John Elkann, un impero sotto Dicembre

Fiat Chairman John Elkann speaks at a press conference at the end of Fiat's last shareholders general assembly at Lingotto in Turin, on August 1, 2014. Shareholders in Italian carmaker Fiat gave the green light on Friday to change the group's name to Fiat Chrysler Automobiles, consecrating its merger with US automobile group Chrysler.  AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO        (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)
Fiat Chairman John Elkann speaks at a press conference at the end of Fiat's last shareholders general assembly at Lingotto in Turin, on August 1, 2014. Shareholders in Italian carmaker Fiat gave the green light on Friday to change the group's name to Fiat Chrysler Automobiles, consecrating its merger with US automobile group Chrysler. AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Quest’estate si è parlato molto di Exor e di John Elkann, in seguito al colpo di mercato della holding finanziaria della famiglia Agnelli su L’Economist. Ad Aprile, invece, l’erede degli Agnelli aveva cominciato le contrattazioni con PartnerRe, società di riassicurazione con sede alle Bermuda, con la cui acquisizione la famiglia torinese sarebbe entrata anche nel ramo finanziario a pieno titolo. E così è stato. Poi questo Settembre, Exor è passata all’incasso, con la cessione della sua quota in Cushman&Wakefield, società immobliare statunitense. Altro grande incasso lo ha avuto lo scorso anno, vendendo la sua quota di Sgs, società svizzera di certificazione, ottenendo un’enorme plusvalenza. E queste sono solo le operazioni più recenti, alle quali possiamo aggiungere la quotazione di Ferrari a New York.

Insomma Mr. Elkann si è dato molto da fare, nonostante abbia un’infinità di impegni, essendo attualmente presidente della Fiat Chrysler Automobiles, della Giovanni Agnelli e C. S.a.p.a., di Italiana Editrice, Cushman & Wakefield (almeno per ora), nonché presidente di Exor S.p.A. Quindi i suoi sforzi non sono rivolti solamente a quest’ultima. Impegni istituzionali legati alle società sopracitate, e non solo, gli portano via molto tempo. Nonostante ciò, si vede che gli piace fare shopping di imprese. Ovviamente non per il gusto di farlo e non perché gli piace spendere.

Come detto, molto si è parlato dell’attività di Exor e di John, però a mio avviso la cosa più interessante sarebbe, una volta ogni tanto, accennare alla strategica costruzione piramidale di imprese messa in piedi da questi signori. Ogni tanto capita di leggere qualche articolo sull’argomento, ma sono tutti poco esaurienti e soprattutto incompleti, per il semplice fatto che ilsistema è talmente tanto aggrovigliato da perdere il filo logico dopo poco che si segue. Ci vorrebbe una white board, un pennarello e tanta voglia di cominciare a disegnare i rapporti partecipativi delle società degli Agnelli e degli Elkann. Il mio scopo è quello di condensare brevemente un discorso cercando di cogliere i punti salienti.

Cominciamo dicendo che ormai le casseforti, le cassette di sicurezza, ecc… sono ormai obsolete: i veri tesori – immateriali, in senso lato – si nascondono sotto il naso di tutti. Si nascondono creando delle società, facendole diventare delle vere e proprie raccolte di partecipazioni in imprese ritenute idonee allo scopo per cui sono state acquistate. Si vanno a creare strutture piramidali talmente complesse da rendere estremamente difficile scoprire chi effettivamente le manovri. Pur non risultando essere proprietari del capitale effettivo, è possibile avere il controllo.

Prendiamo come esempio una società italiana famosa in tutto il mondo, Ferrari S.p.A. Tale società appartiene al Gruppo FCA con circa il 30% delle azioni – società controllata direttamente degli Agnelli tramite il presidente John Elkann. A sua volta FCA è controllata dalla holding finanziaria degli Agnelli/Elkann, denominata EXOR – con presidente John Elkann. Oltre il 50% delle azioni ordinarie di EXOR sono detenute dalla Giovanni Agnelli e C. S.a.p.a., la prima – e sottolineo prima – cassaforte della famiglia Agnelli, che racchiude tutte la partecipazioni della famiglia torinese e di tutti i discendenti – non meno di 150 persone. Anche qui il presidente è John Elkann. Allo stesso tempo la Giovanni Agnelli e C. S.a.p.a. ha una partecipazione di controllo in FCA. Cosa c’è a monte di tutto? Non è facile da capire.

Cercando sulla rete è possibile trovare articoli di un giornalista chiamato Gigi Moncalvo. Questa persona ha effettuato numerose ricerche ed ha raccolto molte informazioni sulla struttura piramidale delle cosiddette “scatole cinesi” della famiglia Agnelli. Lui come altri giornalisti che si sono occupati di questo argomento hanno definito “maestra” la famiglia Agnelli, citando Elkann come perfetto esempio del caso.

Per rispondere alla domanda precedente occorre sapere che John Elkann controlla una società chiamata Dicembre s.s. – si esatto, SOCIETA’ SEMPLICE – che ha oltre il 30% dei voti nella Giovanni Agnelli e C. S.a.p.a. Anche Dicembre s.s. è stata fondata da Giovanni Agnelli. Come sicuramente saprà il lettore, le società semplici sono esentate dall’obbligo di presentare il bilancio e consentono, in un certo senso, di restare sottotraccia specie per il fisco, perché tipicamente vengono create per svolgere attività molto semplici (pesca, agricoltura, ecc…).

Questo cosa vuol dire? Considerando il fatto che tutti gli eredi della famiglia di Torino che hanno partecipazioni nella Giovanni Agnelli e C. S.a.p.a non hanno in nessun caso una partecipazione superiore al 5% – se presa ogni persona fisica singolarmente –, sono effettivamente loro che mettono il capitale, non Dicembre s.s – e quindi John Elkan. Quindi? Beh, la posizione del signor Elkann è praticamente inattaccabile dato che ha oltre il 30% dei voti attraverso la società semplice più volte menzionata. Quindi il resto della famiglia mette il capitale, ma non ha, più di tanto, voce in capitolo su ciò che accade, a meno di un’improbabile alleanza contro lo sbarbo dai capelli ricci ed il cognome americano. Così l’erede al trono di Giovanni Agnelli, l’uomo che controlla la Fiat, ha solo il 3,5% del capitale. Lui controlla e gli altri lo finanziano. Lui decide come gestire l’impero, gli altri lo finanziano. Lui decide dove, come e quando fare shopping, gli altri lo finanziano. Un sistema decisamente efficiente.

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