Il mondo dei derivati e la gestione del rischio

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Spesso ne sentiamo parlare in televisione relativamente alla crisi finanziaria, al cinema varie produzioni di successo ne hanno aumentato il fascino, ma, in realtà, cos’è ed a cosa serve un derivato?

Il rischio è una costante di mercato, principalmente connesso all’incertezza del futuro derivante da una mancanza di informazioni e di fiducia nelle scelte presenti. Il risk management si occupa di ridurre questo rischio al minimo. Semplificando, il rischio di mercato si riduce: diversificando, assicurandosi (pago, in anticipo, un premio per togliermi un rischio) o usando altri strumenti, fra cui si collocano i derivati.

Un derivato è un contratto legale che, essenzialmente, ha per oggetto una scommessa su un bene / avvenimento (intesi in senso lato). Si definisce derivato, perché il suo valore deriva dalla variazione di valore del bene su cui è basato.

Tale scommessa si basa sul fattore di rischio legato al bene, che potrebbe danneggiarci. Un derivato viene stipulato fra due soggetti, secondo logiche di:

  • Hedging (riduzione del rischio, come accennato prima): per creare una certa stabilità futura su cui basarsi per ulteriori decisioni.
  • Speculazione: se il bene non ci appartiene, seguiamo una logica di mero guadagno e non di protezione di un investimento.

Il confine fra le due attitudini è alquanto labile. Un esempio chiaro ci aiuterà a fissare i concetti. Sono ad una corsa di cavalli, scommetto sul cavallo che reputo vincente: abbiamo un caso di speculazione, non ho la proprietà del cavallo, se vinco/perdo ho un uscita/entrata monetaria netta. Nel caso di hedging sono il proprietario del cavallo, per assicurarmi un ritorno anche in caso non vinca, scommetto sulla sconfitta del mio cavallo (il fattore di rischio connesso al bene/evento cavallo/gara), così facendo, se vinco, guadagno i soldi della vincita meno la perdita della scommessa oppure, se perdo, vinco la scommessa e posso coprire alcuni costi.

Un derivato speculativo ha l’effetto di alterare i valori di mercato degli altri derivati (per il semplice fatto che ce ne sono di più in circolazione), creando un’eccessiva aspettativa nei confronti di un certo avvenimento, con un potenziale rischio sistemico.

Proprio la crisi del 2008 è stata amplificata dall’uso di derivati, i credit default swap (cds), usati dalle banche  sia per proteggersi dal rischio di vendere prodotti cartolarizzati, come asset backed securities, basati su mutui scadenti, sia per speculare sul non fallimento di tali strumenti ritenuti molto sicuri.

Allo scoppio della bolla immobiliare con conseguente azzeramento del valore di molti mutui, i derivati cds-hedging sono stati riscossi simultaneamente e gli mittenti, principalmente assicurazioni, sono tecnicamente falliti per insolvenza, rischiando di far fallire le riassicurazioni. Il governo USA è intervenuto ed ha salvato tutte le compagnie di assicurazione, ed, in seguito, molte banche.

La regolamentazione dei derivati ha comportato la creazione di alcune apposite clearing-houses, ma è importante ricordare che molti derivati non hanno contratti standard e non sono scambiati su mercati regolamentati, i così detti OTC, over the counter.

Inoltre, l’abitudine di speculare usando derivati è propria delle banche di investimento che, dopo l’abolizione dello Glass-Steagall act, hanno potuto incorporare il ruolo di banche commerciali, creando e vendendo direttamente prodotti alla clientela retail, e combinare a questa opportunità  il proprietary trading, che in seguito alla crisi è stato  limitato e normato nelle banche.

Tutt’ora il mercato dei derivati è molto sviluppato, sebbene vi sia una riduzione nell’area nord americana ed un incremento molto forte in Asia. Secondo la Bis (Bank for International Settlements), il valore lordo di mercato dei derivati vale circa 15mila miliardi: il 3 % circa del corrispondente valore nozionale, una cifra pari ad un quinto del Pil globale. La posizione netta vale circa il 10 % di quella lorda (la posizione netta esclude i derivati che comportano flussi di cassa che si annullano tra loro).

Anche l’Europa ha una forte esposizione verso i derivati, in Italia dove il mercato è meno sviluppato l’esposizione è bassa:

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Fonti:

“The Heretic’s Guide to Global Finance”, Brett Scott

“Options, Futures, and Other Derivatives”, John C. Hull

“Manifesto dell’economia civile”, L.Becchetti

 

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