L’elettore di Donald Trump è una persona normale

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Partiamo da un presupposto essenziale: gli elettori americani non sono corsi in massa a votare Donald Trump in una sorta di “slancio vitalistico contro i poteri forti”.

Trump ha avuto meno voti non solo della Clinton ma anche rispetto a Romney nel 2012, pochi in più di McCain nel 2008 e molti meno di Bush nel 2004. Sarebbero perciò bastate poche decine di migliaia di voti in alcuni stati chiave (i cosiddetti swing states) per cambiare il corso della storia.

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Come si può notare dal grafico, elaborato dal Washington Post, sono stati appena 107mila voti a consegnare la vittoria al candidato repubblicano in alcuni stati tradizionalmente democratici, un risultato destinato ad assottigliarsi ulteriormente a seguito del conteggio dei voti postali ed esteri in Michigan.

Trump inoltre appartiene con tutto sé stesso alla categoria dei poteri forti, non meno di Hillary Clinton: le voci che si susseguono sulla sua possibile squadra di governo dicono in merito molto di più di qualsiasi articolo o riflessione.

Il nuovo presidente USA, un costruttore miliardario appartenente alla „casta“ dell’1% più ricchi d’America, intende infatti circondarsi di politici di professione con lunghe carriere alle spalle come Giuliani, Huckabee, Christie, CEO di grandi industrie  come Di Micco, finanzieri come Heisenberg, e, per non farsi mancare proprio nulla, esponenti di grandi banche come JP Morgan e Goldman Sachs quali sono Dimon e Mnuchin, oltre a seconde file del suo partito più volte bocciati dagli elettori come Palin.

Tutte scelte più che legittime, tuttavia non sembrano esattamente quelle di un “rivoluzionario antisistema”.

Una questione ben diversa è quella riguardante il suo elettorato. Indipentemente dalle analisi sul grado di istruzione e di composizione sociale di chi si è recato alle urne pochi giorni fa, l’elettore di Trump è una persona normalissima che ha preferito sostenere un gruppo di potere diverso da quello liberal-progressista Obama-Clinton. Non è plebaglia ignorante da disprezzare non sono rozzi individui brutti e cattivi: i “deplorables” sono solo la punta dell’iceberg, il sottile strato superficiale del sostegno di Trump.

Il membro del KKK del North Carolina che organizza delle marce per festeggiare la sua vittoria, il cinquantenne membro della National Rifle Association che toccagli tutto ma non parlare di limitare l’acquisto di armi, il complottista che passa la sua vita sui social network e che pensa seriamente che la Clinton sia una rettiliana inviata da Marte per controllarci tutti ed  il vecchio razzista dell’Arizona che crede che tutti i problemi del mondo dipendano dai messicani, dagli ispanici, dagli afro-americani, dal vicino di casa musulmano, da tutti tranne che da lui, non sono grandi modelli di  politically correct.

Ma questi sono solo una frazione dei 60 milioni di americani che hanno votato per il tycoon e insultarli tutti per la loro scelta non è solo profondamente sbagliato, ma anche controproducente.

L’elettore di Trump è infatti anche l’operaio di Detroit che ha votato Obama nel 2012 perchè ha salvato l’industria automobilista del Michigan e che non aveva nessun motivo per sostenere anche questa volta i democratici. È un capofamiglia piccolo borghese del Wisconsin deluso dall’aumento del prezzo delle polizze assicurative a causa dell’Obamacare. È il cubano anticastrista della Florida spaventato dalle mosse di apertura verso l’Avana dell’amministrazione Obama. È l’imprenditore della Pennsylvania preoccupato di un peggioramento dell’economia a causa del TPP. È la donna bianca del New Hampshire che non segue la politica, non sa chi siano i candidati in corsa ma ama il proprio marito,o e segue le sue indicazioni per votare il presidente. Sono le centinaia di migliaia di elettori del GOP che votano il proprio partito “all the way”, non importa se sia candidato McCain, Romney o Trump.

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E se è vero, come pare dagli exit poll elaborati dalla CNN, che ci sono più elettori registrati come democratici che hanno votato per Trump rispetto a quelli repubblicani che hanno scelto la Clinton e che tra gli indipendenti, dove Obama si è garantito per due volte un buon vantaggio, il candidato del GOP è saldamente in testa, la tesi dell’America “cafona e retrograda” cade come un castello di carte.

L’elettore di Trump è tante cose e molte altre. Milioni di normali cittadini americani hanno trovato una ragione o un motivo particolare per votare Trump, fregandosene altamente di quanti giornali appoggiassero la Clinton.

Questi elettori devono essere rispettati, anche se sostengono qualcuno che non ci piace.

 

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