Brexit: la partita entra nel vivo. Intervista ad Alberto Simoni

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Alberto Simoni, caporedattore della sezione Esteri presso La Stampa. Abbiamo discusso con lui i recenti sviluppi delle trattative tra l’Unione Europea ed il Regno Unito.

La trattativa sugli accordi post Brexit appare via via più complicata. Questo a cosa è dovuto? L’uscita di un Paese dall’Unione dopotutto è una novità, quanto può avere influito?

Anzitutto occorre tenere presente la totale novità rappresentata dall’articolo 50, invocato per la prima volta: gli attori in gioco si sono trovati su un territorio inesplorato, dovendo anzitutto decidere in che modo portare avanti i negoziati. Sono poi intervenuti dei fattori politici: da una parte un’Unione Europea che si è sentita “tradita” e che ha quindi fatto pesare la maggiore capacità di interpretare le regole ed i trattati a proprio vantaggio, dall’altra un Regno Unito che non era pronto ad affrontare una simile fermezza, oltre a non possedere una vera e propria strategia per l’ottenimento della separazione definitiva. A complicare ulteriormente la situazione sono intervenute anche le elezioni chieste da Theresa May, che hanno prodotto un Parlamento frammentato, in cui la maggioranza regge grazie al supporto del partito unionista nordirlandese e che subisce le divisioni interne al partito conservatore. Possiamo quindi dire che le trattative siano state rese complesse sia da questioni tecniche che da problematiche politiche.

Diversi politici britannici di primo piano stanno chiedendo una seconda consultazione sull’uscita del Regno Unito. Si tratta di una possibilità concreta? Che conseguenze potrebbe avere?

Certamente ci sono diversi esponenti politici, sia del partito laburista sia di quello conservatore che sperano in una seconda consultazione, probabilmente perché convinti di un esito a loro più gradito. Tuttavia se è vero che la voglia di Europa sembra essere aumentata, è anche vero che il margine tra leavers e remainers rimane minimo secondo gli ultimi sondaggi, quindi il risultato potrebbe non essere così diverso dal precedente. Basandosi poi sulle ultime dichiarazioni ufficiali di Theresa May sulla questione, possiamo dire che si tratta di un’opzione non percorribile, la battaglia sarà piuttosto sul come regolare i nuovi rapporti tra UE e UK.

Parlando delle modalità dell’accordo, ultimamente si parla di un “modello Canada” per quanto riguarda i rapporti tra il Regno Unito e l’UE. Questo cosa comporterebbe?

Ad oggi Westminster probabilmente rifiuterebbe questa opzione, poiché la richiesta britannica è di un accordo pensato “su misura” per il Regno Unito. Tuttavia l’accordo dell’Europa con il Canada è certamente molto vantaggioso per entrambe le parti in causa, dunque potrebbe essere preso come punto di partenza. Partire dal CETA e apportarvi delle modifiche ove necessario potrebbe diventare una strada percorribile.

Si è spesso discusso di un’Europa a due velocità. Potrebbe essere una soluzione valida alle tensioni all’interno dell’Europa?

Un’Europa a più velocità è in realtà già un dato di fatto, nell’UE esistono già gruppi di Paesi che perseguono agende comuni, basti pensare al famoso asse Franco-Tedesco o al gruppo di Visegrad. Recentemente è emersa inoltre una forte contrarietà di alcuni stati membri, Olanda in testa, alle proposte di ulteriore integrazione voluta dal presidente francese Macron. Possiamo dire l’Europa a più velocità sia un progetto già avviato, ma in modo tale da presentare il rischio di ulteriori tensioni. Quando vengono presentate delle alternative infatti si tratta solitamente di agende contrapposte a quella Franco-Tedesca. Credo che la Brexit e la precedente trattativa con Cameron siano state delle opportunità per riformare in profondità l’UE, che si è dimostrata incapace di affrontare le grandi sfide che si sono presentate, come la crisi economica e quella migratoria. L’Unione Europea non ha però voluto riflettere sulle sue criticità, non c’è stata la volontà di mettersi in discussione. Il rischio è che alla fine dei negoziati si abbiano un Regno Unito indebolito ed un’Unione Europea apparentemente trionfante, ma che avrà perso un’occasione unica per riformarsi.

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