Lo chiamavano “l’unificatore”

SuperTrump

Paladino americano senza paura che si scontra all’establishment tradizionale, cinico mostro venduto alla lobby delle armi, cavaliere indomito che come prima cosa aiuta la sua gente, cinico razzista e sessista dalla capigliatura quantomeno stravagante: comunque lo si voglia vedere, Donald Trump è senza dubbio uno dei personaggi più influenti e controversi di questo breve millennio.

Non siamo comunque qui oggi per dare un giudizio morale sui suoi metodi, il suo operato e, soprattutto, la sua persona (sia mai che poi diciamo qualcosa di sbagliato); siamo qui per analizzare un punto espresso particolarmente bene dal cancelliere tedesco Angela Dorothea Kasner, oggi meglio nota come Angela Merkel, dopo il summit di Taormina del maggio scorso. L’altrettanto controversa politicante di terra d’Amburgo ha detto: “I tempi in cui potevamo fidarci completamente degli altri sono passati da un pezzo. L’ho sperimentato nei giorni scorsi […] Noi europei dobbiamo veramente prendere il nostro destino nelle nostre mani”. Aggiungendo poi: “Naturalmente dobbiamo mantenere relazioni amichevoli con gli Stati Uniti e col Regno Unito e con gli altri vicini, Russia compresa”. Probabilmente non serve che vi faccia notare quanto sia tosta una tale dichiarazione, ma lo faccio lo stesso: questa dichiarazione è una bomba. Come saprete queste dichiarazioni seguono il ritiro dagli accordi sul clima di Parigi (clicca qui per leggere l’articolo per Neos di Adele Ravagnani alla vigilia del summit per gli accordi sul clima nel 2015) degli Stati Uniti, secondo maggior inquinante del mondo dopo la Cina, contribuendo da solo al 17,89% delle emissioni di gas serra [1]. Chi ha preso la decisione di uscire da questi accordi? Ovviamente l’uomo del momento: Donald J. Trump. In linea con la politica di isolazionismo proclamata durante la campagna elettorale e portata avanti in questi primi mesi di presidenza, seguendo l’annuncio di un sostanziale aumento dei dazi sull’importazione di alcuni beni europei e cinesi, ha annunciato qualche giorno fa l’uscita del suo grande Paese dagli accordi della COP21 stretti nel dicembre del 2015 (qui il video col discorso del presidente statunitense in lingua originale), all’epoca sottoscritti dal predecessore del tycoon made in NYC, il “bell’abbronzato” (si ringrazia il cav. Berlusconi per la citazione). Parlando con grande magniloquenza di “un’enorme ridistribuzione della ricchezza americana verso altri Paesi del mondo” e di “un accordo che va a punire gli Stati Uniti d’America”, Donaldone nazionale ha dunque deciso di ritirare il suo Paese dal Paris agreement. E le reazioni internazionali a questa dichiarazione, soprattutto in Europa, hanno confermato che nulla unisce di più di una comune presenza ostile. Non che ora il 45esimo presidente della storia americana minacci l’indipendenza e la libertà delle nazioni del vecchio continente, sia chiaro, ma la politica che dal suo insediamento a questa parte Trump sta portando avanti è significativa del fatto che, almeno per i prossimi 4 anni, gli USA si interesseranno sempre meno di queste quisquilie globali, guardando sempre di più al loro splendente giardino.

Il secolo scorso ci ha abituato a un mondo dove gli Stati Uniti hanno sempre rivestito un ruolo di leader: militare, economico e politico. Sono stati infatti motore di tutte le guerre di interesse per il mondo occidentale dal secondo dopoguerra in poi, sono stati la prima potenza economica per moltissimo tempo ponendo il dollaro al centro del sistema monetario mondiale e, de facto, da quando il 28esimo presidente degli USA ha fondato nel 1919 la mamma delle Nazioni Unite, la Società delle Nazioni (anche se poi ha ritirato il suo Paese dall’organizzazione fino alla nascita dell’ONU nel 1945, subito dopo la WW2), anche la guida politica del mondo libero. Da oggi possiamo invece aspettarci una spaccatura nell’asse del mondo occidentale, con USA ed Unione Europea che cominceranno ad interessarsi sempre meno degli interessi dell’altro. La concreta minaccia dell’evasione statunitense non solo da questi accordi, ma anche dal suo ruolo di leadership, farà sì che i Paesi dell’UE si coalizzino sempre di più per il raggiungimento di obiettivi comuni, lasciando da parte i discendenti d’oltreoceano. Del resto l’Europa ha raggiunto la consapevolezza di essere diventata un’unica, grande, superpotenza: la moneta unica ha fatto sì che l’Euro diventasse valuta di importanza pari al dollaro, slegando dunque le nazioni del vecchio continente dalla dipendenza monetaria che li legava agli USA, e Schengen rende l’Unione un esperimento unico di integrazione culturale ed economica che avvicina come non mai Paesi storicamente in conflitto. Inoltre l’establishment di tutte le Nazione Europee di primo piano, dall’Italia alla Germania passando per la Francia, seppur vittime di conflitti interni con importanti moti antagonisti, condivide una linea comune di integrazione continentale.

Avete presente Saruman e Sauron de “Il Signore degli Anelli”? Per combatterli tutti i popoli della Terra di Mezzo, dagli uomini ad elfi, nani, Ent e non-morti, si sono uniti per raggiungere un obiettivo comune. Ora non vorrei offendere nessun fan dell’opera di Tolkien paragonando il Presidente agli antagonisti per eccellenza dei romanzi fantastici, né nessun fan di Trump per averlo paragonato a uno stregone al comando di un esercito di orchi e urukai, ma la letteratura e la cinematografia ci insegnano come sia un nemico comune il massimo unificatore di persone, popoli e Nazioni. E magari sarà proprio come nei migliori romanzi, dove è proprio quando un alleato abbandona il gruppo per osteggiarlo, che il gruppo si scopre più forte e unito di quanto non credesse.

 

[1] https://www.theguardian.com/environment/2017/jun/01/donald-trump-confirms-us-will-quit-paris-climate-deal

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