Dalla chemio ad Hamer: quando l’informazione fa parte della cura

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Nei tempi remoti le persone ammalate si affidavano alle cure di guaritori che con l’ausilio di erbe, polveri minerali, piante e formule magiche promettevano il rimedio ai mali più disparati. È stata con la sperimentazione dapprima di prodotti naturali e in seguito quelli di sintesi che è nata la farmacologia (il cui termine pharmakon vuol dire non a caso veleno). La medicina in quanto scienza non solo respinge tutte le pratiche alternative che si sostituiscono ad essa ma le condanna fermamente perché la loro effettiva validità non è stabilita da rigorosi esami scientifici. Eppure dal Medioevo della regressione ritornano ai giorni nostri fondamentalisti che indicano come origine delle malattie eventi superstiziosi che come tali devono essere curati. Qualche settimana fa è tornato alla ribalta un personaggio controverso, allontanato dalla comunità scientifica, già finito in carcere per abuso della professione medica: l’ex dott. Hamer, creatore e divulgatore della Nuova Medicina Germanica per la cura del cancro. Questo metodo si basa su un insieme di teorie secondo le quali il tumore è il frutto di un conflitto psichico. Esse non sono mai state sottoposte ad una sperimentazione seria e i loro principi, oltre a essere infondati, negano tutto quello che è stato scientificamente dimostrato sul funzionamento dell’organismo sano e di quello malato. Questa teoria infatti, rifiuta l’uso dei farmaci, provocando nei pazienti che la seguono gravi ritardi nelle terapie e trasformando così tumori curabili in forme incurabili. Come se non bastasse, a far da corollario al “metodo Hamer”, troviamo idee razziste e antisemite: la medicina clinica ufficiale sarebbe una cospirazione ebraica per decimare i non ebrei.

Di questi metodi alternativi se ne contano a decine e, non a caso, riguardano soprattutto le malattie più gravi. Basta una ricerca su Google per accorgersene. La Rete gioca un ruolo di primo piano nel diffondere ed alimentare le idee di sedicenti luminari, che vantano esperienze decennali e forniscono sui loro siti dati e testimonianze sull’efficacia delle loro terapie. Peccato che nessun dato sia confermato da analisi rigorose, ma solo da una cieca fiducia nei confronti dei “guru”, stregoni 2.0 che sfruttando la debolezza emotiva di pazienti già provati da diagnosi pesanti, utilizzano l’altissimo potere di persuasione del web. Ecco come il “Medioevo scientifico” sopravvive al giorno d’oggi: Internet è diventato il moderno passaparola di pratiche pseudo-miracolose. Sembra un paradosso: lo stesso mondo tecnologicamente avanzato che getta le basi per il progresso scientifico (strumenti diagnostici avanzati, chirurgia robotica…) è anche lo strumento principale di trasmissione di menzogne. Infatti, secondo i dati Istat, gli italiani che si rivolgono a terapie alternative sono circa 8 milioni. È anche vero che di fronte alla diagnosi di cancro, ad esempio, subentra la paura del dolore, degli effetti collaterali legati alla chemioterapia, alla radioterapia, agli interventi mentre i trattamenti “naturali” promettono falsamente l’assenza di effetti indesiderati e puntano sulla capacità di offrire miglioramenti immediati e di allontanare il dolore. Dovrebbe essere ricordato però che le terapie alternative sono da molto tempo oggetto di svariate critiche. Un esempio è l’omeopatia, priva di riscontro scientifico sia per ciò che concerne l’efficacia (ricondotta e ridotta dalla comunità scientifica all’effetto placebo) sia per ciò che riguarda il funzionamento, in totale contrasto con le più elementari regole della chimica molecolare.

In Italia la multiterapia Di Bella e la truffa di Stamina hanno provocato scalpore e offerto spunto di sfiducia nella medicina ufficiale. La dimostrazione si è avuta recentemente, con il caso della ragazza padovana morta di leucemia dopo aver rifiutato la chemioterapia in favore del metodo Hamer. La famiglia si è appellata all’autonomia nella scelta della cura, malgrado tutti gli sforzi fatti dai medici verso un protocollo standard, che avrebbe offerto alla diciottenne un’ottima percentuale di sopravvivenza.

Certo, si parla di percentuali, non di certezze. Certo, esiste il diritto alla libertà di cura. Ma affidarsi ai “guru” non è curarsi. Equivale a non fare nulla, dal momento che le cure alternative non hanno alcun effetto terapeutico antitumorale. Bisognerebbe rimarcare questo aspetto. È dovere dello Stato difendere i cittadini dai propugnatori di terapie alternative. Per questo occorre una corretta informazione scientifica, un’onesta professionalità medica e una fiducia nel progresso delle armi terapeutiche che vengono messe in campo sempre più di frequente. Le terapie tradizionali, nei loro limiti e con le loro tossicità (ricordiamo il significato di pharmakon) hanno portato a risultati incoraggianti. (Figura 1).

 

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Figura 1

Ma se l’evidenza è dalla parte della medicina tradizionale, come riescono a difendersi ed a diffondersi i medici alternativi? Secondo loro l’ostilità accademica è dovuta, principalmente, ai reciproci interessi economici che legherebbero i medici ufficiali alle aziende bio-farmaceutiche. In particolare, l’industria farmaceutica costituirebbe un florido business che non tiene conto della salute del paziente; producendo farmaci soprattutto antitumorali e chemioterapici che curano solo certi aspetti della malattia, causando però altri problemi, per i quali si potranno in seguito trovare altri farmaci da somministrare. In questo giro gli unici a ricavarne profitto sono i produttori, mentre i pazienti sarebbero costretti ad accettare questa condizione, entrando loro malgrado in una condizione di dipendenza perenne.

D’altra parte anche il giro d’affari della medicina alternativa è imponente, con centinaia di migliaia di praticanti nelle svariate discipline, ed una stima di circa 50 miliardi di euro di spesa globale annua. Il fatto di utilizzare pratiche che allo stato attuale hanno dimostrato scarsa o nulla efficacia reale oltre all’effetto placebo e, riguardo l’omeopatia, utilizzando farmaci privi di qualsiasi elemento attivo (quindi esenti dalle costose procedure di validazione e controllo richieste da farmaci allopatici), rende la medicina alternativa un’attività economicamente assai conveniente. Ad essa non sono forse imputabili le accuse di quegli stessi conflitti d’interesse che rivolge alla medicina ufficiale?

Resta il fatto che ricondurre il dibattito sulla salute delle persone ad una mera concezione economica, oltre a non offrire alcuna soluzione, non è eticamente accettabile. L’unica guerra che si dovrebbe combattere è quella contro le malattie. È in questo campo che dovrebbero concentrarsi tutte le forze e le competenze. Contro gli imbonitori, i ciarlatani e gli stregoni l’unica medicina è la divulgazione dell’evidenza scientifica.

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