Se il mondo animale insegna: il progetto ICARUS

ICARUS è un ambizioso progetto di ricerca del Max Planck Institute per l’Ornitologia (Radolfzell, Germania) e nel 2017 raggiungerà un punto di svolta. Esso consiste nell’osservazione degli spostamenti di diversi tipi di animali su scala globale attraverso un sistema satellitare che, entro il prossimo giugno, sarà potenziato: un’antenna ricettrice e specifica per questo studio verrà installata sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Acronimo di International Cooperation for Animal Research Using Space, è un progetto che nasce nel 2002 dall’esigenza dei biologi di avere una conoscenza sempre più profonda del mondo animale. Tramite l’installazione di trasmettitori, gli animali vengono monitorati continuamente in tutti i loro spostamenti; grazie a un sistema GPS integrato da diversi sensori, un acceleratore 3D, un magnetometro e un termometro, viene ricostruito il movimento dell’individuo in toto. Ciò si rivela fondamentale nel caso di animali come gli albatros che migrano in zone remote in cui i meteorologi non hanno accesso, dando preziose informazioni sulle direzioni dei venti. Inoltre vengono seguiti i movimenti migratori degli uccelli, rivelandone le mete, le interazioni con altri esemplari della stessa o di un’altra specie. Si ottengono informazioni sulle cause di morte degli animali, dando agli scienziati strumenti per sviluppare studi sull’evoluzione, sulla biodiversità e sul cambiamento climatico. Per esempio, monitorando dei mammiferi in Nord America è emerso come essi muoiano uccisi per lo più dai cacciatori che da predatori.

La capacità degli animali di riuscire a prevedere catastrofi naturali era ben nota sin dall’antichità; basti pensare alla leggenda delle oche del Campidoglio che con i loro starnazzi svegliarono i Romani salvandoli dai Galli. Gli studi di ICARUS si muovono proprio in questa direzione. Nel 2012 sono state monitorate delle capre che vivono sulle pendici del monte Etna, il vulcano più attivo d’Europa; in genere le eruzioni sono di lieve entità, interessando solo la zona intorno al cratere, mentre talvolta si verificano eruzioni più violente che minano alla sicurezza di uomini e animali. Il risultato emerso si è rivelato esaltante: sin da alcune ore prima di un’eruzione le capre diventavano molto attive, muovendosi in modo continuo e se si trovavano in prossimità di un cespuglio o di un albero vi si nascondevano come se stessero cercando un rifugio. Confrontando i dati raccolti nei due anni di attività con quelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, gli scienziati del Max Planck Institute sono giunti alla conclusione che basandosi sul comportamento delle capre, avrebbero potuto prevedere un’eruzione con sei ore d’anticipo; un arco di tempo considerevole per poter evacuare la zona in caso di pericolo.

La portata di ICARUS è grande; conoscere la vita animale in modo profondo significa avere sempre più informazioni sullo stato del nostro pianeta. Ciò è fondamentale non solo per lo sviluppo di metodi di previsione di fenomeni naturali – eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami – ma anche per contrastare la diffusione di malattie trasmesse da uccelli, pipistrelli, roditori e insetti. I dati raccolti da ogni individuo tenuto sotto controllo vengono trasmessi a un satellite, poi a una stazione a terra e infine immagazzinati su movebank.org, un database gratuito, accessibile a chiunque e in continua espansione. Quello a cui Martin Wikelski, direttore del Max Planck Institute per l’Ornitologia, aspira è proprio lo sviluppo di una collaborazione a livello globale in cui i dati raccolti da studiosi di tutto il mondo arricchiscano un bacino vivente di informazioni sugli animali e sulla loro vita sul pianeta.

L’installazione di un’antenna ricettrice sulla Stazione Spaziale Internazionale è un passo importante verso una collaborazione sempre più ampia che coinvolge diverse figure di scienziati e ricercatori: non solo i biologi sono chiamati a collaborare a questo progetto ma anche fisici, matematici, ingegneri. Se da una parte si possono migliorare le tecnologie utilizzate – come i trasmettitori installati sugli animali – dall’altra dovranno essere sviluppate tecniche di analisi sempre più avanzate per studiare le grandi moli di dati. Abbiamo sempre intuito che gli animali avessero una sensibilità maggiore della nostra; con ICARUS il mondo animale può essere il nostro vate per riavvicinarci al pianeta: ascoltiamolo.

Fonti: The Economist, icarusinitiative.org, Max Planck Research Magazine

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