La corsa all’oro degli asteroidi

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Il 22 settembre 2017 la sonda OSIRIS-REx si è avvicinata alla Terra salutandola per l’ultima volta prima di dirigersi verso la sua destinazione finale, l’asteroide Bennu. La navicella NASA è partita poco più di un anno fa e come si legge sul sito ufficiale della missione, “cerca risposte alla domande che sono centrali per l’esperienza umana: da dove veniamo? Qual è il nostro destino?”

Ma come è possibile che una missione spaziale riesca a rispondere a quesiti così vasti e profondi? Gli asteroidi sono dei piccoli corpi celesti, resti della formazione del Sistema Solare; analizzare la loro superficie, i materiali di cui sono costituiti permetterebbe agli scienziati di far luce sui primi momenti del nostro sistema planetario. L’obiettivo di OSIRIS-Rex è infatti quello di prelevare un campione dell’asteroide Bennu tramite un avanzato sistema ingegneristico e riportarlo sulla Terra nel 2023. Dalle analisi del campione prelevato ci si aspetta di trovare ghiaccio d’acqua e amminoacidi; in questo modo gli scienziati riuscirebbero a rispondere alla prima grande domanda “Da dove veniamo?” poiché la materia organica di cui l’asteroide è costituito, si pensa sia la stessa che circa 4 miliardi di anni fa, collidendo con la Terra, ha dato l’avvio alla vita sul nostro pianeta. Inoltre, conoscere la sua composizione chimica e fisica è fondamentale per un’eventuale impact mitigation mission; infatti Bennu è potenzialmente pericoloso per il nostro futuro, si prevede una collisione con il nostro pianeta alla fine del prossimo secolo.  

Se gli scienziati sono mossi dal desiderio di rispondere a delle grandi domande e di allargare la nostra conoscenza sull’Universo e noi stessi, le aziende private non sembrano pensarla allo stesso modo. Il 19 settembre è stato pubblicato il paper In-Space Utilization of Asteroids: “Answers to Questions from the Asteroid Miners” risultato del convegno Asteroid Science Intersections with InSpace Mine Engineering. In questa occasione scienziati afferenti ad università di tutto il mondo hanno risposto alle domande preparate da tre aziende pioniere della nascente industria mineraria spaziale: Planetary Resources, Deep Space Industries e TransAstra. Per queste aziende, gli asteroidi sono dei tesori di risorse, ricchi di acqua, metalli preziosi del gruppo del platino e minerali. Il primo obiettivo è quello di poter sfruttare queste risorse in loco e quindi di concentrarsi sull’acqua e i minerali, fondamentali per la produzione di combustibile. In questo modo si riuscirebbero a contrastare i crescenti costi che, secondo Planetary Resources, assumeranno nei prossimi decenni un andamento simile a quello del carburante per l’industria aeronautica dal 1900 al 1970.

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In un secondo momento, altre risorse che gli asteroidi offrono, come i metalli preziosi del gruppo del platino, potrebbero essere portate sulla Terra ed utilizzate per dispositivi elettronici.  

Le tre leader della nascente industria vedono quindi gli asteroidi come delle fonti di risorse che ci appartengono; essi rappresentano l’opportunità affinché la nostra crescita non si interrompa una volta esaurite le risorse sul nostro Pianeta. A giustificare ciò, The U.S. Commercial Space Launch Competitiveness Act, firmata dall’allora Presidente degli U.S.A. Barack Obama nel 2015, riconosce il diritto dei cittadini statunitensi a possedere le risorse degli asteroidi di cui incoraggia l’esplorazione commerciale e l’utilizzo. La legge è stata varata nonostante gli Stati Uniti, insieme ad altri 107 paesi, aderiscano dal 1967 all’Outer Space Treaty. Sin da quando si è aperta la questione dello sfruttamento degli asteroidi, questo trattato è stato considerato vago e diversamente interpretabile, ma le parole del suo secondo articolo non sembrano lasciare molti dubbi: ”Lo spazio extra-atmosferico, compresi la Luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, né sotto pretesa di sovranità, né per utilizzazione od occupazione, né per qualsiasi altro mezzo possibile.”

Fare chiarezza a livello internazionale sull’aspetto legale della nascente industria mineraria è necessario; l’Outer Space Treaty risale ad 80 anni fa, quando parlare di sfruttamento di asteroidi era fantascienza. Inoltre, portare il tema all’attenzione dell’opinione pubblica permetterebbe di far riflettere su dove ci stiamo dirigendo. La scienza è sapere disinteressato e curiosità verso l’ignoto oppure è strumento al servizio della nostra sete di accrescimento e benessere? L’oro degli asteroidi è l’informazione di cui sono depositari o le loro risorse? Questa corsa spaziale è l’occasione per chiedercelo.

Fonti:

Figure 1 http://www.planetaryresources.com/

http://www.media.inaf.it/

https://www.scientificamerican.com/article/floating-treasure-space-law-needs-to-catch-up-withasteroid-mining/ http://www.nature.com/news/osiris-rex-spacecraft-blazes-trail-for-asteroid-miners-1.20486 https://www.nasa.gov/osiris-rex https://www.asteroidmission.org/ https://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1612/1612.00709.pdf  http://www.planetaryresources.com/ https://www.gpo.gov/fdsys/pkg/BILLS-114hr2262enr/pdf/BILLS-114hr2262enr.pdf

http://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/ISSMI/Corsi/Corso_Consigliere_Giuridico/Documents/5087 4_Londra_Mosca_Washington1967.pdf  

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