Qual è il futuro per l’alternanza scuola-lavoro? L’esperienza tedesca deve indicare la strada

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Con l’approvazione della legge sulla “Buona Scuola”, a partire dal 2015 è stata progressivamente introdotta l’alternanza scuola-lavoro in tutti i percorsi di studio degli istituti secondari superiori. Dopo due anni di avviamento è ora pienamente operativa ed è possibile trarre le prime conclusioni in merito.

Innanzitutto, essa non costituisce una novità totale poiché fu introdotta nel 2003 per gli istituti tecnici e professionali, ma con la riforma è stata maggiormente regolamentata e estesa soprattutto ai licei. Il monte ore si adatta alle esigenze formative degli studenti: 400 per gli istituti tecnici e professionali, in modo da permettere l’applicazione della teoria studiata, e 200 ore per i licei, visto il carattere più generale degli studi. Nonostante questa differenziazione essa rimane però lontana dall’ottenere risultati simili a quelli dei migliori programmi europei. Tra tutti spicca il modello duale tedesco: alla conclusione del ciclo di istruzione obbligatorio (che termina all’età di 16 anni) permette agli studenti di scegliere se proseguire i propri studi verso l’Università oppure se immettersi direttamente nel mondo del lavoro attraverso un meccanismo di alternanza: gli studenti seguono delle lezioni funzionali alle attività lavorative scelte e hanno immediatamente la possibilità di applicare le nozioni apprese presso le imprese associate al sistema scolastico. Al termine del ciclo di istruzione, il sistema tedesco immette nel mercato del lavoro dei giovani mediamente qualificati nel settore lavorativo scelto e con la capacità di applicare flessibilmente le nozioni apprese. Analizzando i dati relativi all’occupazione giovanile in Germania e Italia si osserva come nella fascia di età 15-24 l’occupazione tedesca risulti superiore a quella italiana di 20 punti percentuale, anche se il metodo tedesco considera gli studenti del modello duale già occupati. I dati Eurostat confermano però come tali differenze siano marcate anche per fasce di età superiori, a testimonianza della validità del modello tedesco. Inoltre l’occupazione giovanile in Germania è rimasta su alti livelli anche durante il periodo della crisi, a differenza dell’Italia dove la disoccupazione è cresciuta esponenzialmente, a dimostrazione della mancanza di un forte legame istituzionale tra formazione teorica e mercato del lavoro.

L’alternanza scuola-lavoro è dunque fondamentale per tutti gli studenti che mirano ad applicare immediatamente le conoscenze apprese negli istituti tecnici e professionali. In aggiunta, la creazione di solide relazioni tra la scuola e il mercato del lavoro potrebbe portare alla riduzione della sovraqualificazione del lavoro nelle fasce giovanili, fornendo una valida alternativa alla laurea come titolo per immettersi nel mondo delle imprese.

Ispirandosi all’esperienza tedesca, se per gli istituti tecnico-professionali l’alternanza scuola-lavoro appare fondamentale, altrettanto non si può affermare per i licei dove i programmi sono estremamente teorici e di difficile attuazione pratica. Inoltre, le ore da dedicare all’alternanza si vanno a cumulare a quelle curricolari, appesantendo il piano di studi senza ottenere una reale crescita dello studente funzionale al percorso formativo scelto. Accade dunque che gli studenti scelgano di spendere le ore in attività generiche e poco professionalizzanti, oltre che poco legate ai loro piani di studi. Una delle possibili soluzioni sarebbe quella di abolire l’obbligatorietà nei licei per favorire un minor numero di attività ma fortemente educative alle quali si potrebbe accedere attraverso una selezione che ricalchi i meccanismi selettivi del mercato del lavoro. Infatti, l’alternanza non insegna agli studenti come approcciarsi verso il mondo delle imprese, ma li catapulta direttamente al suo interno: tutto questo si traduce in una incapacità di sapere scrivere un curriculum vitae formalmente adatto, a far valere i propri interessi e le proprie esperienze presso i datori di lavoro e presso un mercato fortemente competitivo, dove i giovani trovano ancora poco spazio.

Dal confronto con il modello tedesco, testimonianza di un progetto ancora utopico per la realtà italiana, emerge come l’idea di fondo della riforma debba essere difesa, dal momento che questa migliora il livello dell’Istruzione italiana nonostante vari correttivi debbano ancora essere applicati: per gli istituti tecnici e professionali è necessario integrare maggiormente le attività con i programmi in modo da avvicinarsi al modello tedesco; per i licei si dovrebbe abolire l’obbligatorietà e formulare dei percorsi che permettano agli studenti di relazionarsi attivamente con il mercato del lavoro in modo da acquisire delle competenze valide per il futuro.

Bibliografia

Non è un paese per laureati. La sovraqualificazione occupazionale dei lavoratori italiani, Lara Maestripieri e Costanzo Ranci, Convegno nazionale AIS-ELO

La Germania può essere un termine di paragone per l’Italia? Istruzione e formazione in un’economia di mercato coordinata, Gabriele Ballarino e Daniele Checchi Università di Milano

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