Quasi amici

Merkel

Durante un pomeriggio della fine di novembre, Angela Merkel ha deciso di convocare una conferenza stampa per annunciare la sua candidatura per il quarto mandato come Bundeskanzler, ossia cancelliere federale di Germania.

“La mia è stata una decisione a lungo meditata, pensando prima di tutto al Paese, poi al partito e infine alla mia persona.”

Lo sguardo deciso, impassibile della Mutti (mamma, così come viene soprannominata dai suoi sostenitori) si posa sulla platea di giornalisti che affollano la sala.

“Combatterò per i nostri valori di democrazia e libertà così come per la difesa del nostro stile di vita” ha affermato con la flemma che da sempre la contraddistingue.

Alle spalle lo sfondo azzurro della CDU che contrasta il suo vestito rosso porpora. Di fronte al leggio la scritta “Die Mitte”, Al Centro.

Mai slogan fu più azzeccato.

Frau Merkel è al centro del palcoscenico della politica tedesca da ben dodici anni, durante i quali ha mantenuto saldamente le redini del Paese guidando varie große koalition tra i volksparteien, i tradizionali partiti di massa, CDU/CSU ed SPD, nonostante le varie avversità politiche ed economiche. Ha gestito ogni situazione problematica con pragmatismo, dalla chiusura delle centrali nucleari dopo Fukushima alle politiche di libero ingresso dei profughi siriani. Ma quella che pareva essere una sfida personale, in solitaria, priva di grandi scontri è diventata nell’arco di poco più di due mesi in un’agguerrita lotta all’ultimo voto sia contro gli avversari alla sinistra che contro quelli alla sua destra.

Nella campagna elettorale appena iniziata si mostrano con chiarezza tutti i limiti della presistente tendenza alla große koalition alla guida nel governo federale.

Inizialmente frutto di lunghe e complesse trattative (basti qui richiamare il caso del 2005, dove i socialdemocratici indissero una consultazione interna riservata ai propri iscritti per stabilire se appoggiare o meno un governo di coalizione) si è tradotta in prassi piuttosto costante. La distinzione nelle proposte dei due partiti si è ridotta, la gestione del consenso e della direzione politica delle classi dirigenti di centrosinistra e centrodestra ha assunto forme simili e il naturale confronto sui temi, anche aspro, si limita all’enunciazione di principi annacquati dall’azione di governo comune. L’elettorato, che può ben comprendere la necessità di una grande coalizione per un periodo di tempo limitato, con il tempo si mostra insofferente ed apatico, frustrato per l’immobilità dei due grandi schieramenti impegnati più interessati alla difesa dell’amministrazione federale che a proporre piattaforme per una fisiologica alternanza.

Nel frattempo è emersa la forza dell’Alternative Fuer Deutschland (AfD) che ha avuto successi significativi nelle elezioni regionali del Baden-Württemberg, nella Renania-Palatinato, in Sassonia-Anhal, dove è diventato il secondo partito, e un risultato importante a Berlino. Fondato pochi anni fa da Bernd Lucke, professore di macroeconomia euroscettico e ultraliberista, l’AfD ha iniziato ad acquisire un consenso più ampio con l’arrivo alla sua dirigenza di Frauke Petry che ha spostato più l’asse più a destra, radicalizzandosi in senso xenofobo e dando battaglia alla Merkel. Un partito che, come definito dallo studioso Heribert Prantl, si presenta “a ovest di destra e nazional-liberale, e raccoglie le penne dell’ala di destra che si è spezzata dalla Cdu. A est è più radicale, populista e razzista e mostra un accentuato disprezzo nei confronti delle regole e delle convenienze democratiche.”

