Hai mai preso un bidone?

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In questi mesi di forte instabilità dei mercati finanziari e di grandi scandali, con l’Italia ovviamente in prima fila, si pone di nuovo un quesito risalente al Medioevo: è “giusta” l’esistenza delle banche? Se prima la questione era stata risolta vietando la professione di banchiere, pena la scomunica, ora la risposta non può essere così semplice, anche se i correntisti di Banca Etruria e le sue sciagurate compagne spererebbero in qualcosa di altrettanto drastico.
Tuttavia, allora come adesso, esse, come gli altri intermediari finanziari, continuano a operare, assumendo anzi maggiore importanza. Questo ci porta a considerare un altro quesito, strettamente legato al precedente: perché esistono, qual è la loro funzione o, equivalentemente, cosa succederebbe se non esistessero?

Poiché quando si parla di finanza o intermediari normalmente è l’ideologia a fare da padrona, ci sposteremo sul più innocuo mercato delle auto usate, benché questa scelta non sia del tutto casuale.

Supponiamo di aver appena dovuto abbandonare la propria macchina, una Topolino degli anni ’30, e di essere alla ricerca di un nuovo mezzo;  le novità sono troppo costose per i pochi chilometri per cui la useremo, per cui ci indirizziamo subito sul mercato delle auto usate.
Al primo veicolo trovato, totalmente inesperti, ci lasciamo attrarre dai modi affabili del venditore e dall’apparenza abbastanza solida; superati i convenevoli burocratici torniamo felici a casa, appena in tempo per scoprire un abnorme buco sotto il telaio.
Il venditore, ovviamente, scomparso.
Scottati da questa esperienza, decidiamo di ritentare, dedicando però molto tempo alla questione: dopo settimane di attenti studi, di lettura spasmodica di Quattroruote e di migliaia di conversazioni nelle chat motoristiche, ci riaffacciamo sul mercato, pronti a non risparmiare nessuno. Dopo una lunga serie di tentativi restringiamo il campo a due vetture; nonostante la preparazione, non riusciamo a distinguere la migliore e scegliamo la più economica.
Le cose sembrano andare a gonfie vele per un po’, finché una vistosa macchia d’olio ci sveglia dai nostri sogni di gloria; il meccanico sentenzia che ci vorrà del tempo per ripararla, lamentando per di più la nostra inesperienza nel campo.
Oltre al danno, la beffa: il nostro odiato vicino di casa partecipa alle gare di velocità con la macchina che avevamo scartato, la quale sembra funzionare perfettamente.

L’esperimento mentale appena descritto, anche se probabilmente un po’ infantile ( come certamente lo è il modo di raccontarlo) rappresenta chiaramente alcune caratteristiche che trasporteremo nel nostro caso di studio e si basa sul modello del mercato dei bidoni, che ha fruttato a colui che l’ha formulato per primo, George Akerlof, il premio Nobel per l’economia nel 1940.
Innanzitutto mette in primo piano l’informazione: a seconda di quanto gli agenti nel mercato siano, appunto, informati e consci cambierà il rapporto tra compratori e venditori.
Possiamo distinguere tre possibilità:

  • Tutti conoscono le condizioni del bene in vendita: in questo caso la fissazione del prezzo è automatica, tutti gli agenti conoscono il valore corretto.
  • Nessuno conosce le condizioni del bene: anche adesso sarà semplice determinare il prezzo equo, basterà fare la media tra i prezzi richiesti, considerato che non è possibile distinguere tra pezzi di qualità e non.
  • Solo i venditori conoscono le condizioni.

Questo ultimo caso, in generale il più vicino alla realtà, è caratterizzato dall’asimmetria informativa, poiché alcuni agenti sono in grado di calcolare il reale valore dell’oggetto in vendita (nell’esempio la macchina) mentre gli altri sono all’oscuro; è questo il motivo per cui siamo stai truffati ben due volte!

Inoltre, sempre dall’esempio, si può notare che la macchina di migliore qualità sia stata scartata, perché il compratore, incapace di valutare correttamente la bontà dell’acquisto, ha scelto l’opportunità più economica: questo fenomeno, noto come selezione avversa, fa sì che, nel lungo termine, i “buoni” venditori escano dal mercato, lasciando solo i venditori di bidoni, ben contenti di ricevere anche un prezzo minore.

Allo stesso modo, cercando di ricostruire l’analogia, se dovessimo cercare personalmente opportunità di investimento, ricadremmo nei medesimi problemi, sostituendo i cercatori di prestiti ai venditori di macchine: solo chi vuole ottenere il prestito sa realmente come vuole impiegare il denaro, con il rischio per il prestatore di non vederlo mai tornare indietro.
Pertanto, così come è comune ricorrere ai concessionari, che sono in grado di valutare la qualità della singola macchina riducendo il rischio per il compratore, allo stesso modo gli intermediari finanziari dovrebbero essere la soluzione ai due problemi presentati, occupandosi di valutare la sincerità dei prestiti e sfruttando un’economia di costo.
Infatti, qualora decidessimo di fare un prestito al nostro vicino, dovremmo preoccuparci di stilare un contratto adeguato (e probabilmente molto costoso), mentre una banca potrà usare lo stesso contratto per migliaia di prestiti diversi, ammortizzando la spesa.
Pertanto la domanda iniziale potrebbe essere riformulata così: cosa succederebbe se un concessionario cominciasse a vendere auto difettose e a truffare i clienti? Visto il recente passato sarebbe rifondato senza che accada nulla.

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