EXPO 2015: tra presente e futuro

EXPO2015-Padiglione-Italia

Ci lasciammo nello scorso articolo con il presagio che il bilancio 2015 di Expo sarebbe stato pubblicato subito dopo le amministrative di giugno 2016…Per fortuna però, il documento è stato caricato sul sito dell’esposizione a metà maggio permettendoci quindi di elaborare i diversi risultati per commentare l’amministrazione di Sala.

Partendo dal fatto che da poco sono stati nominati i soggetti che si occuperanno della chiusura e della messa in liquidazione della società medesima, si può iniziare dicendo che dall’analisi patrimoniale risulta che gli impieghi sono costituiti, per la maggior parte, da capitale circolante (84,83%) mentre, solo il 15% delle attività è costituito da immobilizzazioni. Le fonti di finanziamento sono formate, per il 94,35% da debiti a medio/lungo termine e, solo per 15%, da debiti a breve. Peraltro il capitale proprio ha subito, in termini percentuali, un forte decremento passando da un anno all’altro arrivando, nel 2015, a ricoprire solo lo 0,06% delle passività.

Dall’analisi finanziaria, invece, l’indice di disponibilità (5,61) ci comunica che la società è capace di far fronte ai debiti a breve utilizzando le disponibilità che si rendono liquide entro i 12 mesi. Questo risultato è ampliato dal valore dell’indice di liquidità secondaria (5,61) che indica il fatto che la società è capace di far fronte alle passività correnti utilizzando le disponibilità che si rendono immediatamente liquide. L’indice di autocopertura delle immobilizzazioni e l’indice di copertura globale delle immobilizzazioni evidenziano che queste ultime sono finanziate interamente ricorrendo al capitale proprio e alle passività consolidate.

Prima di iniziare l’analisi economica bisogna dire che, anche nel 2015, Expo ha conseguito una perdita d’esercizio pari a 23.807.026 euro. Come ha anche sottolineato laRepubblica: “Ogni visitatore avrebbe dovuto pagare un biglietto di poco più di 100 euro per mandare in pareggio Expo con le sole entrate da botteghino”. A conseguenza di ciò non è possibile effettuare una vera e propria analisi economica della società dato che, la maggior parte degli indici (ROA, ROE, ROI) è negativa. È possibile però dire che la redditività unitaria delle vendite espressa dal ROS si ripete, nell’anno, ogni 266 giorni (il che è un grande traguardo dato che, negli anni precedenti, si procedeva con una media di 3000 giorni).

In conclusione, volevo analizzare quella che è la principale idea per il dopo-Expo: Lo “Human Technopole”; si tratta di un progetto che è stato definito da Renzi come un “centro di ricerca mondiale su sicurezza alimentare, qualità della vita, ambiente”. Non è però tutto oro quel che luccica: In effetti lo stesso premier ha affidato la gestione del progetto all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova che, a quanto pare, è un ente di diritto privato che riceverà investimenti pubblici (circa 150 milioni l’anno per 10 anni) per destinarli ad altri enti che elaboreranno progetti di ricerca per la realizzazione di questo utopico “Human Technopole”. La domanda a questo punto sorge spontanea: è ragionevole far sì che una fondazione privata gestisca soldi pubblici per la ricerca italiana e internazionale? Non sarebbe più semplice mettere in contatto direttamente i ricercatori con la Macchina Pubblica risparmiandoci così ulteriori intermediari che allungano i tempi della già lentissima burocrazia?

Un’altra importante notizia da aggiungere è che, dal 2011, la proprietaria del terreno sul quale poggiavano i padiglioni è Arexpo S.p.a., una società partecipata da:
– Regione Lombardia che detiene il 34,67% del capitale;
– il Comune di Milano che detiene il 34,67% del capitale;
– la Fondazione Fiera di Milano che detiene il 27,66% del capitale;
– la città metropolitana di Milano che detiene il 2,00% del capitale;
– il Comune di Rho che detiene l’1,00% del capitale
Questa impresa ha, tra le diverse missions aziendali, anche quella del “coordinamento, anche attraverso le competenze tecniche dei Soci, del processo di sviluppo del piano urbanistico dell’area, relativamente alla fase post-Expo, tenendo conto della disciplina urbanistica e del mix funzionale definito dalla variante urbanistica approvata mediante l’Accordo di Programma approvato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n.7471 del 4 agosto 2011”. Tutto ciò per dire che lo “Human Technopole”, per essere realizzato, dovrà mettere d’accordo tre diverse realtà: quella dell’IIT, quella di Arexpo e quella, magari, del Consiglio dei ministri competenti in materia.

Insomma, ci sarà solo da sperare che un progetto così ambizioso come è stato Expo non si trasformi, in futuro, nell’ennesima città fantasma costruita grazie alle incomprensioni e al tergiversare della classe dirigente italiana. Intanto però ci si può consolare con il fatto che, a fine 2015, i debiti dell’esposizione che devono ancora essere liquidati ammontano a 406,8 milioni di euro.

Fonti:
http://milano.corriere.it/
http://www.arexpo.it/
http://www.repubblica.it/
http://www.ilmattino.it/
http://www.repubblica.it/

Vota i nostri posts