L’astensionismo “forzato” dei fuori sede

fuori sede

Il prossimo 4 marzo, gli elettori italiani sono chiamati al voto per eleggere i nuovi deputati e senatori della Camera e del Senato. Quest’anno il legislatore ha introdotto numerose novità che hanno modificato il sistema elettorale. Il Parlamento ha infatti approvato, con la legge del 3 novembre 2017, n. 165, le “Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”. In attuazione dell’articolo 3, poi, il Governo ha deciso su delega del Parlamento, la nuova determinazione dei collegi elettorali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, con il decreto legislativo del 12 dicembre 2017, n. 189. Nello stesso giorno, si vota per le Regionali in Lazio e Lombardia.

Le urne, come già successo nelle precedenti tornate elettorali, non mancheranno di rimarcare un fenomeno sempre più radicato in Italia: l’astensionismo.

Se da un lato, saranno molti gli aventi diritto di voto, che per loro spontanea volontà decideranno di non recarsi alle urne, similmente saranno molti gli Italiani a cui sarà di fatto negato farlo. Si tratta delle migliaia di studenti universitari domiciliati fuori sede, che trovandosi lontani dalla propria città di residenza non potranno esercitare il loro diritto di voto. Non esiste infatti una norma che permetta a chi per motivi di studio, non si trovi nella propria città di residenza, di poter ugualmente votare. Lo stesso diritto è invece garantito a chi dimori fuori dai confini nazionali. Un assurdo per un paese civile e democratico come dovrebbe essere quello Italiano. Una violazione questa che perdura ormai da moltissimo tempo. Infatti, nonostante i diversi partiti politici usino spesso i giovani (nella loro condizione di studenti universitari), come protagonisti delle loro più disparate promesse elettorali, di fatto mai nessuno si è prodigato per garantire agli stessi il diritto sancito dalla Costituzione.

Ad oggi, chi vive fuori sede, per ritornare nella città di residenza e poter quindi votare, può usufruire di agevolazioni economiche per coprire in minima parte le spese di viaggio. Secondo gli ultimi dati pubblicamente disponibili, dal 2004 al 2009 sono stati spesi circa 30 milioni di soldi pubblici per i rimborsi alle agevolazioni ferroviarie o marittime. Indubbiamente molti di più rispetto a quelli che servirebbero concedendo la possibilità di votare nella città in cui realmente si è impegnati con i propri studi. Per esempio la stima del governo nel 2011 sul voto dei cittadini temporaneamente all’estero fu pari a 700mila euro. Il risparmio è eclatante, in più si garantirebbe finalmente a tutti l’esercizio del diritto di voto, dato che solo una sparuta minoranza può realmente permettersi di ritornare a “casa” per votare. Per rendere l’idea, basti pensare a tutte le spese economiche che deve accollarsi uno studente, e all’impiego di tempo necessario, per muoversi da nord a sud.

L’entrata in vigore della sopracitata nuova legge elettorale è stata preceduta, da una fase detta emendamentaria, in cui era possibile presentare modifiche alla legge in discussione. Tra gli emendamenti proposti figurava anche quello di Andrea Mazziotti, Presidente della Commissione Affari Costituzionali. Il deputato ha presentato un’istanza di modifica al testo finale della legge elettorale, ponendo l’accento sul problema del voto fuori sede. Nel dettaglio la proposta intendeva aggiungere un ottavo comma all’articolo 3 prevedendo:

ARTICOLO 3

Aggiungere, in fine, i seguenti commi:

  1. Al fine di garantire l’effettivo esercizio del diritto di voto e la più alta partecipazione alla vita democratica del Paese, il Governo, su proposta del Ministro dell’interno, è delegato ad adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante disposizioni per consentire l’esercizio del diritto di voto in luoghi diversi da quello di residenza, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

 a) prevedere, per i cittadini che per motivi di studio, salute o lavoro si trovino in un comune non appartenente alla propria regione di residenza, la facoltà di esercitare su richiesta il diritto di voto in una sezione elettorale diversa da quella nella quale si è iscritti nel proprio comune di residenza con una procedura capace di assicurare la segretezza del voto;

Ennesima occasione andata persa, dato che alla proposta di emendamento non si è dato seguito. Chissà quanto ci vorrà prima che migliaia di studenti possano finalmente veder garantito il proprio diritto, e di conseguenza poter correggere in parte un dato, quello dell’astensionismo che è all’origine e conseguenza di molte delle disfunzioni della democrazia nel nostro paese.

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