Why not Bernie?

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Dopo l’ottima prova nell’Iowa e lo straordinario successo in New Hampshire non è più possibile per i media europei ignorare l’ascesa, nella cornice delle primarie del Partito Democratico per la Presidenza degli USA, di Bernard Sanders.

Da un’Europa dove la categoria del “nuovismo giovanilista” diventa tragicamente sempre più un valore politico può sembrare paradossale che un ultrasettantenne dalla rada chioma bianca e leggermente ingobbito dall’età sia la verà novità della politica americana da quando il “cool black guy” Barack Obama annunciò la decisione di candidarsi alla Casa Bianca nel 2007.

Partendo da uno svantaggio abissale nei confronti della candidata dell’establishment democratico Hillary Clinton, tanto da suscitare l’ilarità di molti commentatori internazionali per la sua decisione di scendere in campo, ha nel corso della campagna ridotto fortemente il distacco fino ad una decina di miseri punti percentuali.

Le sue proposte che, come lui stesso ha più volte dichiarato, si ispirano al modello della socialdemocrazia scandinava, sono semplici ed è proprio su queste che si articolano le differenze tra i due candidati democratici.

Da sempre oppositore convinto della  pena di morte, a differenza della Clinton che ha dichiarato di esserne a favore per i reati più gravi, Sanders si è detto pronto a portare avanti importanti riforme quali il rifinanziamento dell’università pubblica con una tassa sulle transazioni di Wall Street, rendendola sostanzialmente gratuita per una larga fetta di cittadini, oltre ad un riordino del sistema sanitario nazionale, tentando la strada di un superamento del sistema privatistico anche rispetto all’Obamacare, legge a maglie troppo larghe per molti ceti popolari.

Di primaria importanza nel suo programma è l’idea di un ritorno del Glass-Steagall Act, un pacchetto di provvedimenti aboliti nel ’99 che regolava la separazione tra banche e banche d’investimento e inibiva parte della speculazione finanziaria, contro la difesa dell’attuale Dodd-Frank da parte della Clinton.

Sulla vexata quaestio del minimum wage Sanders propone un aumento considerevole, fino ad ipotizzare un living wage a 15 dollari l’ora, che attualmente la legislazione federale fissa a 7.25 dollari l’ora, nonostante il tentativo d’innalzamento voluto dall’amministrazione Obama, mentre la sua sfidante si limita ad un più moderato 12 dollari all’ora.

Motivo di scontro, anche acceso, tra i due durante i dibattiti è stato il rapporto con i finanziamenti alla politica. Da sempre Bernie porta avanti una lotta serrata contro l’influsso smodato delle lobby sui congressmen e per limitare gli ingenti flussi di denaro dalle corporations ai candidati; al contrario Hillary ha il sostegno e l’appoggio di ricchi fondi d’investimento e grandi banche, senza dimenticare il sostegno economico dell’Arabia Saudita e, in passato, dello stesso Donald Trump.

Per quanto riguarda la politica estera il primo si è sempre opposto alla guerra perpetua degli Stati Uniti in Medio Oriente, mentre tutti ricordano gli errori commessi dall’ex Segretario di Stato in relazione all’attacco a Benghazi e l’uccisione di Christopher Stevens, ambasciatore americano in Libia.

Le obiezioni che vengono mosse contro Sanders dai suoi avversari sono essenzialmente tre: la vecchiaia, il socialismo e (collegato a filo diretto con quest’ultimo) le sue reali possibilità di diventare presidente.

Parlare di socialismo democratico in USA, nella patria del capitalismo?Eresia! Mai potrebbe vincere nella nazione della deregulation e del Minimal State!

Ma ne siamo proprio sicuri?Eppure alcuni dati dicono qualcosa di leggermente diverso.


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                                                                        Fig. 1


Alcuni sondaggi pubblicati da Catherine Rampell sul Washington Post mostrano che fra gli under30, come si può notare nella Fig.1, il gradimento verso i principi del socialismo è maggiore rispetto a quelli del capitalismo, l’esatto opposto rispetto ai loro nonni e ai loro padri.


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                                                          Fig. 2, sostegno trasversale dei giovani per Sanders


Portare al voto i millennials, restii ad occuparsi in prima persona di politica o anche solo a votare per i propri rappresentanti è già di per se un successo della campagna di Sanders.

