La fame non scompare con la carta: l’eredità di Expo

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La Carta di Milano, consegnata il 16 ottobre al Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon durante la Giornata Mondiale Fao dell’alimentazione, è il primo documento generale contro la fame nel mondo, il traguardo finale di un percorso iniziato lo scorso gennaio, in preparazione all’Esposizione Universale di Milano, e proseguito nel corso di tutta la manifestazione. “Noi donne e uomini, cittadini di questo pianeta, sottoscriviamo questo documento, denominato Carta di Milano, per assumerci impegni precisi, in relazione al diritto al cibo che riteniamo debba essere considerato un diritto umano fondamentale”, così recita l’inizio del documento.

L’impegno delle autorità è sicuramente lodevole, così come la scelta di dedicare per la prima volta un’Esposizione Universale a temi come la fame nel mondo e la sostenibilità ambientale, ma nonostante ciò non possiamo non porci delle domande, la più importante delle quali è: cosa si è deciso davvero? Poco o nulla di concreto, sembrerebbe. La Caritas, Slow food e Oxfam Italia – un’associazione contro la povertà, –hanno criticato duramente la Carta di Milano che, come ha affermato Michel Roy, presidente della Caritas Internationalis, pare essere “un elenco di buoni principi generali che sembra messo lì per consentire ai Paesi ricchi di potersi dire da soli di essere diventati più buoni”. Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, ha evidenziato, inoltre, come non siano stati toccati temi cruciali come la proprietà dei semi, l’acqua come bene comune e i cambiamenti climatici.

Il documento è probabilmente influenzato dalla necessità di non infastidire le multinazionali, che anzi hanno contribuito alla redazione della Carta: la fondazione Barilla Center for Food & Nutrition ha infatti redatto il documento di preparazione all’Expo e due degli sponsor principali della manifestazione sono stati Coca Cola e McDonald’s. È quindi comprensibile che temi come l’obesità, gli Ogm e lo sfruttamento illecito di territori incolti dell’Africa e dell’Asia abbiano trovato poco spazio.

La Carta di Milano non ha portato ad alcun risultato concreto, ma ha avuto come unico risultato quello di alimentare il dibattito e concentrare l’attenzione su un problema che sembra non riguardarci ancora da vicino. Eppure le ultime stime sulle diseguaglianze alimentari nel mondo fanno riflettere: 805 milioni di persone nel mondo soffrono la fame ogni giorno, mentre 1,5 miliardi sono obese, e soprattutto la quantità di cibo che finisce tra i rifiuti nei Paesi industrializzati (circa 220 milioni di tonnellate) è pari alla produzione alimentare disponibile nell’Africa sub- sahariana.

Bisogna riflettere davvero sugli sprechi alimentari della filiera produttiva, e interessarsi in prima persona di quelli domestici, ed infine impegnarsi attivamente affinché il pianeta sia alimentato davvero, non solo sulla carta.

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