Altro problema per la Merkel è rappresentato dalla CSU, l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera storico alleato della CDU. Horst Seehofer, scaltro uomo politico già in campo dai tempi di Kohl e leader della destra bavarese, è sempre più critico con la cancelliera in merito alle politiche migratorie e ha già avuto contatti sia con Viktor Orban che con Norbert Hofer. A quella che alcuni esponenti dell’SPD hanno criticato come una “politica estera parallela” va aggiunta una visita a Mosca per un incontro personale con Vladimir Putin. Nonostante abbia dichiarato che “Angela Merkel rappresenta perfettamente la Germania e risalta anche a livello internazionale, con lei il CSU potrà realizzare la maggior parte delle sue idee” la possibilità che le sue proposte anti-immigrazione si facciano sentire maggiormente che in passato sono notevoli.

Ma la causa principale dell’incertezza che si è concretizzata è la candidatura di Martin Schultz da parte della SPD, il partito socialdemocratico tedesco. Volto noto della politica tedesca, ha deciso di dimettersi da Presidente del Parlamento Europeo per candidarsi alla guida della Germania. Proponendosi come “anti-Merkel” e memore delle sue posizioni di rilievo nelle istituzioni europee ha affermato che “Un’Unione Europea più forte è la migliore risposta per difendere gli interessi della Repubblica Federale Tedesca. Alla luce degli sviluppi a cui stiamo assistendo negli Stati Uniti, risponde al buon senso. Giustizia sociale attraverso una combinazione di politiche di investimento e redistribuzione della giustizia è la ricetta su cui voglio puntare”.

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Sondaggio 1: La candidatura di Schulz si mostra competitiva contro la Merkel, a differenza di Sigmar Gabriel.

Il Die Welt, noto giornale conservatore, lo definisce  “ultimo principe della socialdemocrazia”, e gli dedica un’apertura con la foto di Burt Lancaster nel “Gattopardo”, libro che ha dichiarato più volte di apprezzare particolarmente. In un’intervista al Der Spiegel ha spiegato che da anni lavoro con Angela, “da così a lungo come nessun altro al di fuori del suo partito, ho potuto studiarla e l’ho conosciuta. E per questo sono il rivale più difficile per lei.” I sondaggi sono discordanti ma lusinghieri per il nuovo leader dell’SPD, mostrando una partita aperta. Interessante notare come, secondo la prima rilevazione, la distanza tra Angela Merkel e Martin Schultz è di soli 6 punti mentre se il candidato dell’SPD fosse stato l’ex segretario generale e ministro degli interni Sigmar Gabriel la cancelliera avrebbe trionfato con grande facilità.

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Sondaggio 2: Il profilo politico dei candidati dei partiti maggiori è considerato molto simile.

Un secondo sondaggio mostra una situazione di sostanziale parità tra Merkel e Schultz, entrambi dati al 41% dei consensi. Il gradimento dei due leader è simile: se la Merkel viene considerata più affidabile, Schulz viene ritenuto più simpatico e con più carisma mentre entrambi godono della medesima credibilità.

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Sondaggio 3: il consenso di Schulz si dimostra solido, tanto da arrivare ad equipararsi a quello della Merkel.

La situazione è differente se consideriamo le intenzione di voto per i partiti di rifemento. Mentre la CDU-CSU oscilla tra il 35 e il 37 l’SPD è ferma da tempo sotto il 25%. Le intenzioni di Schulz sono quelle di aprire un confronto sia con i Verdi socio-liberali, che raccolgono intorno al 12% dei consensi, e fare un tentativo con la Die Linke, la sinistra radicale forte nella vecchia Germania Est con cui i rapporti sono per ora molto freddi. Schulz dovrà affrontare una campagna elettorale difficile nel prossimi mesi, rivitalizzare e dare forza al suo partito, creare una coalizione larga delle sinistre e limitare quanto più possibile i voti di protesta diretti verso l’AfD.

Angela Merkel dovrà essere in grado di difendere le scelte che ha preso in questi anni, convincere la maggioranza degli elettori tedeschi che lei interpreta al meglio gli interessi della Germania e rinsaldare la CDU su solide basi. Con una particolare attenzione rivolta all’AfD, che potrebbe conquistare la mitteleuropa ed essere il primo tassello della dissoluzione dell’unione.

 

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