L’impatto della finanza tradizionale nel mondo del Bitcoin

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Da pochi mesi a questa parte, la finanza tradizionale, ha fatto il suo ingresso in maniera imperante nel mercato delle criptovalute, attraverso il lancio di contratti futures sul Bitcoin, altresì chiamati CFD (Contracts for Differences).

Tale ingresso nel mercato delle valute digitali, ha visto come player principale gli investitori istituzionali, forti di maggiori disponibilità finanziarie da investire dato l’elevato capitale nozionale minimo richiesto.

I CFD rappresentano contratti speculativi tra due o più controparti che consentono di trarre profitti o perdite dalle variazioni nominali di prezzo dei sottostanti, nello specifico le criptovalute quali Bitcoin ed Ethereum, consentendo di usare la leva finanziaria.

L’acquisto di un CFD non implica il possesso del bene sottostante, ma l’ottenimento del diritto di ricevere alla scadenza del contratto la differenza tra il valore corrente dell’asset sottostante, e il suo valore futuro. La speculazione, attraverso tali contratti, può avvenire sia al rialzo (long) che a ribasso (short) e il profitto o la perdita, sono calcolati come la differenza tra il prezzo di acquisto dell’asset sottostante che tale contratto ha per oggetto e il suo valore a scadenza. Ad esempio, se un investitore avesse acquistato 3 mesi fa un contratto long che avesse per oggetto il Bitcoin, si sarebbe trovato a scadenza a dover saldare una perdita proporzionale alla differenza di prezzo del BTC tra la data di acquisto e la scadenza del contratto medesimo.

Inoltre, tali contratti consentono l’utilizzo aggressivo della leva finanziaria tale da raggiungere un rapporto di 50 a 1. Tale affermazione, consente all’investitore di impiegare più capitale rispetto a quanto effettivamente ne dispone. Ad esempio, un investitore che apre una posizione di 500$ long, con una leva finanziaria di 5:1 è come se investisse 2500$, si esporrebbe più sensibilmente a variazioni a rialzo e a ribasso del prezzo del sottostante.

I punti di forza di Bitcoin

BTC è un bene scarso trasferibile e non duplicabile, pertanto l’equivalente digitale dell’oro.

Come l’oro, rappresenta un bene rifugio non confiscabile e non governabile.

Nonostante BTC venga universalmente riconosciuto come moneta, rappresenta tuttavia un asset digitale, assimilabile ad una commodities in quanto l’offerta globale, limitata a 21 milioni (di cui attualmente ne sono stati estratti appena 16.8), non è adeguabile alla domanda.

Un altro elemento che contribuisce alla scarsità del Bitcoin è lo smarrimento delle chiavi crittografiche private, di cui, secondo uno studio condotto da Chainanalysis, si stima ne siano andate perse un numero compreso tra il 17% e il 23% dell’ammontare complessivo di Bitcoin in circolazione.

 
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Quotazione (linea verde) e capitalizzazione di mercato (linea blu) del Bitcoin a 3 mesi

 

Quali sono le implicazioni dell’utilizzo dei futures?

Il pericolo reale è che l’utilizzo dei futures, renda il mercato facilmente manipolabile e che tale speculazione possa prendere il sopravvento sulle leggi di domanda e offerta tradizionali.

Nello specifico, l’impiego di contratti futures con scadenza breve e della leva finanziaria, hanno contribuito a ridurre l’orizzonte temporale dell’investitore, ossia i tempi di acquisto e vendita del sottostante.

L’utilizzo di tali strumenti, unitamente alla continuità degli scambi e alla forte volatilità, ha contribuito alla crescita di investimenti intragiornalieri (overnight) rispetto a quelli di lunga durata (buy and hold).

 

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L’esempio di un future quotato sul CME con data di regolamento 23 febbraio e nozionale di 5 Bitcoin.

Criptovalute con o senza contratti derivati?

Nel corso degli ultimi decenni, si è assistito ad un processo di finanziarizzazione dell’economia, dalle materie prime, alle valute, ai mercati azionari e obbligazionari. Molti di tali contratti hanno avuto una ricaduta positiva sui consumatori e su molte imprese, che, per finalità di copertura, ne hanno tratto beneficio di fronte ad un mercato incerto, quale ad esempio quello delle commodities (settore energetico, siderurgico, chimico, ecc.).

Tuttavia, la deregolamentazione che va di pari passo all’impiego dei derivati per finalità meramente speculative, può generare impatti molto negativi nell’economia reale.

Inoltre, l’arrivo dei derivati contribuisce a depauperare il mondo delle crypto e della blockchain dal concetto di decentralizzazione, ossia l’assenza di emittente e di un intermediario fisico che garantisca la fattibilità e autorizzi lo scambio.

Morgan Stanley e Goldman Sachs, sono i due principali emittenti di futures sul Bitcoin, negoziati a diverse scadenze (settimanali o trimestrali) e quotati sul CBOE (Chicago Board Exchange Option e sul CME (Chicago Mercantile Exchange). Entro i primi sei mesi del 2018 anche Nasdaq e Tokyo Financial Exchange si attende lancino i loro contratti derivati sul Bitcoin.

Quelli con scadenza trimestrale (durata più lunga dalla prima emissione avvenuta lo scorso novembre) sono stati liquidati settimana scorsa da Goldman Sachs e Morgan Stanley. Proprio questi ultimi, nonostante le indiscrezioni negative riportate dai media sul Bitcoin sul governo cinese e sudcoreano, hanno rappresentato un assist per gli investitori istituzionali per assumere posizioni ribassiste sul Bitcoin, che nelle ultime settimane aveva raggiunto il suo massimo storico attestandosi intorno ai 20000 dollari e riacquistarlo a prezzi più bassi.

Attualmente, si stima che ogni giorno i volumi di scambio dei futures sul Bitcoin si aggirino tra i 50 e i 60 milioni di dollari. Tuttavia, il CEO di Coinbase – la principale piattaforma di acquisto di criptovalute – Brian Armstrong, ipotizza come il volume di scambio intragiornaliero in derivati su queste piattaforme potrebbe presto raggiungere in media i 10 miliardi di dollari, pari quello attuale di scambio di BTC delle ultime settimane.

Quale il futuro di Bitcoin?

Allo stato attuale è difficile fare previsioni, tuttavia l’incertezza del mercato in questa prima fase si scontra con buone previsioni di crescita nel lungo periodo.

Difatti, è presumibile che i volumi di scambio continuino a crescere costantemente, favoriti dall’ingresso di nuovi investitori istituzionali, che contribuiscano a far crescere la fiducia e la consapevolezza nel mercato del Bitcoin, quale oro digitale, imprescindibile e universalmente riconosciuto.

In secondo luogo, è facile attendersi che la forte volatilità a cui abbiamo assistito nel corso del 2017, venga smorzata proprio grazie all’ingresso di player istituzionali, rafforzando il concetto di riserva di valore del Bitcoin rispetto a molte altcoin.

 

Fonti:

Cboe.com

Investing.com

Coinmarketcap.com

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