La crisi dello stato di diritto della Repubblica Bolivariana del Venezuela

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Una riflessione strutturata dell’attuale scenario socio-economico e politico in cui versa la Repubblica Bolivariana del Venezuela, richiede una accurata visione dei differenti fattori che interessano l’evoluzione dello Stato di diritto venezuelano all’indomani della presa del potere politico ed istituzionale del chavismo. Il presidenzialismo come modello politico ed istituzionale, dentro lo Stato di diritto Venezuelano, così come nei differenti paesi dell’America del Sud, si pone come un elemento acefalo dentro il marco democratico, in quanto conosce contropoteri e contromisure e segue un’impostazione verticale fondata sul concetto della volontà popolare, ragione per la quale non sorprende parlare di populismo presidenziale. L’architettura presidenziale che è stata disegnata parte dalla riforma della Costituzione del

1961, avviata con il progetto rivoluzionario bolivariano, culminato poi con la Costituzione del 1999, in cui il modello democratico è stato messo in discussione, essendo soggetto a spinte estreme da un lato rafforzando il presidenzialismo e dell’altro una spinta verso il corpo elettorale, delegittimando il peso del Parlamento. In particolare, con l’attuale Costituzione bolivariana, il presidenzialismo è il protagonista di un processo di concentrazione dei poteri che vede il Presidente della Repubblica come massima autorità con incidenza diretta e senza contrappesi a livello di tutte le branche dello Stato. In particolare, il Presidente della Repubblica tra le sue facoltà ha potere diretto nella convocazione dell’Assemblea Nacional Constituyente per la redazione della nuova costituzione ex art 349 cost, gode del potere di sciogliere l’Assemblea nazionale dopo tre voti di censura espressi contro il Vice Presidente ex art 236 c 8 cost, può attivare il referendum consultivo sulle leggi ex art 71 cost così come può attivare il referendum abrogativo ex art 74 c1 cost. Da questo quadro generale si coglie la debolezza del sistema di garanzie costituzionali in merito alla stabilità delle istituzioni e dello Stato di diritto: la possibilità della revisione della carta magna, palesa la debolezza delle norme costituzionali che sono soggetto alla discrezionalità politica, soprattutto quando le norme vengono declassate a strumenti di interesse politico. Dai pilastri sanciti dalla nuova costituzione, si coglie come lo Stato si articoli a livello del peso del presidenzialismo e del corpo elettorale, un acefalismo dello Stato di diritto, ​in cui la funzione dell’assemblea, rappresentativa della volontà popolare, si vede superata dal peso politico dell’elettorato del presidenzialismo, visto anche alla luce della diversa configurazione dello stesso Parlamento. L’erosione delle sistema di contrappesi, nel sistema istituzione dello Stato Venezuelano, va visto alla luce dell’abolizione del Senato, previsto nel sistema federale disegnato dalla Carta costituzionale del 1821, avvenuto con l’entrata in vigore della Carta Costituzionale del 1999, in questo senso non solo si toglie peso alla rappresentanza politica degli enti territoriali dentro una architettura federale di tipo statunitense, ma anche in forma diretta si vanno a eliminare contro pesi al presidenzialismo. Il peso della figura del Presidente della Repubblica e del modello presidenziale nel suo insieme si coglie con l’introduzione dell’Asamblea Nacional, che fonda sugli stessi criteri di rappresentanza politica del Presidente della Repubblica ma soprattutto, si pone come organo istituzionale in cui prevalgono le maggioranze senza nessuna forma di equilibrio decisionale. Questo elemento ha permesso nel corso degli ultimi 15 anni al governo bolivariano del Comandante Hugo Chavez Friaz di non avere nessun contro potere che possa controbilanciare l’azione esecutiva, come nel caso della revisione parziale della Costituzione per mezzo di emendamenti, in cui non si richiede il passaggio di ratifica per l’Assemblea nazionale ma per mezzo di un referendum popolare ex art 344 cost, chiamato direttamente dal presidente della Repubblica, ponendo la questione su quale possa essere il peso reale dell’Assemblea nazionale. In questo senso, è evidente come il processo istituzionale, non lasci spazio alle istituzioni intermedie, l’assemblea nazionale, non ha una funzione filtro a tale punto che l’azione esecutiva trova peso ed attuazione mediante il ricorso allo strumento del decreto. Si perviene ad una strutturazione elementare dello Stato di Diritto con una sbilanciamento delle misure e dei contro pesi, le elezioni in cui questo senso perdono la loro funzioni garantista e si riducono alla mera nomina di politici invisibili in una asamblea istituzionalmente sterile. A dimostrazione di quanto detto, lo scorso 30 luglio si sono svolte le elezioni per l’Assemblea costituente, voluta dal Presidente Nicolas Maduro, attuando un processo di erosione delle istituzioni democratiche, delegittimando il parlamento eletto dal popolo. Sono seguite dure critiche da parte della comunità internazionale, dal Vaticano e dal Mercosur, il quale ha escluso il Venezuela da questa organizzazione avvalendosi dell’articolo 5 del Protocollo di Ushuaia, relativo al Compromesso Democratico nel Mercosur così come dall’opposizione dei ministri degli affari esteri di molti paesi latinoamericani riuniti in Lima il 8 agosto per discutere in merito all’interruzione dell’ordine democratico in Venezuela. Quanto accade a Caracas oggi, dimostra la spirale negativa che vive il contiene Latino Americano, in particolare i paesi che si sono alienati al cosiddetto socialismo del secolo XXI, forgiato sul concetto di una democrazia sociale, egualitaria, di diritti e di uno Stato sociale presente in tutte le sfere del mercato, della vita politica e sociale. Le dittature sudamericani in particolare, all’inizio del XIX, lasciavano spazio ad una speranza regionale che doveva fare dello Stato di diritto e dell’integrazione regionale i pilastri per incorporare la realtà Sudamerica nel blocco dei paesi sviluppati: il boom delle risorse naturali doveva alimentare questo processo. Tuttavia oggi le ideologie di sinistra, il presidenzialismo ed il populismo, incorporati dentro un’ottica geopolitica, culturale e sociale detta caudillismo, ​hanno riportato paesi come la Bolivia con Evo Morales, Ecuador con Correa e Lenin Moreno, Argentina con l’ex presidente Cristina Kirchner, Brasile con l’ex presidente Lula da Silva ed in fine il Venezuela con​ ​Maduro,​ ​dentro​ ​una​ ​nuova​ ​fase​ ​storica​ ​che​ ​io​ ​definisco​ ​il​ ​Medioevo​ ​Sudamericano.

 

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