Prodotti bancari: perché esistono e perché prima non se ne parlava

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Il fallimento delle ormai famigerate quattro banche (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, tanto per citarle ancora) ha portato sul centro della scena le obbligazioni subordinate bancarie, causando un grave colpo al loro mercato (alcuni titoli hanno perso più del 14% in pochi giorni) e contagiando anche i senior bond, che hanno subito notevoli perdite. Non si tratta di un settore appena nato e di poco conto, frutto di complicate operazioni di ingegneria finanziaria come la cartolarizzazione, tanto che i titoli subordinati, che, come vedremo, sono fra gli investimenti più rischiosi, in Italia rappresentano un asset class di valore stimato intorno ai 71 miliardi di euro; le obbligazioni bancarie esistono da decenni e permettono alle banche di avere un passivo con scadenza media più lunga, cioè sono fondi che non devono essere restituiti immediatamente, come i depositi in conto corrente o i prestiti interbancari, e permettono di imbastire investimenti di lungo periodo.

Ad ogni modo, a partire dagli anni della crisi sembra esserci un boom, le nuove emissioni aumentano del 50% tra il 2007 e il 2012 (dati Banca d’Italia).

prodotti bancari

Nel 2010 i prestiti erogati alle famiglie, alle imprese e agli enti pubblici, che costituiscono l’attività caratteristica delle banche, ammontavano a poco meno di 2000 miliardi di euro: più di due terzi di questi esborsi erano finanziati da depositi in conto corrente, il resto era coperto grazie al mercato interbancario, cioè le banche si rivolgevano alle loro corrispettive a Francoforte, Londra e Parigi per prestiti brevi o brevissimi, da un giorno a un anno.

Tuttavia a metà del 2011 si scatena la crisi finanziaria, gli investitori non credono più nella capacità dell’Italia, soffocata dal debito pubblico, di ripagare i prestiti e smettono di comprare i Titoli di Stato; di conseguenza anche le banche del Paese non sono considerate affidabili e il flusso si interrompe, rischiando di far crollare gli istituti, ormai senza liquidità. Nel tentativo disperato di reperire nuovi fondi, le obbligazioni diventano uno strumento fondamentale, fino a soppiantare il Btp, grande amore dei piccoli investitori italiani; la loro quantità cresce a ritmo vertiginoso, tanto che, nel 2013, i bond emessi dal settore creditizio rappresentano più del 99% delle obbligazioni private acquistate dalle famiglie.

Fortunatamente, come evidenzia la parabola discendente della curva nel grafico, il fenomeno si è attenuato, fino a tornare a livelli normali; infatti, con il Quantitative Easing promosso dalla Bce, il bisogno di liquidità si è molto ridotto e le banche non hanno più dovuto puntare fortemente sui risparmi personali.

 I disastri degli ultimi giorni, poi, non hanno riguardato tutti i creditori dei quattro istituti: chi era in possesso di covered bonds (titoli protetti da garanzie reali) o obbligazioni senior (le potremmo definire “normali” o “plain vanilla”) non ha perso i suoi risparmi, quella sorte è toccata ai detentori di titoli subordinati. Questi ultimi hanno tale nome perché il loro ranking (posizione nell’ordine di rimborso in caso di fallimento dell’emittente) è inferiore alle obbligazioni di altro tipo; per spiegarla in modo semplice, questi prestiti subordinati vengono rimborsati solo se prima sono stati soddisfatti TUTTI gli altri creditori. Ecco perché i rendimenti erano così elevati!.

Inoltre, con le nuove regole (il famigerato bail-in), a contribuire in caso di dissesto dell’istituto dovranno essere prima gli azionisti e i detentori di obbligazioni ibride e subordinate e solo poi gli altri datori di fondi; quindi il rischio di credito aumenta notevolmente.

 Secondo il parere di molti la scarsa alfabetizzazione finanziaria è una delle cause principali del disastro; la maggior parte di noi avrà sicuramente pensato che non avrebbe mai e poi mai stipulato un tale contratto, che non sarebbe mai caduto in una trappola simile, e via dicendo.

Tuttavia, a parte questo singolo caso, di particolare eclatanza, chi di noi sarebbe in grado di leggere le decine di pagine del prospetto informativo di un titolo obbligazionario? Quanti di noi sarebbero in grado di capire se il prodotto finanziario offerto è effettivamente vantaggioso? Basta una modesta infarinatura sui tassi composti e l’inflazione per comprendere un linguaggio non di rado tecnicistico e astruso?.

La fiducia, spesso, non è solo una condizione auspicabile, ma una necessità.

Bibliografia:

Longo Morya, “Bond bancari, 4 nodi da sciogliere”, Il Sole 24 Ore, 13 Dicembre 2015

Davi Luca, “Banche, depositi protetti anche in caso di bail-in”, Il Sole 24 Ore, 13 Dicembre 2015

Forestieri, Mishkin, “Istituzioni e mercati finanziari”, Pearson, 2015

Fubini Federico, “Obbligazioni bancarie, Corriere della Sera, 13 Dicembre 2015

Banca dati Banca d’Italia: https://infostat.bancaditalia.it

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