La Mafia non esiste

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“Borsellino (a close associate of Giovanni Falcone who was killed by the mafia in a bomb blast last May 23 in Palermo) had been identified shortly before the Falcone killing as the target of a mafia sanctioned assassination, according to revelations of a jailed mafioso cooperating with judicial authorities. Borsellino was widely respected and considered one of the most active anti-mafia magistrates after Falcone.”

Questa è una parte del dispaccio scritto dal console generale americano a Palermo Mann, appena dopo l’attentato. “Borsellino era stato identificato, secondo le dichiarazioni di un pentito, come obiettivo mafioso.” Una morte annunciata, insomma, avvenuta effettivamente il 19 luglio 1992.

E ancora, lo stesso Mann, parla di come “l’ultimo massacro della criminalità organizzata contro il simbolo della speranza abbia ulteriormente scioccato la gente, stanca del peso della mafia sul futuro”. Sempre il console americano, in un’altra nota, spiega alla segreteria di Stato come la reputazione italiana, già pesantemente scalfita con l’omicidio di Falcone, fosse stata ulteriormente messa in discussione dall’assassinio di Borsellino.

Si tratta di carteggi del Dipartimento di Stato americano, secretati per vent’anni e che mettono a fuoco, dalla prospettiva statunitense, la crisi sociale e politica degli anni 90, rimasta nebulosa sotto tanti punti di vista. [1]

In un’Italia precipitata nel caos, dopo l’attentato in Via D’Amelio, questi documenti USA regalano una visione esterna dei fatti a partire dal 26 maggio 1992, poco dopo la morte di Falcone, fino al maggio successivo, con l’esplosione di un’autobomba a Firenze, il massacro di Via dei Georgofili.   Carte che raccontano di attentati mafiosi, ma anche di politica e politici italiani.  “Sono il governo e le istituzioni che la gente valuta nel loro fallimento” si legge nel messaggio di Mann che continua: “segnale dell’apparente incapacità delle istituzioni politiche e del governo nel definire un piano d’azione contro la minaccia”.

E oggi? Quanto sono ancora attuali queste parole?

A venticinque anni dalla loro scomparsa, di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone se ne continua a parlare, segno della veridicità della famosa frase di quest’ultimo:” gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” Restano così bene che ancora fanno paura alla mafia, come dimostra l’ultimo sfregio alla loro memoria, con la decapitazione della statua di Falcone davanti ad una scuola palermitana. Del loro lavoro, della loro robustezza carismatica, del loro senso del dovere e della nazione si è scritto e si è detto tanto.

Ci si può domandare se tutto questo non sia retorica, in un Paese in cui la criminalità organizzata non è stata di certo debellata e ogni giorno se ne può avere la prova. Stando alla Relazione della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo presentata dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, la criminalità organizzata è presente in tutti i settori nevralgici come P.A., politica, economia ampliando le possibilità di arricchimento ed è radicata in quasi tutte le regioni italiane e nel resto del mondo. In tal modo si è creata una fitta rete, non più solo attraverso le tradizionali attività illecite del traffico internazionale di stupefacenti e delle estorsioni, ma anche intercettando importanti flussi economici pubblici ad ogni livello, comunale, regionale, statale ed europeo [2]

Inoltre sembra non essere stata investita dalla crisi, capace di reinventarsi ed infiltrarsi in nuovi ambiti, passando dal mattone-notoriamente in difficoltà- all’enogastronomia, divenuto il primo settore di investimento per il riciclo del denaro sporco, con 21,8 miliardi di giro d’affari nel 2016. Una crescita del 30% rispetto all’anno precedente, significativa per dimostrare la diffusione sempre più capillare del fenomeno. [3]

La mafia è ovunque, allora. Mercificata da libri, inchieste, fiction al punto tale da chiedersi se tutto questo gran parlare non sortisca l’effetto opposto, cioè sentirsi assuefatti, abituati così bene alla convivenza da poter affermare quasi a cuor leggero: “ la mafia non esiste”.

Così dicendo, apparentemente, ci si chiama fuori, come se la lotta alla criminalità non ci riguardasse dimenticandoci però che la questione mafiosa dei nostri tempi si consuma in buona parte in quella che il Presidente Mattarella ha definito “zona grigia da azzerare”.  Un’area nascosta dove la mafia si accorda e si mescola con la politica, condizionando in tal modo tutti, vita dei cittadini compresi. Le strategie criminali non fanno più leva su stragi ed attentati, la loro azione rimane sottotraccia, minatoria. Il più delle volte impunita, fino a quando le forze dell’ordine non agiscono- ma quanto tempo passa? O finché qualcuno non denuncia, molto difficile data la natura pervasiva della mafia e la mancanza di una formazione culturale di lungo periodo. Laddove lo Stato non arriva, la criminalità colma le sue lacune, a suo modo ovviamente. Clientelismo, favoritismo, corruzione provocano conseguenze gravose (inquinamento, servizi pubblici scadenti, concorrenza falsata, inefficienze) anche a discapito di chi si sente estraneo a questa “zona grigia”, a quelli del “la mafia non esiste”.

 

[1] http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=596c75c4f0fca

[2] http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/66053-politica-pubblica-amministrazione-economia-ndrangheta-presente-in-tutti-i-settori.html

[3] Rapporto Agromafie 2017- Coldiretti-Eurispes- Osservatorio sulla criminalità

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