Al-Nusra: l’altro ISIS o i partigiani neri

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Pose da combattenti pronti a tutto, mitragliatrice da campo, bandiera nera piena di simboli bianchi, cappucci color pece.

Guardando l’immagine sicuramente avrete pensato che questi uomini siano fondamentalisti islamici appartenenti alle forze dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIL). Se lo avete pensato siete in errore.

Quelli della foto sono del Fronte al-Nusra, autodefinitisi “Partigiani del soccorso al popolo della Grande Siria.”

Molto probabilmente questo nome non significherà nulla se non per una piccolissima minoranza. Se infatti al-Nusra è quasi del tutto sconosciuta l’Isis è sulla bocca di tutti.

Dopo gli attentati di Parigi non c’è luogo dove la nuova organizzazione terroristica  non sia diventata argomento di discussione: programmi televisi, internet, stampa, università, i bar sotto casa. Tutti si sentono in dovere di dire qualcosa. Proprio per questo motivo tutti pensiamo di saperne qualcosa, almeno a grandi linee, quando spesso non sappiamo proprio niente.

La cronica instabilità politica del Medio Oriente, argomento difficile da affrontare per la sua stessa struttura anche da parte di studiosi e analisti, viene trattata dai media in modo troppo superficiale, in luoghi dove soluzioni semplici (e sbagliate) vengono proposte a  problemi complessi. Una rapida occhiata ai social network permette di cogliere la confusione che sul tema regna sovrana. Guardiamo Facebook e il quadro sociale che ci propone: orde di ragazzi sono passati dai commenti sulla pessima stagione della Roma, sulla boutade tra Valentino Rossi e Marquez o sull’eliminazione di qualche cantante di XFactor a dispensare preziosi consigli di stretta pertinenza geopolitica su come intervenire militarmente in Siria e quali siano le giuste mosse diplomatiche in cui i governi europei dovrebbero impegnarsi per ingaggiare la minaccia del radicalismo islamista.

Probabilmente ha ragione Umberto Eco, secondo il quale i social network hanno dato “diritto di parola a legioni d’imbecilli”. Ma torniamo alla foto e cerchiamo di fare chiarezza.

Chi sono questi uomini?

Per comprenderlo è bene partire da quando in Siria il presidente della nazione Bashar Al-Assad iniziò a bombardare la propria popolazione (tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012). Dopo lo scoppio della guerra civile, che vede tutt’ora contrapposti la Repubblica Araba di Siria e le forze della Coalizione nazionali siriana, iniziarono a muoversi tutta una serie di forze gravitanti in quello spazio. Al-Baghdadi, dottore di una scuola coranica, imam con largo seguito nell’Iraq di Saddam Hussein e fondatore dell’ISIS, strinse un’alleanza con al-Qāʿida (organizzazione terroristica nata attorno alla figura di Osama Bin Laden) finalizzata a dare vita ad una sigla sunnita che punti all’abbattimento del governo Assad e a dare vita ad un nuovo stato di ispirazione religiosa salafita. Questo gruppo prende il nome di Jabhat al-Nuṣra li-Ahl al-Shām, Fronte del soccorso al popolo della Siria.

Quanto di più lontano da quelle che nell’immaginario collettivo occidentale vengono considerate come bande tribali disorganizzatedi tagliagole, al-Nuṣra possiede una struttura gerarchizzata interna di carattere allo stesso tempo amministativa e religiosa. L’organo direttivo è il Consiglio Consultivo che prende decisioni politiche per tutti i territori controllati dal gruppo. Ogni articolazione territoriale ha un comando militare le cue funzioni sono completate dalla figura dello Shaykh,  paragonabile al prefetto di epoca napoleonica: dispone l’applicazione delle decisioni politiche del consiglio facendo in modo che siano in linea con i dettami religiosi; un sorta di “commissario religioso”.

A differenza degli altri gruppi di ribelli al regime di Asad, i cui ranghi sono costituiti in larga parte da ragazzi giovanissimi privi di esperienza militare e con scarso equipaggiamento, le forze di  al-Nusra possono contare su un solido nucleo di disciplinati combattenti islamici veterani che avevano preso parte alla guerriglia in Iraq e Afghanistan. Oggi il Fronte, con le varie sigle ad essa affiliata, costituisce la spina dorsale della massa “ribelle”. Non solo a livello numerico (quasi il 10% delle forze totali dell’ESL).

Grazie alla superiorità della loro organizzazione sono riusciti in breve tempo ad affermarsi velocemente (sopratutto nel nord-ovest del paese) come gruppo predominante tra quelli ribelli.

Sono i combattenti migliori, con più addestramento ed esperienza. Le potenziali reclute vengono sottoposte a un corso d’indottrinamento ideologico di dieci giorni seguito da un addestramento militare di quindici-venti giorni. Nella maggior parte delle vittorie ribelli il merito è da attribuire proprio alla capacità militare degli uomini di al-Nusra.

