Euro: unica moneta, differenti economie

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Il Fondo monetario Internazionale (IMF), nella recente pubblicazione del suo annuale “Export Sector Report”per il 2016, ha calcolato la stima del valore dell’euro, nell’ipotesi in cui la moneta unica rispettasse le caratteristiche economiche intrinseche di ciascun paese dell’Eurozona.

Di primo acchito, si evince che l’”Euro” della Germania è nettamente sottovalutato, mentre l’”Euro “ dell’Italia è nettamente sopravvalutato. Per quest’ultima, il tasso di cambio attuale dell’euro risulta superiore di circa il 5% rispetto al livello che dovrebbe essere, in linea teorica, per risultare conforme alle caratteristiche economiche del Bel Paese. Ed è esattamente l’opposto di ciò che avviene per la Germania, per la quale la moneta unica risulta sottovalutata di circa il 15%. In altri termini, se le due economie dell’Eurozona tornassero ad emettere la propria moneta nazionale, la nuova lira dovrebbe essere svalutata di circa il 20% rispetto al marco “post-euro”.

L’istituto di Washington stima – ancora nel suo report annuale – alcuni indicatori economici e finanziari delle maggiori economie del pianeta, mettendo in luce una verità ineccepibile: il sistema monetario internazionale è fortemente soggetto a squilibri. In particolare, le economie mondiali presentano forti squilibri esterni della loro bilancia commerciale. In altri termini, se dividessimo il mondo in due blocchi troveremmo, da un lato, i paesi con surplus esterni, a volte enormi; dall’altro, quelli che registrano un deficit nella loro bilancia dei pagamenti, spesso altrettanto significativo. A partire da questi dati, il FMI ha esaminato le variazioni dei tassi di cambio che sarebbero necessarie per riequilibrare i conti “esteri” di ciascuna nazione: una svalutazione per i paesi in deficit e, al contrario, una rivalutazione per le economie in surplus. Lo studio sostiene che, mentre il paese teutonico nel corso degli ultimi 12 mesi ha registrato un surplus della bilancia dei pagamenti di 306 miliardi (pari circa all’8,5% del PIL), dalla’altra esistono paesi del Sud Europa quali Grecia, Spagna, Italia e Francia che registrano un deficit strutturale della bilancia dei pagamenti. Nel gergo, gli economisti direbbero che si tratta di “un gioco a somma zero”. In un’economia in profonda depressione, come quella dell’Eurozona, caratterizzata dal “vincolo esterno” del cambio fisso, quale sarebbe il rimedio di politica economica condiviso equamente da tutti gli Stati membri?

La scorsa settimana un intellettuale autorevole, uno che certamente è al di sopra di ogni sospetto di simpatie anti-europee, vale a dire il Professor Joseph Stiglitz, ha fornito una spiegazione approfondita dell’insostenibilità dell’ordine economico-sociale europeo. Nel suo recente saggio “L’Euro: Come una moneta unica minaccia il futuro dell’Europa”, il premio Nobel all’economia 2011 ha spiegato come l’euro abbia prodotto dinamiche divergenti nei paesi membri, abbia generato stagnazione e, nel migliore dei casi, solo grazie a una disperata politica monetaria sia riuscito a tenere in piedi l’equilibrio precario dovuto all’elevata disoccupazione. In definitiva, la contrazione e la stag-depressione economica che attanaglia l’eurozona non è stato il risultato di una reazione inadeguata a una crisi esogena, né la conseguenza dell’irresponsabilità fiscale dei governi nazionali dei Paesi cosiddetti PIIGS. È la struttura stessa del sistema euro a creare il vero problema, poiché basata sul gioco della concorrenza al ribasso dei prezzi, in particolare del costo del lavoro. Il problema fondamentale dell’eurozona non è l’austerità. Il problema è che abbiamo reso costituzionale uno dei più gravi errori del XXI secolo,ovvero il pareggio di bilancio, che nemmeno i padri del monetarismo ultraliberista dell’epoca d’oro di Reagan e Thatcher si sarebbero mai sognati di proporre. Lo stesso padre del monetarismo, Milton Friedman sosteneva agli albori della nascita della moneta unica che “The drive for the Euro has been motivated by politics not economics.[ ] It would exacerbate political tensions by converting divergent shocks that could have been readily accommodated by exchange rate changes into divisive political issues.” Tutto questo nel quadro della svalutazione del lavoro iniziata dalla Germania con le cosiddette “riforme Hartz” nei primi anni 2000, che rappresentano decisamente l’azione più anti-europea e anti-sociale che sia stata perpetrata nella UE dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Sognare ancora un’Europa a guida della “locomotiva” mercantilista Germania non significa solo avere una visione miope, ma anche condannare il concetto di Europa e la sua intrinseca essenza ad una agonizzante ed atroce morte.

 

Fonti:

Joseph E. Stiglitz ,The Euro: How a Common Currency Threatens the Future of Europe, W. W. Norton & Company,2016

IMF, 2016 External Sector Report, July 2016

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