canada, Warren Weber, ha teorizzato un sistema monetario decisamente stravagante, basato sul Bitcoin. Signore e signori, vi presento il Bitcoin standard.

Nel paper da lui pubblicato per illustrare il modello, Weber immagina un mondo dove tutti gli scambi avvengono tramite Bitcoin o mediante mezzi monetari collegati (convertibili su domanda in Bitcoin), paragonando questo futuro improbabile con il passato certo del gold standard classico, che va dal 1880 al 1914. Con il Bitcoin standard, ci troveremmo in una situazione in cui le banche centrali avrebbero molto meno potere nel campo della politica monetaria, con le mani legate per quanto riguarda la creazione di moneta e la fissazione dei tassi di interesse. La tecnologia blockchain, che consente di registrare la storia delle transazioni del Bitcoin, unita alla sua natura di moneta virtuale, garantirebbe costi di transazione essenzialmente uguali a zero: ciò porterebbe i tassi di cambio tra le monete fiduciarie legate al Bitcoin ad essere tutti uguali ad uno, impedendo alle autorità monetarie di fissare tassi di interesse diversi da quelli degli altri Paesi.

I Bitcoin sono creati tramite il processo di mining ad un tasso predeterminato, impedendo alle banche centrali sotto il Bitcoin standard di agire da “lenders of last resort to itself” stampando quantità discrezionali di moneta. Ciò è dovuto al fatto che la moneta legata alla criptovaluta sarebbe dipendente dell’offerta stessa di Bitcoin. Quindi, sotto il Bitcoin standard non potremmo dire addio alle crisi finanziarie; anzi, le banche centrali avrebbero pure meno mezzi per fronteggiarle.

Oltretutto, afferma Weber, si creerebbe un nuovo tipo di crisi del tutto nuovo rispetto a quelle tipiche del gold standard. All’improvviso, il Bitcoin potrebbe non essere più accettato nel commercio e perdere tutto il suo valore. Lo stesso ricercatore tuttavia sostiene l’improbabilità di questa ipotesi: finché lo Stato accetta un mezzo di scambio per pagare le tasse, afferma, non c’è nessuna ragione per sostenere che possa perdere valore; a meno che (nel caso delle criptovalute) il sistema non venga hackerato.

Sembra molto difficile che gli Stati rinuncino al signoraggio ed agli strumenti di politica monetaria in nome di una maggiore stabilità dei cambi, peraltro garantita da una criptovaluta sulla quale avrebbero pochissimo controllo. Bisogna ricordare, inoltre, i motivi che hanno portato al crollo del gold standard. Da un lato, il focus si spostò dal controllo della bilancia dei pagamenti a vantaggio delle politiche domestiche di controllo della disoccupazione e dell’inflazione, come ricorda lo stesso Weber; dall’altro, le necessità di finanziamento straordinarie dovute allo scoppio della Prima Guerra Mondiale ruppero decisamente l’equilibrio, costringendo gli Stati ad interrompere la convertibilità della moneta in oro. Potrebbe succedere la stessa cosa al nostro ipotetico Bitcoin standard? Sì, ma anche se il sistema dovesse cadere (come Weber del resto afferma), la differenza sostanziale è che la criptovaluta continuerebbe ad essere usata come mezzo di scambio, grazie ai costi di transazione nulli ed al suo possibile uso come “riparo” dalle fluttuazioni dei cambi.

In ogni caso, Weber non sembra molto ottimista sulla strada che dovrebbe prendere il Bitcoin standard: nel suo modello, questo sistema monetario sarebbe destinato a durare molto poco, a causa delle pressioni di maggiore libertà che le banche centrali finirebbero per richiedere, allo scopo di far fronte alle esigenze di politica monetaria. Il suo paper, quindi, sembra più un avvertimento che una proposta (come se davvero fosse necessario mettere in guardia i governi da uno scenario così surreale). Un concetto simile a quello finora esposto, però, potrebbe essere applicato ad un’altra criptovaluta priva dei problemi del Bitcoin, stabilendo una svolta incredibile nella storia economica.

 

Fonti:

https://www.banqueducanada.ca/wp-content/uploads/2015/12/bitcoin-standard-lessons.pdf

https://www.technologyreview.com/s/424091/what-bitcoin-is-and-why-it-matters/

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