L’insostenibilità economica di un mondo vegano

Sono carnivoro, mangia-cadaveri e politicamente scorretto, e sono fiero di esserlo. Io sono colui che, sbranando conigli, macellando agnellini e consumando il pianeta, manda avanti con i suoi simili l’economia. Sono un essere riprovevole che alimenta il suo già pasciuto benessere ai danni di Madre Natura, e mi va benissimo così. E, soprattutto, odio i vegani.

Premetto che, oltre a essere una persona orribile, sono anche liberale nell’animo, pertanto rispetto la scelta di chi decide di rabbuiare la propria vita sostituendo le bistecche di manzo col tofu, ma è la loro pretesa di diffondere universalmente un modello inefficiente che mi urta e perplime. Come me la penserà sicuramente Giuseppe Cruciani, conduttore radiofonico del programma La Zanzara di Radio 24, diventato ancora più conosciuto di quanto già non fosse in seguito all’aggressione subita da un gruppo di nazi-vegani (neologismo coniato dallo stesso Cruciani): armato solamente di un salame, il conduttore ha sfidato il gruppo di facinorosi alla ricerca dello scontro fisico. Questo fatto, come molti di voi sicuramente sapranno, ha avuto risonanza ancora maggiore quando Le Iene hanno organizzato una delle loro tipiche “interviste doppie” con lo stesso Cruciani e Valerio Vassallo, esponente integralista del Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente (sotto troverete i link dei video dell’aggressione e dell’ormai famosa intervista, lascio a voi i commenti).

Abbandoniamo però un attimo i sentimentalismi e ragioniamo in maniera un po’ più razionale sull’argomento e chiediamoci: “cosa porterebbe per l’economia italiana un malaugurato mondo vegan?”. Tutti abbiamo malauguratamente occupato parte della nostra limitata materia grigia per imparare, quasi per osmosi, in cosa consista la filosofia vegana; sapendo che, in un mondo vegano, gli animali diventerebbero una risorsa pressoché utile tanto quanto i libri di Marzullo o i video di Francesco Sole, facciamo una botta di conti per vedere come andrebbero le cose in un paio di scenari estremi.

Caso 1: Un’Italia 100% veg

È senza dubbio l’eventualità che mi spingerebbe a prendere tre paia di mutande, il mio poco talento, la mia intolleranza e le altre poche cose di mia proprietà e andare a mangiare Golden Retriever in Cina, ma sebbene la mia emigrazione non porti nessun danno considerevole per il Paese (anzi, la cosa potrebbe anche non dispiacere), l’annichilimento del mercato animale sarebbe un disastro economico senza pari. Andiamo per step:

  • Se venisse dichiarato illegale mangiare conigli (cosa richiesta a più voci, con tanto di petizioni promosse da enti quali A.E. Coniglio e Feder F.I.D.A. Onlus, che hanno addirittura lanciato l’improbabile hashtag #coniglioamicomio e attivato il sito www.coraggioconiglio.it al fine di equiparare i conigli ai cani e gatti, e quindi rendere reato cibarsene) l’Europa perderebbe il suo primo produttore in assoluto, con il Bel Paese che produce ben 262 mila tonnellate di carne di coniglio delle 512 mila totali prodotte nell’Unione. Prendendo i dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano e ISMEA, che affermano che il consumo medio per famiglia si aggira intorno ai 16 euro mensili per pollame, carne di coniglio e selvaggina, e considerando che il numero di famiglie presenti in Italia tende alle 23 milioni di unità, siamo in grado di calcolare che questo mercato frutta ben 4 miliardi di euro l’anno (centesimo più, centesimo meno).
  • Il mercato della carne bovina e suina è altrettanto importante per il Bel Paese: sempre ISMEA e Camera di Commercio di Milano quantificano la spesa media mensile famigliare per queste carni intorno ai 50 euro per unità famigliare; sempre considerando il numero di famiglie sopra citato, il mercato di carne bovina e suina in Italia vale circa 13 miliardi e mezzo di euro l’anno.
  • Il settore dei latticini e dei derivati è un’altra branca del settore agroalimentare che andrebbe a scomparire in un mondo vegano; la cosa, come ben potete immaginare, non avrà effetti esattamente positivi sulla nostra economia. Al momento, il lattiero caseario costituisce il quarto comparto più importante dell’esportazione agroalimentare italiana: rappresenta infatti il 10% dell’esportazione totale e frutta, ogni anno, circa 2,5 miliardi di euro.
  • Il settore avicolo legato alla produzione delle uova, in Italia, produce ben 12 miliardi e mezzo di pezzi dando lavoro a più di 2500 persone; l’Italia è autosufficiente al 94.8% per quanto riguarda l’approvvigionamento di uova.
  • Anche il settore della pellicceria andrebbe anche a scomparire (ok che non mangeremmo gli animali, ma non credo che un mondo veg veda di buon occhio chi va in giro con una pelliccia). Come riportato da AIP (Associazione Italiana Pellicceria), questo è uno dei segmenti fondamentali del settore dell’abbigliamento italiano e frutta ogni anno circa 850 milioni di euro.

