Ritrovare l’alleanza italo-tedesca

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In occasione dei duecento anni dalla pubblicazione del Viaggio in Italia di Goethe, molto si è scritto e detto sull’importanza delle relazioni italo-tedesche e sulla necessità di rilanciarle dopo anni di «estraniazione strisciante». Non è bastato naturalmente un anniversario per rinnovare un dialogo politico tra Germania e Italia che è stato e continua ad essere difficile. Il tema è stato affrontato dal Presidente di Villa Vigoni Michele Valensise che ha sottolineato come in Germania ci sia un’aspettativa di ruolo e di protagonismo italiano in Europa (La Stampa, 31.7.17) e da Piero Fassino che ha evidenziato l’importanza delle recenti collaborazioni tra i Presidenti della Repubblica italiani e tedeschi (La stampa, 11.8.17). Diversamente, per Enrico Letta il rapporto privilegiato tra Roma e Berlino può considerarsi finito, in Germania non c’è più interesse ad investire in una relazione politica con l’Italia (Corriere della Sera, 17.8.17).

Lo stato di perdurante crisi dell’Unione Europea negli ultimi anni ha fatto riemergere antichi stereotipi e aperto a nuove forme di populismo e nazionalismo che hanno rimesso in discussione il progetto europeo, dall’unione monetaria alla libera circolazione. Sebbene la crisi delle relazioni italo-tedesche risalga già ai tempi dei governi Berlusconi, i rapporti tra Roma e Berlino hanno risentito dei recenti sviluppi politici in Europa. Non si può non osservare, tuttavia, che tra Italia e Germania esistano numerosi scambi culturali per non parlare di un florido interscambio commerciale che è la dimostrazione della complementarità dell’economia italiana e tedesca. Non mancano proficue collaborazioni politiche: si pensi alle diverse iniziative tra i ministeri dell’Interno o, ad esempio, al progetto di riforma delle istituzioni dell’UE proposto al Parlamento europeo da Mercedes Bresso ed Elmar Brok.

Non si possono altresì nascondere incomprensioni e difficoltà tra Berlino e Roma, in particolare per quanto riguarda la politica economica in Europa e le politiche migratorie. Del resto, l’Unione Europea delle origini e dei sei paesi fondatori, in cui l’Italia e la Germania avevano interessi politici molto convergenti, non esiste più. L’Unione Europea è diventata un’organismo molto complesso, composto, in attesa dell’Uscita del Regno Unito, da 28 paesi. Gli Stati membri devono comprendere la necessità di unire interessi nazionali ed europei nell’ambito di una continua mediazione a livello sovranazionale. Fantomatiche alleanze Euromediterranee sono fallaci (oltreché, spesso, fantasiose) tanto quanto quelle nord e mitteleuropee.

Solo una stretta cooperazione con la Germania può aiutare a risolvere le complesse crisi che attanagliano l’Europa. Questo vale molto di più per un Paese come l’Italia che negli ultimi anni ha perso gran parte della sua influenza e del suo peso a livello internazionale. Nel 2015 Joschka Fischer ha sottolineato come nelle relazioni franco-tedesche, l’Italia ha sempre svolto un ruolo (essenziale) di equilibrio e di mediazione (il Mulino 2/15). Un ruolo che l’Italia ha smarrito ma che torna di grande attualità se si osservano gli sviluppi della politica tedesca e le relative implicazioni internazionali.

In occasione delle imminenti elezioni tedesche, nei programmi dei partiti politici dell’Unione (CDU/CSU) e della SPD si sottolinea con grande enfasi l’importanza dell’asse franco-tedesco per il rafforzamento dell’Unione Europea. Di per sé si tratta di un’ulteriore conferma del peso politico perso dal nostro Paese. Se dunque la cooperazione tra Parigi e Berlino tornerà ad essere meno episodica di quanto non sia stata sia nel periodo del ‘Merkozy’ sia nella parentesi con Hollande, per l’Italia si aprono nuovi spazi fino a poco tempo fa impensati.

In una fase in cui la Germania è tornata un vero e proprio impero di mezzo in Europa, per l’Italia la collaborazione con Berlino è indispensabile ed inevitabile al fine di contribuire a rendere più trasparenti e democratiche le istituzioni europee. Una recente dimostrazione di tale possibilità è stato il progetto del Manifesto di Roma promosso da Villa Vigoni e che propone una radicale riforma dell’Unione Europea. Nato dalle azioni di cooperazione italo-tedesche è stato presentato alla residenza dell’Ambasciatore tedesco a Roma in occasione dei festeggiamenti del 60 anni dei Trattati di Roma.

Gian Enrico Rusconi descrisse le relazioni tra Italia e Germania con l’espressione di «estraniazione strisciante». Più di recente Angelo Bolaffi l’ha sintetizzate con «la fine di un’alleanza». Entrambi avevano ragione perché fotografavano due differenti fasi. Ma le relazioni bilaterali, in un contesto europeo sempre più articolato, non sono mai statiche bensì dinamiche. Durante la crisi economica le relazioni bilaterali tra Germania e Italia hanno raggiunto il punto più basso, ora è il tempo di ricostruire una ritrovata alleanza. Un compito che spetta anche e soprattutto a una nuova generazione di politici, attori sociali, giornalisti e accademici.

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