Chi ci valuta il rischio?

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Oggi chi decide sul rischio dei nostri asset? Comunemente pensiamo che il mercato nel suo insieme, tramite la legge domanda/offerta, le banche ed i vari consulenti/intermediari finanziari, concorra alla valutazione di un titolo. Ma questa valutazione è labile, vediamo come il mercato sia instabile ed impulsivo, chiaramente non si può non avere una valutazione/parere stabile, oggettivo, disinteressato, che sia un’indicazione per tutti i soggetti coinvolti e che dia sicurezza. Non nascondo una certa ironia in questi aggettivi, perché mi riferisco alle “pagelle” delle agenzie di rating. Non mi dilungo su cosa sia un’agenzia di rating, ritenendo il lettore informato e riconoscendo a wikipedia una buona funzione informativa. Invece, vorrei fare alcune considerazioni.

Il rating è dato in base alla solvibilità di chi emette un titolo (indica il rischio che non paghi), le agenzie sono conosciute principalmente per questa funzione: danno valutazioni indipendenti “gratuite” alle principali istituzioni globali (stati, banche…) e per altre istituzioni (fondi d’investimento ed altri) la loro attività è remunerata dai medesimi. Oltre a valutare il rischio insolvenza, dunque il valore delle azioni, le agenzia quantificano anche la rischiosità di altri strumenti finanziari, come derivati vari (ricordate ad esempio i CDOs?), dietro il congruo pagamento di chi poi venderà quei prodotti sul mercato. Un dubbio sul conflitto di interessi può sorgere, anche notando che queste società, tecnicamente indipendenti, hanno fra i loro shareholder noti nomi dell’asset management.

Oltre ad avere un chiara influenza sui mercati con i rating periodici su tutte le principali istituzioni, le agenzie sono anche i garanti tecnici della validità di prodotti finanziari complessi verso tutti quei soggetti che non hanno i mezzi per valutarli, e fra questi rientrano, oltre ai soliti piccoli investitori, anche banche ed istituzioni pubbliche comunemente ritenute capaci di capire certi prodotti.

Il perché qualcuno dovrebbe pagare per farsi valutare e far valutare i propri prodotti, oltre ad una mossa che potremmo definire di marketing, come il richiedere una certificazione DOCG per un buon vino, è chiaro sapendo che tale valutazione è obbligatoria per legge in tutti i mercati regolamentati che si rispettino. Sono 10 le agenzia accreditate per dar valutazioni riconosciute dalla Securities and Exchange Commission (SEC) degli USA e dall’omonimo europeo European Securities and Markets Authority (ESMA) della ECB. Inoltre, solo quattro di loro (Moody’s, S&P, Fitch, DBRS) sono certificate “External credit assessment institution source” (ECAIs) dalla ECB, cioè i loro ratings vengono usati come base per i calcoli relativi a vari requisiti per le istituzioni finanziarie dell’eurosistema. Due esempi chiarificatori:

  1. Tutte le istituzioni finanziarie europee per poter proporre in vendita pacchetti azionari, quote di fondi, ecc. devono avere tali prodotti valutati da un’agenzia certificata; cioè la ECB, praticamente, appalta ad altri questo compito di controllo, concorrendo così al rafforzamento patrimoniale e d’influenza di queste agenzie. Le ragioni di ciò possono essere varie, e lascio al lettore indagarle, ma, una riflessione sul fatto di creare un organo di rating europeo pare, al sottoscritto, un tema importante che dovrebbe essere discusso (se qualcuno ha maggiori informazioni/opinioni da condividere, mi contatti, sarò lieto di imparare).
  1. In merito al debito sovrano italiano, il 13/01/17 la DBRS ha abbassato il rating del debito nostrano da A- a BBB+, stabile. Questo rating era il migliore fra quelli proposti dalle altre agenzie, la conseguenza è che il nostro debito potrebbe avere interessi leggermente maggiori per essere rifinanziato; ma, essendo DBRS la meno influente delle quattro ed essendo un downgrade preannunciato, non vi sono stati grandi cambiamenti negli interessi. Invece, le banche, che hanno titoli del tesoro italiani, dovranno aumentare la proprie riserve di capitale, perché gli asset che hanno sono ritenuti meno sicuri e vanno equilibrate riserve e rischi; infatti, secondo i vari regolamenti bancari europei (Basilea, il CET ratio…), la rischiosità su cui basarsi è indicata dal miglior rating dell’asset considerato, preso fra quelli delle 4 agenzie. Alcuni hanno proposto che i bond statali siano considerati risk free, o quasi, per liberare risorse dai bilanci bancari già gravati dai “npl”, ma la proposta non ha trovato seguito.

In conclusione, non dovremmo cedere a facili giudizi, il tema delle agenzie di rating è fondamentale e molto più complesso ed intrigante dell’apparenza. Anche in relazione ad i fatti recentemente accaduti con le banche locali, una maggiore chiarezza nella valutazione dei prodotti venduti ai clienti retail è d’obbligo, ma ricordiamo che anche i clienti istituzionali non sono sempre certi di ciò che comprano o stipulano. Il rischio è endogeno, dobbiamo abituarci ad accettarlo e sfruttarlo.

Fonti:

https://www.moodys.com/research/Moodys-Publishes-Disclosures-on-Significant-Shareholders-and-Certain-Associated-Relationships–PR_350304

http://www.dbrs.com/research/290696/annual-transparency-report-2015.pdf

http://www.dbrs.com/research/304610

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