Sulle spalle di Atlante

Atlante

Probabilmente qualcuno tra voi sarà corso a rispolverare qualche libro di mitologia greca, ma state pure tranquilli, l’argomento è molto più attuale ed è tutto italiano. Stiamo parlando del nuovo fondo “Atlante”, frutto della sinergia tra il Governo e i principali istituti di credito italiani, che dovrà reggere il nostro sistema bancario.
Gli obiettivi di questo fondo, nato in un momento complicato per il comparto del credito italiano, sono principalmente due: il primo, più attuale, è garantire gli aumenti di capitale di banche in difficoltà; il secondo, in una prospettiva a medio-lungo termine, consiste nel progetto di rilevare parte dei crediti in sofferenza (Not Performing Loans) di gran parte degli istituti italiani.

 

La dotazione del fondo dovrebbe essere nell’ordine dei 6 miliardi di euro, saranno le banche stesse a finanziarlo e le cifre più consistenti arriveranno dai due istituti più grandi e forti del paese: tra gli 800 milioni e un miliardo di euro da Intesa Sanpaolo e un miliardo circa anche da parte di Unicredit. Insieme a loro vi saranno altre società creditizie del paese: Ubi Banca (200 milioni), BPM (100 mln), Banco Popolare (50 mln); fondazioni (100 mln a testa per Cariplo e Sanpaolo); Cassa depositi e prestiti (500 mln, cifra limite per evitare lo stop da parte della BCE causa “aiuto di stato”) e compagnie assicurative come Generali (150 mln). L’impiego di questo denaro dovrebbe essere ripartito per il 70% agli aumenti di capitale più difficoltosi, scongiurando il rischio di eventuali bail-in, e circa il 30% per l’acquisto di NPL e relative cartolarizzazioni di tipo JUNIOR, non vendibili sul mercato, difficilmente smaltibili dai bilanci e non contemplate nel nuovo sistema GACS, anch’esso ideato dal Ministero delle Finanze.
Il rendimento per gli istituti che parteciperanno a questo progetto si dovrebbe attestare a circa il 6-7% lordo annuo.
Probabilmente molti di voi si chiederanno perché sia stata “rispolverata” questa figura mitologica e soprattutto perché sia stato creato in così poco tempo, in un Paese dove tali sinergie richiedono mesi se non anni. È evidente una forte instabilità del sistema che è iniziata a peggiorare da inizio anno, con l’indice Ftse Italia Banks che ha subito un vero e proprio tracollo, perdendo circa il 30% dal 1° gennaio, con picchi del -50% per Mps e Banco Popolare. Il motivo risiede nel fatto che il credito italiano si trova in una vera e propria tenaglia: da una parte una media di NPL, in confronto al credito erogato, che è ben più alta della media europea (16,8% contro il 5,8% europeo secondo l’EBA), che diminuisce troppo lentamente soprattutto in certi istituti come MPS e BP, riducendo considerevolmente la fiducia dei mercati e degli investitori; dall’altra parte l’obbligo della Vigilanza Europea di due aumenti di capitali molto onerosi e a breve distanza, 1,75 miliardi per la Popolare di Vicenza e 1 miliardo per Veneto Banca, a cui si aggiunge l’ADC di un 1 miliardo per il Banco Popolare, condizione necessaria posta dalla BCE per la fusione con BPM.

 

L’obiettivo di Atlante, lodato dall’ FMI, è proprio quello di mettere al riparo, almeno temporaneamente, le banche più deboli dalla speculazione e da scalate, ostili e non, da parte di hedge fund stranieri (da sottolineare, a prova di questa tesi, l’interesse del fondo Apollo per Banca Carige), ciò grazie a uno sforzo iniziale per gli istituti con indici di solidità più forti, in attesa che vengano fatti importanti in Italia e soprattutto in Europa in merito allo spinoso capitolo “bad bank”.

 

I giudizi non troppo positivi di alcuni analisti come Fitch e il WSJ, che fanno notare come possa avere potenziali effetti negativi sulle banche più grandi del sistema, riescono già a far comprendere come anche oggi, migliaia di anni dopo, il compito di Atlante sarà difficile, poiché dovrà garantire ancora la stabilità di un “mondo” : l’intero sistema bancario italiano.

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