Ovviamente potremmo andare avanti ancora un bel po’, discutendo sui drammatici effetti che una dinamica simile porterebbe al nostro sistema economico, all’occupazione, ai consumi, alla felicità stessa delle persone, ma preferisco lasciare tali temi alla vostra immaginazione e passare oltre.

Caso 2: un mondo vegano.

Vi prego, non fatemi neanche ipotizzare uno scenario simile: mi vedo già insieme al baldo cavalier Cruciani e alla Resistenza dei carnivori superstiti, armati di salame e caciotta a combattere l’ultima, gloriosa battaglia contro l’esercito vegano mondiale in difesa del sacrosanto diritto di poter mangiare quello che si vuole. Facciamo però questo sforzo mentale e immaginiamo dove potrebbe andare, e a cosa dovrebbe rinunciare, un mondo intero di non-mangia-cadaveri.

  • I dati economici che vi porterei discutendo di un caso ampio come quello che ho aperto risulterebbero essere ancor più delle stime rispetto a quelli che vi ho portato precedentemente parlando del caso italiano, pertanto limitiamoci a ciò che riporta la Camera di Commercio di Milano senza stare a scervellarci troppo sopra: ogni anno vengono prodotte (e quindi andrebbero sprecate) circa 102 milioni di tonnellate di carne suina, 57 milioni di tonnellate di carne bovina, circa 30 milioni di tonnellate di carne di pollo e coniglio, senza parlare di tutti i prodotti lattiero caseari, gli altri tipi di carne e tutti gli alimenti preconfezionati contenenti uova che smetterebbero di essere prodotti: lascio a voi le conclusioni relative alle conseguenze in termini di lavoro che ciò porterebbe.
  • In un mondo vegano, e dunque per definizione anche animalista, sarebbe sicuramente resa illegale la sperimentazione animale. Per chi di voi la ritenga una pratica inutile ecco un paio di scoperte che questa pratica ha portato all’umanità, con tanto di animale “sperimentato” annesso: vaccino contro vaiolo (bovini), trapianto di cornea (conigli), vaccino contro peste e colera (topi), trasfusioni sanguinee (cani e maiali), anticoagulanti (conigli e topi), penicillina (topi), pacemaker cardiaco e trapianto di cuore (cani), cura per la lebbra (armadilli e scimmie), cellule staminali per la cura di patologie neurodegenerative (topi, ratti e scimmie), sviluppo in corso del vaccino per l’Alzheimer (topi) [per ulteriori informazioni, visitate il link della Fondazione Veronesi al fondo dell’articolo].
  • Un aumento incontrollato della fauna a causa di quella che corrisponderebbe all’estinzione del predatore principale dell’ecosistema mondo odierno (ovvero l’uomo).

Non starò qui a tediarvi oltre: i temi trattabili con questo argomento sono pressoché illimitati (non ho parlato, ad esempio, del mercato della fauna ittica), ma vorrei che voi stessi meditiate sull’argomento. Ad oggi siamo bombardati da campagne di sensibilizzazione animali, da annunci nazi-vegani (grazie Cruciani per il termine, dovrebbe essere preso in considerazione dall’Accademia della Crusca insieme a petaloso per i prossimi dizionari) che vogliono imporci qualcosa di innaturale e inefficiente; il buonismo sta conquistando la nostra società e noi siamo inermi davanti a questa avanzata anti-proteica alimentata da sentimentalismi e animalismi. Non vi sto invitando ad andare in giro a prendere a fucilate i gatti del quartiere o abbandonare il vostro piccolo Beagle in autostrada; non vi sto dicendo di smettere di comprare le uova delle galline allevate a terra piuttosto che la carne della mucca che ha vissuto pascolando felice sulle montagne per acquistare prodotti di animali allevati in gabbia. Io vi sto semplicemente pregando di non dare ascolto a chi mette sullo stesso livello la vita vostra, dei vostri famigliari e di un crotalo.

Noi siamo onnivori, noi mangiamo carne. Per favore.

Lorenzo Coda

Link e fonti

http://www.unaitalia.com/settoreUova.aspx

http://www.aip.it/renderdocument?ris=30047

http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/altre-news/sperimentazione-animale-le-scoperte-ottenute-nel-corso-degli-anni

http://www.video.mediaset.it/video/iene/interviste/de-devitiis-animalisti-contro-cruciani_607017.html

https://www.youtube.com/watch?v=0DPU82IQqF8

http://www.piuprezzi.it/dotAsset/10920.pdf 

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