Su un gommone morì l’Europa

60525060. Roma, 25 May. 2016 (Notimex-Marina Militar Italiana).- Una barcaza con unos 600 inmigrantes a bordo se volcó en el Canal de Sicilia, a unos 25 kilómetros de las costas de Libia, al menos siete personas murieron, informó la Marina Militar italiana.
NOTIMEX/FOTO/MARINA MILITAR ITALIANA/COR/DIS/MIGRACION15
60525060. Roma, 25 May. 2016 (Notimex-Marina Militar Italiana).- Una barcaza con unos 600 inmigrantes a bordo se volcó en el Canal de Sicilia, a unos 25 kilómetros de las costas de Libia, al menos siete personas murieron, informó la Marina Militar italiana. NOTIMEX/FOTO/MARINA MILITAR ITALIANA/COR/DIS/MIGRACION15

Potrebbe sembrare il solito titolo ad effetto, ma se nei prossimi giorni e mesi non ci sarà stata una veloce inversione di rotta, potrebbe diventare il prossimo titolo del libro della storia dell’Unione Europea. Mi sento in obbligo di premettere subito una cosa: chi scrive in questo momento si definisce un grande europeista e ritiene che l’integrazione europea sia l’unica strada per contare ancora qualcosa in un mondo in cui la Nigeria nel 2050 avrà più abitanti di Germania, Italia, Francia e Spagna (messe insieme); ma i fatti di questi giorni penso abbiano aperto una ferita in qualsiasi persona che si ritiene altrettanto europeista, in qualsiasi persona che apprezzi l’Europa e i suoi valori, non soltanto quando bisogna scendere in piazza come bravi ragazzi con la bandiera europea contro il populista di turno. Spero vivamente che il nuovo piano Juncker sui migranti, che dovrebbe arrivare in questi giorni, possa funzionare, ma attualmente lo scenario è drammatico e vede contrapposte unicamente due possibili soluzioni.

La prima vedrebbe l’Italia completamente lasciata a gestire il problema umanitario (ben più grave di quello economico) da sola, con i porti francesi e spagnoli chiusi e l’esercito austriaco al confine del Brennero; la seconda sarebbe la completa chiusura del confine europeo, ma che richiederebbe la capacità etica e morale di girarsi dall’altra parte mentre decine di gommoni colano a picco, fatti partire da trafficanti senza alcuno scrupolo morale o di rimandare indietro senza alcuna distinzione chiunque si presenti.

Davanti a questi scenari e a certe dichiarazioni alcune domande nascono spontanee: cosa intende Macron quando afferma che l’Europa deve cambiare passo? Chiudere i porti e ottenere ulteriori vantaggi per un rapporto Deficit/PIL mai rispettato? E soprattutto: qual è il ruolo dell’Italia? Capro espiatorio per le regole di bilancio e adesso nuovo bivacco per centinaia di migliaia di persone? Queste sono le contraddizioni che da europeista non riesco più ad accettare come se fosse la normalità, un Paese che ammetto ha su di sé un fardello che si chiama debito pubblico, completamente creato in casa per colpa della solita politica clientelare e delle “mancette elettorali”, ma che ogni anno impiega uomini, donne e denaro per salvare e accogliere decine di migliaia di persone abbandonate in mezzo al mare, per poi andare a Bruxelles facendosi umiliare per ottenere uno sconto di 3-5 miliardi di euro sui conti. Tutto questo quando ogni anno la Francia ha gli stessi conti totalmente fuori dalle regole dei trattati (così come anche la Spagna); quando ogni anno la Germania registra un surplus commerciale anch’esso fuori dalle regole e si nasconde dietro l’accoglienza di immigrati siriani molto più alfabetizzati; quando ogni anno Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca ricevono miliardi di fondi europei e si rifiutano di prendere anche solo un migrante; quando la crisi Greca è ormai totalmente incancrenita in un vicolo senza uscita, dopo che Francia e Germania hanno salvato le loro banche dal pericolo.

Sì, l’Europa è anche questo e mi piacerebbe che nelle piazze, quando vince la Brexit o rischia di vincere la Le Pen, si discutesse di cosa fare affinché questo non accada più, perché è questo l’unico antidoto per vincere il populismo, non raccontare la “solita storiella” della pace e del Paese senza frontiere, storia vera, ma che rischia di diventare risibile davanti ai fucili dei militari ai confini, alle bare a Lampedusa e agli accordi con dittatori esteri.  Spero sia vera la storia che l’Europa fa i passi in avanti solo quando si trova sull’orlo del baratro, ma il momento è adesso e se non succederà, oltre a spianare la strada al populismo alle prossime elezioni e aprire le discussioni su come mettere la parola fine al progetto europeo, alle manifestazioni contro l’odio razziale e l’immigrazione, farà sì che io continui a far sventolare la bandiera del mio Paese e, a malincuore, lasci chiusa nel cassetto quella dell’Europa.

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