EXPO 2015: facciamo chiarezza

Milano Expo 2015,Movida serale. L'albero della vita (Massimo Procopio, MILANO - 2015-05-12) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Milano Expo 2015,Movida serale. L'albero della vita (Massimo Procopio, MILANO - 2015-05-12) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

In questa ricerca ho voluto analizzare in primo luogo, le disposizioni fiscali applicate all’Esposizione Universale di Milano 2015, per poi passare a un’analisi finanziaria, patrimoniale ed economica dei diversi bilanci pubblicati dal 2009 al 2014 sul sito dalla società stessa. In allegato potrete trovare comunque tutti i documenti riclassificati.

Con la circolare n.26/E, l’Agenzia delle Entrate illustra, nel dettaglio, le regole di carattere fiscale previste dall’Accordo siglato tra l’Italia e il Bureau International des Expositions. Il documento fa un quadro dei soggetti coinvolti nell’evento: I Partecipanti ufficiali (cioè gli Stati e le Organizzazioni internazionali intergovernative) e i Partecipanti non ufficiali (amministrazioni pubbliche territoriali, organizzazioni internazionali, associazioni e imprese estere e non). I Partecipanti ufficiali e non ufficiali sono esentati dalle imposte dirette per i redditi prodotti nell’ambito delle attività istituzionali espositive e non commerciali. Tali agevolazioni, non valgono, invece, per i redditi derivanti da attività commerciali, in riferimento alle quali si dovranno osservare gli obblighi e gli adempimenti previsti dalle disposizioni fiscali italiane.
L’esenzione dalle imposte indirette è riconosciuta ai soli Partecipanti ufficiali.
In particolare, la circolare precisa che essi possono acquistare beni e servizi “di importo rilevante” destinati all’attività espositiva in regime di non imponibilità Iva. Il beneficio spetta per gli acquisti di importo superiore a 300 euro. Partecipanti ufficiali e Partecipanti non ufficiali, invece, possono entrambi fruire dell’esenzione dall’Imu e dalla Tasi per i fabbricati da essi posseduti. Inoltre, gli atti e le transazioni relativi agli acquisti di beni e servizi effettuati dai Commissariati generali di sezione per fini espositivi e non commerciali sono esenti dalle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale. La regola vale anche per i Partecipanti non ufficiali, ma limitatamente agli atti, transazioni e operazioni finanziarie relativi ai fabbricati utilizzati dagli stessi per partecipare a “Expo 2015”.

Dalla riclassificazione degli stati patrimoniali della società è stato possibile eseguire l’analisi per indici da cui è emerso che l’azienda, all’interno degli impieghi, possiede una forte elasticità data dalla maggioranza dell’attivo circolante rispetto alle immobilizzazioni (che poi va ad assottigliarsi nel corso degli anni). Le fonti della società sono ben bilanciate dato che esse sono costituite, per circa il 35%, da debiti a breve termine, per il 25% da debiti a medio lungo termine (anche se questa tendenza si inverte passando da un esercizio ad un altro facendo sì che prevalgano le passività a lungo rispetto a quelle a breve) e, per la parte restante, da capitale proprio. Il rapporto debt/equity ci permette di stabilire però che l’azienda si trova in una grave situazione di dipendenza finanziaria data dall’elevato valore del quoziente: soprattutto negli ultimi anni gli impieghi risultano finanziati, praticamente nella loro totalità, da capitale di debito (soprattutto a breve termine).

Attraverso l’indice di disponibilità si può desumere che la società, almeno nei primi anni, è riuscita a far fronte agli impegni finanziari a breve utilizzando tutte le attività che si rendono liquide entro l’esercizio; probabilmente dopo l’aumento spropositato delle passività correnti l’azienda non ha più saputo controllare la situazione. Naturalmente, per la mancanza totale di rimanenze in bilancio, l’indice di disponibilità e quello di liquidità secondaria coincidono. Il concetto appena espresso viene ripreso dall’indice di auto copertura delle immobilizzazioni il quale evidenzia il fatto che l’azienda, per finanziare le immobilizzazioni, oltre che ricorrere al capitale proprio utilizza anche capitale di debito soprattutto negli ultimi anni ma l’indice di copertura globale delle immobilizzazioni ci rivela che gli investimenti, almeno nei primi anni, sono finanziati ricorrendo alle passività consolidate oltre che al capitale proprio (capitale permanente).

