Politiche dello sviluppo, quando la carità uccide

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Superata la piccola altura, un inaspettato paesaggio si mostra agli occhi dell’ignaro visitatore. La tipica steppa africana, con le sue curve, silenzi e colori, lascia il passo ad un panorama ben diverso. Un piccolo paese, alla destra di un lago color malachite, compare all’orizzonte. Parlare di paese potrebbe in realtà risultare fuorviante, in quanto ciò che rimane sono quattro catapecchie, una serie di rifiuti urbani, e qualche barca abbandonata da un pescatore frettoloso.

Camminando per le vie si può percepire un’aria di sconfitta, qualcosa in quel luogo è andata storta, il paese è vuoto, le strade abbandonate. Al centro del paese, si può osservare un piccolo negozio con l’insegna con su scritto “Uova” che ancora dondola a causa del vento. La nostra storia incomincia proprio da qui, da questo insospettabile ed anonimo negozio.

Il paese di cui stiamo parlando, infatti, non è sempre stato vuoto. Vi fu un tempo in cui molte genti vivevano sulle rive del lago dal colore ombroso, nomadi che una volta stabilitisi in loco incominciarono una lenta e continua operazione di sviluppo. Le attività commerciali crescevano ed il paese si ampliava. Fu Bikila, uno dei primi fondatori, ad aprire il negozio di uova. Con i risparmi di una vita, comprò qualche gallina, aprì una piccola fattoria ed incominciò la sua attività imprenditoriale.

Con il passare del tempo le richieste di cibo aumentarono, e fu così che la fattoria di Bikila incominciò ad ampliarsi, assumendo molti ragazzi nuovi per lavorare. Le richieste di cibo erano sempre maggiori, e man mano che le disponibilità economiche degli abitanti crescevano, crescevano anche le richieste di prodotti, creando nuova domanda di manodopera ed un ulteriore accrescimento del reddito disponibile.

Insomma, si era andata ad incastonare nel sistema geografico locale una bellissima spirale economica positiva, un susseguirsi di effetti a catena che spingevano la neo-nata economia. Certo, la povertà era ancora forte e la distribuzione del reddito sbilanciata, ma col tempo un’economia in crescita avrebbe avuto buone possibilità di creare spazio ed opportunità per tutti.

Cosa avvenne? Fu proprio in quel periodo che, per ragioni probabilmente casuali, un’organizzazione estera scoprì la situazione di povertà nella quale risiedeva ancora la zona. Spinti dalla volontà di aiutare, incominciarono a spedire aiuti umanitari. Uova ed alimentari di ogni genere divennero disponibili nel mercato interno gratuitamente, sconfiggendo fame e povertà. Nessuno sembrava accorgersi del virus che si stava inserendo nell’appena nato sistema economico.

Bikila non riuscendo più a vendere le sue uova ad un prezzo sostenibile, fu costretto a chiudere l’attività, licenziare il personale e dar via tutte le sue galline a prezzi irrisori. Ma ciò poco importava, poiché tutto il materiale di prima necessità arrivava dall’estero, caricato su misericordiosi veicoli volanti, che scaricavano il necessario e poi ripartivano verso lo sconosciuto luogo d’origine.

Tutto andò bene finché, un giorno, l’organizzazione non scoprì un altro luogo più povero e più bisognoso del suo intervento. Gli aiuti vennero spostati e le risorse smisero di arrivare. Il paese si ritrovò di nuovo solo ma questa volta non c’erano più Bikila e i suoi colleghi. Il sistema produttivo era stato distrutto, la magia della crescita economica spezzata.

Fu così che la zona si spopolò e là dove un tempo sorgeva una piccola comunità, oggi resta solo un cartello con scritto “uova” che dondola al vento.

Il benessere e lo sviluppo non sono beni semplicemente trasportabili, in assenza di una maturazione territoriale ciò che ne deriva è la dipendenza commerciale e la sterilizzazione del dinamismo locale. Per tale ragione nei (non pochi) luoghi dove l’occidente è intervenuto seguendo modalità prettamente assistenzialiste i risultati sono stati deludenti se non controproducenti. Si è infatti giunti al rallentamento della crescita economica fino alla completa privazione dei fattori socio/territoriali che l’avevano permessa.

Oggi Bikila è tornato alla sua vita da nomade, ma durante i suoi viaggi una domanda gli pesa sulla testa: come sarebbe andata se invece che donare cibo alla popolazione, avessero sostenuto le imprese nascenti? Forse Bikila non ha grandi studi alle spalle, ma in un colpo solo ha sintetizzato anni di politiche fallimentari dello sviluppo.

Perché, a volte, anche la carità uccide.

 

Fonti:

Per avere maggiori informazioni su questo tema: PovertyCure

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