Analfabetismo matematico: quanto dobbiamo preoccuparci?

“Odio la matematica”, “di matematica non ho mai capito nulla”, “la matematica è astratta, non serve a nulla”; frasi come queste le abbiamo sentite tutti, molte persone le ripetono senza provare vergogna e a volte addirittura con un pizzico di orgoglio. Non riuscire ad astrarre semplici concetti matematici (come le proporzioni o le potenze) è socialmente accettato e diffuso addirittura in ambienti accademici, dove invece l’analfabetismo è considerato come una vera e propria piaga. Perché l’analfabetismo matematico non preoccupa tanto quanto l’analfabetismo?

Per definire una persona incapace di ragionare con i numeri gli inglese usano il termine “innumerate”, coniato dal professore di scienze cognitive Douglas Hofstadter e diffuso nel 1989 dal matematico John Allen Paulos, che scrisse libro per affrontare questo problema.

In Italia pochi mesi fa si è diffuso un articolo allarmante che definiva un italiano su quattro come un “analfabeta matematico”, cioè un “innumerate”; questo dato dev’essere contestualizzato per comprendere fino a che punto la situazione italiana sia critica.

Quest’articolo si basa su un rapporto Ocse-Pisa del 2012 che ha raccolto i dati di oltre 60 milioni 15enni in 64 paesi diversi con l’obiettivo di stimare il livello di analfabetismo classico, matematico e scientifico. Se questi dati fossero attendibili in Italia sarebbero stati analizzati 566 973 quindicenni, praticamente tutti gli italiani nati nel 1997 (che sono 534 462) oltre ai ragazzi che hanno ottenuto la cittadinanza italiana in un secondo momento, ma con un po’ di spirito critico si può immaginare quanto sia improbabile coinvolgere totalmente un campione così ampio.

Ocse1_MGTHUMB-INTERNA

 

Ignorando questa dovuta premessa, consideriamo i dati attendibili, confrontandoli con il precedente rapporto del 2003. In Italia l’analfabetismo matematico raggiunge quota 24.7%, quasi 2 punti percentuali sopra la media mondiale, però bisogna considerare che rispetto a nove anni prima il dato è diminuito del 7%, che è un ottimo risultato in prospettiva futura. Sono calati anche l’analfabetismo classico (19.5%, diminuito del 4.4%) e quello scientifico (18.7%, diminuito del 6.6%).

La situazione italiana è ancora sotto la media mondiale ma il netto miglioramento indica che si sta andando nel verso giusto,ma purtroppo questo non vale anche per tutti gli altri stati. Le nazioni dove l’innumeracy (per usare il termine inglese) è più diffusa sono Indonesia, Tunisia, Brasile, Messico e Uruguay, ma solo in quest’ultima la situazione è peggiorata negli ultimi anni; dall’altra parte della classifica i paesi dove la situazione è meno grave sono Cina e Giappone. Il trend italiano è analogo a quello portoghese e a quello russo, si dovrebbero prendere come esempio Germania e Polonia, mentre non si nota nessun miglioramento negli Stati Uniti e in Spagna e per concludere le nazioni che dovrebbero reagire al recente aggravarsi della situazione sono la Svezia e la Francia.

Ocsedue_MGTHUMB-INTERNA

 

Dopo aver fatto il punto della situazione rimangono da chiarire alcuni dubbi sulla “innumeracy”. Innanzitutto si può definire come incapacità ad usare la matematica, da non confondere con la discalculia, che può al massimo esserne una causa, proprio come può esserlo la dislessia per l’analfabetismo classico.

Inoltre nel rapporto Ocse-Pisa si sono individuati diversi fattori che incidono sulla probabilità di essere un innumerate: una ragazza che vive con un solo genitore, che ha origini straniere, che parla una lingua diversa a casa da quella che parla a scuola, che vive in campagna, che non ha fatto la scuola materna, che è stata bocciata e ha abbandonato la scuola per lavorare ha l’83% di probabilità, mentre la situazione opposta, cioè un ragazzo che vive con due genitori, non ha origini straniere e parla a casa la stessa lingua che parla a scuola, che vive in città, che ha fatto più di un anno di scuola materna, non è stato bocciato e non ha abbandonato la scuola, ha solamente il 5% di probabilità.

 

rapporto-4-jpg-09de0c9b8780b8acb2264fed5082b3c6d

Nella vita di tutti i giorni un analfabeta matematico ha diversi svantaggi, oltre quello di dover usare spesso una calcolatrice o dover chiedere spesso aiuto per risolvere anche i problemi più semplici; per esempio fa fatica a distinguere diversi livelli di rischio, tende a credere più facilmente alle pseudoscienze ed è più sensibile all’effetto framing, cioè le sue scelte possono essere influenzate con meno fatica.

Il professor Paulos ha raccontato in un’intervista un aneddoto per spiegare quanto fosse diffuso questo problema: un giorno, in compagnia di alcuni scrittori, mentre guardavano il meteo in televisione venne annunciato che sia sabato sia domenica ci sarebbe stato il 50% di probabilità che piovesse, quindi nel weekend ci sarebbe stata una probabilità di pioggia pari al 100%; di fronte a quest’errore grossolano rimasero tutti impassibili lasciando il professore molto perplesso.

Nella stessa intervista questo matematico spiegò i motivi che lo spinsero ad affrontare il problema dell’innumeracy con una semplice frase: ” Sono angosciato per questa società, che dipende così tanto dalla matematica e dalla scienza e che sembra ancora così indifferente all’analfabetismo matematico e scientifico di così tanti dei suoi cittadini”.

Vota i nostri posts

282 Comments

Comments are closed.