Anche molti indipendenti, che non avevano mai partecipato alle primarie democratiche,sentono di poter fare affidamento sulla sua figura. E tutti sanno quanto siano importanti gli indipendenti come ago della bilancia durante le presidenziali.

Altro argomento forte dei suoi detrattori è che perderebbe contro il candidato della destra repubblicana e la sua eventuale investitura tra i democratici sarebbe, de facto, la consegna della più alta carica degli Stati Uniti nelle mani di gentaglia con valori ed idee tipiche dei momenti più bui del medioevo mitteleuropeo. Anche in questo caso ci sarebbe qualche sorpresa.

Secondo i sondaggi, hic stantibus rebus, Sanders vincerebbe contro Ted Cruz, conservatore di destra sostenuto dai Tea Party, mentre Clinton si troverebbe in seria difficoltà. Contro il populista Trump, che ormai conosciamo bene tutti, otterrebbe un risultato migliore rispetto a Hillary, mentre in alternativa a Marco Rubio, golden boy dell’establishment conservatore, entrambi i dem perderebbero ma Bernie avrebbe qualche chance in più.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, al netto del fatto che la Clinton non sia certo una giovane ragazza e i suoi 68 anni inizino a farsi sentire, la vecchiaia è anche sinonimo di esperienza.

Sanders si occupa di politica da una vita: 32 anni di impegno in primissima linea prima come sindaco (per 8 anni) poi come deputato alla camera dei Rappresentanti (per ben 16 anni) e infine come Senatore per lo stato del Vermonth (per altri 8 anni).

Conosce bene i meccanismi amministrativi e come portare a compimento gli obiettivi che si è prefissato, essendo per giunta abituato anche a collaborare con i repubblicani del suo Stato.

Questo eccentrico personaggio ha quindi iniziato ad attirare l’attenzione dei media, con copertine di giornali e a spopolare sui social network, per non parlare degli endorsement eccellenti, dal mondo del cinema a quello della moda a quello della musica.

E a macinare consensi in tutta l’America.

A livello puramente elettorale la sfida è chiaramente negli Stati del sud, dove le forti minoranze di afroamericani (e in misura minore ma significativa quella dei latinos) sono fedeli della macchina da guerra dei Clinton e molto verrà deciso durante il Super Tuesday, ma è evidente che Bernie Sanders abbia ormai scompaginato la campagna di Hillary, non solo stando ai retroscena che vedono la ex Segretario di Stato aver decapitato i vertici responsabili della sua campagna mediatica ma anche nelle parole di Bill Clinton, particolarmente deluso dalle prestazioni politiche della moglie fin qui svoltesi.

La scelta della Presidenza degli Stati Uniti non è mai un evento che riguarda solo l’America ma il mondo intero.

Ammesso e non concesso che nel campo avverso Jeb Bush riesca a conseguire la nomination davvero abbiamo intenzione di vedere la democrazia americana trasformata nell’alternanza di potere oligarchico tra due dinastie?

E’ giusto battersi per una società americana più attenta ai bisogni di quelle categorie sociali finora poste ai margini del dibattito politico, un più esteso sistema di sicurezza sociale che punti alla giustizia sociale ma sufficientemente pragmatica da perseguire una politica estera a sostegno del multilaterialismo e delle istituzioni internazionali.

Con la ripresa ancora molto debole in Europa, lo scenario mediorientale sempre più delicato, l’economia dei BRICS che rallenta ed evolve serve una nuova leadership e un nuovo corso.

Da Italiano ed Europeo, credo che Bernie Sanders possa essere la scelta giusta per continuare il percorso già avviato da Barack Obama e per migliorare i risultati raggiunti da quest’ultimo, anche verso soluzioni radicali in direzione socialdemocratica.

Sitografia

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-02-05/chi-e-bernie-sanders-veterano-socialista-cheguida-rivoluzione-giovane-anti-hillary-065454.shtml?uuid=ACwQDBOC

https://www.washingtonpost.com/news/rampage/wp/2016/02/05/millennials-have-a-higher-opinionof-socialism-than-of-capitalism/

http://mic.com/articles/117334/bernie-sanders-says-the-u-s-could-learn-a-lot-from-scandinaviahere-s-why-he-s-right#.IHGJYuOdK

https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2016/02/01/this-scholar-argues-democraticsocialism-is-not-only-possible-in-america-but-inevitable/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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