Smart Contracts: la tecnologia che sostituisce la burocrazia

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Una nuova tecnologia permette di rivoluzionare il modo in cui interagiamo con la sfera contrattuale e finanziaria, sostituendo ai documenti “statici” dei software in grado di intrattenere rapporti di natura giuridica indipendentemente dal coinvolgimento umano: si tratta della blockchain technology, la vera natura delle crypto currencies come il Bitcoin.

Ma in cosa consiste? Solitamente una transizione di proprietà viene registrata in archivi prodotti da enti terzi come banche, governi, accountancy in generale, enti cui le parti contrattuali affidano la validificazione delle transazioni. La blockchain technology invece non centralizza i dati in un singolo archivio gestito da terze parti, ma distribuisce una “catena” di informazioni su tutta la rete di utenti che la adottano, una catena che evolve col tempo e permette una certificazione automatica delle transizioni avvenute.

Viene da chiedersi: ma è sicuro, al riparo da interventi criminali? La sicurezza crittografica offerta del sistema blockchain gode di alcune peculiari proprietà, che la rendono ad ora una delle soluzioni migliori. La diffusione del “libro contabile” su tutta la rete crea non pochi problemi a chi intenta un attacco hacking a una specifica istituzione, poiché i dati da manipolare sono dislocati e godono di una avanzata tecnologia crittografica. Quindi si, la sicurezza è un merito di questa tecnologia.

Gli smart contracts possono contenere tutte le variabili di un contratto standard, e renderlo efficace in tempistiche irrisorie. Immaginiamo di acquistare un auto da un produttore, alla macchina è associato un contratto di proprietà digitale che viene trasferito all’acquirente. Ora il proprietario potrà disporre di questo bene che risulterà iscritto nel suo portafoglio virtuale dove si trovano tutte le sue proprietà. Nel momento in cui dovesse effettuarsi una rivendita il tutto avverrebbe senza tediose procedure burocratiche, ma attraverso uno smart contract in grado di trasferire il denaro e l’auto alle parte contrattuali, il tutto nel giro di poche decine di minuti, e senza possibilità che avvenga la mancata consegna delle rispettive proprietà. Anche pagare le tasse sarebbe semplice, il tutto procederebbe in automatico senza la necessità di supervisione.

Quindi cosa possiamo chiedere a questa tecnologia? Come capite il potenziale è illimitato. Governi, istituzioni private e individui stessi ne beneficerebbero in termini di risparmio economico, risorse umane e tempo. Proprio per questo motivo sono già attive delle startup innovative che vedono fra i loro finanziatori le più grandi istituzioni finanziarie: recentemente ben 25 fra le principali banche mondiali sono impegnate nel finanziamento di R3, azienda che conduce la ricerca sulla blockchain e le sue possibili applicazioni ai mercati.

Per le banche un sistema di verifica dei pagamenti basato su tecnologia blockchain si tradurrebbe in migliore efficienza e maggiore sicurezza informatica, riducendo sia tempistiche che costi. In particolare, un rapporto della Euro Banking Association1 evidenzia quattro macrosettori dove la blockchain technology potrebbe essere implementata, fra questi il settore di maggior interesse sarebbe l’istituzione di un meccanismo di scambio di certificati di proprietà digitali legati a assets come valute, azioni, metalli e obbligazioni.

Un altro scenario si affianca a questa tecnologia: la possibilità di creare istituzioni autonome che agiscono secondo i dettami di uno smart contract, sono state chiamate DAO: Decentalized autonomus organizations. Anche in questo caso, si presentano scenari davvero interessanti. Un’azienda organizzata su smart contracts ripartisce gli utili secondo il contratto normativo, permette meccanismi di votazione assolutamente ineccepibili e risulta efficiente per trasparenza e esecuzione delle operazioni manageriali.

Attualmente è rilevante il caso di Ethereum2, una piattaforma web nata per consentire la creazione degli smart contracts agli sviluppatori. Un qualunque utente può sviluppare il contratto mediante i linguaggi informatici più noti, come C++ e Python, e renderlo disponibile online. Quando il contratto sarà eseguito il suo creatore viene remunerato di una valuta virtuale che serve per garantire la potenza di calcolo necessaria alla blockchain per funzionare. Così è anche possibile costruire un’organizzazione autonoma (DAO) su Ethereum e amministrarla online. Alcuni progetti sono già stati implementati: assicurazioni p2p, piattaforme di crowdfunding e moltissime idee interessanti legate al mondo delle sharing economies. Per il momento Ethereum è in fase di pre-release, adatta agli sviluppatori esperti, ma sono sicuro che ne sentiremo presto parlare.

Sembra dunque che l’era dell’Internet of things abbia ancora molto da mostrarci, e sinceramente sono fiducioso. Il Bitcoin ha raggiunto un volume di transazioni di 23 miliardi di dollari ed era la prima volta che la blockchain technology faceva il suo ingresso nel mondo della tecnologia smart. Credo che lo smart contract condurrà la successiva evoluzione informatica della sfera finanziaria, commerciale e amministrativa di ognuno di noi.

 

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