Il segreto del successo tedesco? L’euro

IMMAGINE EURO

Le stime sul surplus commerciale tedesco per l’anno appena conclusosi, se confermate ufficialmente, registreranno un valore di circa 260 miliardi di euro, pari al 9.2% del Pil; un valore di gran lunga superiore a quello fatto registrare dalla Cina, pari a circa 228 miliardi di euro. Si tratta di gran lunga del valore più elevato fatto registrare dalla Germania, fin dalla creazione della moneta unica: infatti, si è passati dal 6.7% del 2012 all’8.8% del 2015. Il paese, proprio da cui ci si aspetterebbe un ruolo di traino delle economie europee, non si è finora mosso da locomotiva, bensì da vagone. Da oltre 16 anni, la patria dello Sturm und Drang continua ad attuare una politica commerciale che i tecnici definirebbero “mercantilistica”, ovvero esporta più di quanto importi, accumulando crediti finanziari nei confronti del resto del mondo, in particolare dei paesi aderenti all’ Unione economica e monetaria.

Il fattore fondamentale che ha determinato l’incredibile ascesa del surplus commerciale tedesco è, in misura rilevante, l’euro. Rispetto alla vecchia moneta – il marco – l’euro nasce infatti come moneta debole, in quanto ha inglobato tutte le divise degli altri paesi aderenti, molto più deboli. Le più recenti stime del Fondo monetario internazionale stimano che la moneta unica, se considerata solamente in relazione all’economia tedesca, sia sottovalutata di circa il 20%. Di conseguenza, la moneta unica ha offerto un vantaggio strutturale – invidiabile – alle esportazioni Made in Germany, che la grande industria ha saputo sfruttare molto bene a partire dagli anni successivi alla sua nascita ed espandersi, a seguito della crisi finanziaria del 2008 e della crisi del debito estero del 2011, a ritmi sempre più serrati.

E’ bene ricordare che un avanzo commerciale con l’estero significa inevitabilmente un export di risparmio verso l’estero, sotto forma di prestiti o di investimenti diretti. Supponiamo, per esempio, che non vi sia alcun commercio con l’estero. In questo caso l’economia è chiusa ed è composta dalle famiglie, dalle imprese e dallo stato. Ognuno di questi settori può risparmiare, quindi avere crediti, oppure fare debiti. La somma dei saldi finanziari dei 3 settori è per definizione zero. Se le famiglie risparmiano, come normalmente accade, le imprese avranno un deficit, perché per investire dovranno rivolgersi ai risparmi delle famiglie. Nel caso in cui si introduca il settore estero, la situazione cambia. In tal caso può accadere che un paese importi risparmio dall’estero, oppure esporti i propri risparmi. In definitiva, la somma dei saldi finanziari dei 4 settori (imprese, famiglie, stato ed estero) deve comunque essere pari a 0, ovvero avremmo una relazione contabile del tipo:

Saldo finanziario Famiglie + Saldo finanziario Imprese + Saldo finanziario Stato + Saldo finanziario Estero = 0

Dando un’occhiata ai dati della Germania nel 2015, si osserva che:

– il saldo finanziario delle famiglie è pari 4.8% del PIL, vale a dire tutte le famiglie hanno risparmiato il 4.8% del PIL

– il saldo finanziario delle imprese pari al 3.2% del PIL. Vale a dire un risparmio netto del 3.2%

– il saldo finanziario dello stato, 0.6 % del PIL, il famoso “schwarze Null” ossia la politica “zero nero” tesa a raggiungere il pareggio di bilancio.

Se la Germania fosse un’economia chiusa, ci troveremmo in una grave crisi. Ci sarebbe una mancanza massiccia di domanda, pari all’8.6% del PIL, poiché in tal caso tutti staremmo risparmiando. Tuttavia, di tale crisi non c’è traccia in quanto si deve ringraziare il settore “estero”, verso il quale vengono convogliati ed esportati i risparmi in eccesso verso paesi quali Grecia e Italia. E’ tuttavia logico che il titolo di principale “esportatore mondiale” sia assegnato ai beni e ai risparmi, allo stesso tempo. Pertanto, ci si domanda: gli avanzi commerciali non sono poi così male. Alla fine sono crediti verso l’estero accumulati che si potranno esigere nei prossimi anni o decenni, quando si faranno sentire gli effetti dell’invecchiamento della popolazione.

Vero, ma per fare ciò sarebbe stata necessaria una diversificazione globale di tali crediti. In realtà ciò non è avvenuto. Le istituzioni bancarie e finanziari teutoniche nel corso dei decenni hanno preferito prestare denaro “facile”, investendo nei mutui sub-prime, di cui le Landerbanks sono ancora detentrici, oppure nei titoli di stato dei paesi periferici. Secondo le stime dell’istituto di ricerca DIW di Berlino, il sistema finanziario tedesco ha perso la stratosferica cifra di oltre 600 miliardi di euro, pari circa ad almeno due anni di surplus estero.

Tale politica – definita l’ “eutanasia dell’euro”- non sembra voler cambiare direzione. I crediti del sistema dei pagamenti Target II della Bundesbank, finiti nell’oblio più totale e mai attaccati dalla stampa più autorevole, continuano a crescere. Dal grafico n.1, è possibile notare il gap sorprendente che separa la Germania dai paesi periferici. Attualmente, il saldo Target tedesco è pari ad oltre 700 miliardi di euro ed è naturalmente destinato a salire. Sono crediti verso paesi come Grecia, Spagna, Italia e remunerati ad un tasso di rifinanziamento della BCE che al momento è pari a zero. In un mondo super indebitato non è una buona idea essere creditori. Per questo, sarebbe meglio spendere di più’ nel proprio paese e indirizzare meno credito verso l’estero. In tal modo si eviterebbe di affondare l’intera economia europea, economia tedesca non esclusa. Per rimanere a lungo unite, le nazioni d’Europa potrebbero avere la necessità di allentare i nodi che li legano così “indissolubilmente”.

FIG 1

Se la scelta fosse tra prestare il denaro al ministro delle finanze spagnolo, portoghese, o greco oppure investire nel paese, la risposta sarebbe chiara: se i soldi prestati non dovessero tornare indietro, si preferisce aver finanziato una buona infrastruttura e una buona rete a banda larga in casa propria. Risparmiare dovrebbe servire ad aumentare lo stock di capitale di una economia e quindi ad aumentarne la prosperità nel lungo periodo. Come possiamo notare dal grafico n.2 , questo purtroppo non sta accadendo. Il surplus commerciale dovrebbe essere più’ un motivo di dolore che di gioia.FIG 2

È alquanto semplice prevedere che il surplus commerciale tedesco non scenderà nel prossimo futuro e che le banche tedesche continueranno ad accumulare (e prestare) crediti verso l’Europa del Sud e il resto del mondo. Nihil sub sole novum est. Potremmo definirla l’epoca della nuova politica del “piede di casa”.

Fonti: ECB – www.ecb.europa.eu/stats/html/index.en.html

German Federal Statistical Office – www.destatis.de/EN/Homepage.html

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