Don Chisciotte kazako: la battaglia contro il sistema delle pubblicazioni accademiche

sci-hub

“Il primo sito pirata nel mondo che fornisce l’accesso pubblico e di massa a decine di milioni di articoli di ricerca”; è così che si definisce Sci-Hub stesso, il sito fondato nel 2011 da una giovane studiosa kazaka che ha guadagnato la notorietà in questi ultimi mesi da quando è stata intrapresa un’azione legale nei suoi confronti.

Alexandra Elbakyan è la ventiseienne protagonista di questa vicenda; nata e cresciuta ad Almaty, è una dei pochi talenti dell’ex-Unione Sovietica a non aver abbondonato la sua terra. Gli studi universitari nella capitale kazaka insieme ad un’esperienza lavorativa a Mosca, un periodo di ricerca in Germania e un altro negli Stati Uniti le hanno permesso di sviluppare avanzate capacità informatiche e farla diventare un pirata del web. Tuttavia ora rimanere in Russia le permette di sfuggire alla giustizia americana. Alexandra infatti rischia molto; dopo la prima denuncia per violazione del copyright nel 2013, due anni dopo la prestigiosa casa editrice Elsevier ha intrapreso un’azione legale contro Sci-Hub. Attraverso questo sito infatti è possibile accedere a più di 47.000.000 di articoli scientifici che Alexandra è riuscita ad ottenere forzando le protezioni e iniziando una collaborazione con LibGen, un database creato poco dopo Sci-Hub. Nel novembre 2015 la giustizia americana ha ordinato di chiudere il sito ma è bastato un mese a Sci-Hub per riapparire cambiando solo dominio ‘.io’, in modo da non sottostare alla giurisdizione statunitense.

“La nostra missione è quella di rimuovere ogni barriera che impedisce la più capillare diffusione della conoscenza nella società umana” recita il sito o ancora “Noi combattiamo l’ineguaglianza nell’accesso alla conoscenza nel mondo. La conoscenza scientifica dovrebbe essere disponibile per ogni persona a prescindere dal suo reddito, dal suo stato sociale, dalla sua localizzazione geografica,..” Alexandra ha le idee chiare così come tutte le persone che lottano insieme a lei questa battaglia e che formano una comunità sempre più grande. Nelle interviste che ha avuto modo di rilasciare, la giovane ha messo in luce come essere cresciuta in un paese in cui la libertà di accesso a qualsiasi cosa, dalla musica al sapere, fosse limitata sia ciò che l’ha spinta maggiormente a intraprendere questo progetto. La sua è una battaglia per l’umanità, odora di utopia e sfonda i confini del mondo accademico. Anche l’analogia della sua storia con quella di Aaron Swartz, l’attivista americano che si suicidò dopo essere stato condannato a 35 anni di carcere e una multa di 1 milione di dollari per aver rubato più di 4 milioni di articoli dalla biblioteca accademica digitale Jstor non sembra spaventarla.

In una intervista rilasciata a ‘Il Fatto Quotidiano’, Alexandra ha affermato come consideri il copyright sulla scienza “diseducativo, un ostacolo al progresso della scienza. Il principio di una libera condivisione della conoscenza è così importante che molti osservatori lo ritengono una componente essenziale dell’etica scientifica”. E’ assurdo per Alexandra come le case editrici di articoli scientifici tengano in pugno il mondo della ricerca in cui da una parte si è obbligati a pubblicare su quelle più blasonate per far conoscere il proprio lavoro e ricevere fondi e dall’altra a sottoscrivere abbonamenti con costi proibitivi per venire a conoscenza delle attività di ricerca degli altri. A differenza del mondo della musica o del cinema, gli autori degli articoli non percepiscono una cifra per ogni copia venduta ma è l’editore ad incassare ed è stato proprio questo ultimo aspetto che Alexandra ha sostenuto contro chi l’ha paragonata ai pirati di musica o film.

Se per Alexandra serve una rivoluzione per debellare questo sistema e sotterrare definitivamente le case editrici con i loro copyright, c’è anche chi si sta muovendo nella stessa direzione a passi più lenti. E’ una frangia del movimento open access che sostiene come Sci-Hub non rappresenti una soluzione al sistema delle pubblicazioni, ciò che serve è l’intervento delle istituzioni. In questo ambito sembra essere promettente l’esempio olandese: l’attività di ricerca finanziata dalla Organizzazione nazionale per la ricerca scientifica è accessibile liberamente dal 1° dicembre 2015 e inoltre le università olandesi stanno tracciando con Elvasier un percorso per l’accessibilità pubblica degli articoli scientifici.

‘Troppo lento’ è ciò che commenta la giovane kazaka nel sentire questo tipo di iniziative; in ogni istante ci sono studenti e ricercatori in tutto il mondo che non possono aspettare per avere accesso a determinati articoli. Alexandra sente di essere diventata indispensabile insieme al suo sito a milioni di persone e non può camminare con i lenti ritmi del compromesso.

“To remove all barriers in the way of science” è la didascalia di Sci-Hub e anche se la battaglia di Alexandra sembra quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento, la speranza che la sua forza di giovane donna travolga il mondo fa spuntare un sorriso.

 

Fonti: Internazionale, Il Fatto Quotidiano, Science

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