Il Fronte è caratterizzato da un purismo ideologico molto drastico.

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Più volte si é dedicata ad attaccare e sterminare i gruppi ribelli che avevano deciso di scendere a patti col regime. Ma anche i guerriglieri curdi e le poche opposizioni che si considerano laici sono stati oggetto di attacchi in forze delle milizie di al-Nusra.

Senza il suo apporto pare chiaro che l’Esercito di Liberazione Nazionale crollerebbe in pochi mesi, e forse proprio per questo non è stato toccato dalle attenzioni dirette della coalizione anti-Isis.

Dal punto di vista geografico un solido sistema di alleanze con alcune sigle ribelli minori permette ai partigiani neri di avere una completa egemonia su tutti i territori ribelli della Siria centro-settentrionale (idlib, latakia, aleppo, sacche a nord di homs e hama) e la sua presenza è stata confermata anche a Damasco countryside e sud della Siria.

Per quanto riguarda i rapporti con le altre nazioni all’inizio della loro formazione Al-Nusra ha potuto contare sul supporto più o meno diretto degli Emirati Arabi, Arabia Saudita, Turchia, Israele e paesi occidentali come USA, Francia e UK, che iniziarono a considerare il Fronte come l’arma vincente per far crollare Asad. Solo alla fine del 2012 l’America  ha preso le distanze dal Fronte, classificandolo come organizzazione terroristica.

Avvezzi all’utilizzo di attacchi suicidi, il al-Nusra si è caratterizzato nel corso del tempo per il ricorso ad un modus operandi piuttosto vario: fucilazioni dei soldati dell’esercito regolare siriano (nei video vengono apostrofati come “cani di Al-Asad”) spesso con uno stile da esecuzione capitale. Attacchi diretti alle varie formazioni si mescolano con gli omicidio di giornalisti e con assalti diretti alle postazioni dei filo-governativi (comprese le stationi TV).

Di non semplice inquadramento è il rapporto tra l’Isis e al-Nusra e proprio le relazioni tra i due permette di confutare una volta per tutte l’assunto proprio di tanti occidentali che considerano il terrorismo islamista come un unicum. Quando Al-Baghdadi ha dichiarato di voler mettere insieme Al-Nusra e ISIS, al-Jawlānī, l’influente leader del Fronte di cui abbiamo pochissime informazioni, ha dichiarato che “Né il comando militare di al-Nuṣra, né il suo consiglio consultivo, né il suo comandante generale erano informati di quest’annuncio. Ne sono venuti a conoscenza solo attraverso i media e se il messaggio è autentico, non sono stati consultati sul tema.” Ma le dichiarazioni contrastanti dei due carismatici leader hanno creato confusione tanto da alimentare la spaccatura tra gli affiliati stranieri al fronte (che hanno deciso di seguire al-Baghdādī)  mentre altri guerriglieri siriani hanno preferito abbandonare il gruppo per unirsi ad altre milizie islamiste.

Questa sequenza contraddittoria di eventi ha incrementato la confusione e le divisioni all’interno di al-Nuṣra.

Sono state registrate alcune schermaglie tra truppe di al-Nuṣra con quelle dell’ISIS.

A febbraio 2014, dopo che i tentativi di sanare gli scontri tra al-Nuṣra e l’ISIS erano falliti, al-Qāʿida si separò formalmente dall’ISIS, lasciando al-Nuṣra come la sua sola rappresentante in Siria e il suo obiettivo diventa la creazione di un Emirato autonomo in Siria.

Considerare Al-Nusra come un associazione granitica sarebbe comunque sbagliato. Essa è suddivisa al suo interno in una serie di correnti quali quella del gruppo denominato “Tamkin” che cercano di essere considerati più moderati nel tentativo di  mantenere una forte relazione con le comunità locali e altri gruppi combattenti e focalizzarsi sulla lotta al regime piuttosto che a un’estensione del jihad a livello globale due divisioni, coloro che vogliono diventare indipendenti e occuparsi solo della siria e chi invece  vuole continuare ad essere legata all’internazionale del terrorismo con ‘al-Qāʿida’ (soprattutto i combattenti stranieri, un terzo del totale).

Al momento al-Nusra pare essere meno pericolosa per l’occidente dell’ISIS. Ma date le premesse possiamo dire la stessa cosa sul lungo periodo?

 

Fonti:

http://www.quilliamfoundation.org/wp/wp-content/uploads/publications/free/jabhat-al-nusra-a-strategic-briefing.pdf

http://www.aljazeera.com/news/2015/06/nusra-leader-conflict-isil-syria-150604021024858.html

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/9716545/Inside-Jabhat-al-Nusra-the-most-extreme-wing-of-Syrias-struggle.html

http://blogs.aljazeera.com/topic/syria/syrian-tv-presenter-mohammad-al-saeed-has-been-executed-islamist-armed-group-al-nusra

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