Premessa per iniziare l’analisi degli indici di redditività è di considerare il fatto che l’azienda, per tutti gli esercizi dall’apertura, ha registrato solo perdite. Come risulta dal quoziente del ROA, gli impieghi della società hanno portato solo ad un risultato negativo molto elevato nei primi due esercizi che poi è improvvisamente sceso negli esercizi successivi. Naturalmente i soci dell’azienda non hanno mai ricevuto né dividendi né qualsiasi altra remunerazione offerta dal capitale di rischio investito dato che anche il ROE ed il ROI risultano negativi. Per effetto di questo gli investitori potrebbero essere scoraggiati dall’investire capitali nella società e quest’ ultima potrebbe esserlo per finanziare gli investimenti tramite l’indebitamento esterno dato che il ROD risulta essere superiore rispetto al ROI e quindi il costo medio dell’indebitamento è superiore rispetto al tasso di redditività che potrebbe ottenere l’azienda investendo il finanziamento in attività di qualunque tipo. Prendendo invece il ROS ci viene comunicato che la società non è ancora in grado di ottenere il quantitativo di ricavi necessario per poter coprire i costi unitari del prodotto: addirittura nei primi esercizi il valore del ROS superava il -100%. Come conseguenza del quoziente negativo del ROS si può evidenziare che il rapporto espresso dall’indice di rotazione degli impieghi risulta praticamente pari a zero e quindi il grado di velocità dell’impresa nel concludere il ciclo operativo (acquisti-trasformazione-vendite) è molto basso (basta pensare che dal 2009 sarebbero dovuti passare 73000 giorni per poter vedere il riciclo degli impieghi). Guardando al conto economico della società di può osservare che il reddito d’esercizio è costituito, quasi nella sua totalità, dagli importi della gestione accessoria, finanziaria e straordinaria dell’azienda (addirittura nell’ultimo esercizio l’incidenza è superiore al 200%). Infine, il Leverage esprime la sottocapitalizzazione della società (dato che i suoi valori superano il 2 e sfiorano il 25) e che quindi essa ricorre in modo considerevole al capitale di debito.

Attraverso i margini patrimoniali si può osservare che la società ha avuto un buon andamento per i primi due anni di gestione ma che poi ha avuto qualche problema operativo dal terzo esercizio. Il PCN ed il margine di tesoreria ci fanno osservare che la società, almeno per i primi due anni di gestione, è stata capace di estinguere le passività a breve termine attraverso il realizzo di attività a breve termine o differite.

Il margine di struttura primario e secondario ci permettono di evidenziare il fatto che la società è riuscita a far fronte alle immobilizzazioni utilizzando il capitale proprio nei primi due anni ma che poi ha dovuto ricorrere al capitale di terzi per coprire la parte mancante.

In chiusura vi comunico che, purtroppo, non è stato possibile analizzare il bilancio al 2015 perché di recente, lo stesso Giuseppe Sala (Commissario unico di Expo), ha posticipato la pubblicazione del documento da fine aprile a fine giugno 2016. Fino ad allora non sapremo mai, nonostante le diverse dichiarazioni di Sala, se la società ha davvero registrato un reddito d’esercizio positivo o negativo; l’unica speranza è che il bilancio venga pubblicato prima delle elezioni…

 

http://expo2015notizie.it/blog/expo2015-il-progetto/da-shangai-a-milano/5649/procedura-durgenza-per-le-opere/

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Documentazione/Archivio/Expo2015/

 

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