Formez vos bataillon, marchons! Marchons!

Una Nazione che ha fallito il processo di integrazione, con un intelligence che fa acqua da tutte le parti, con un Presidente della Repubblica incapace di gestire situazioni di terrore e con una popolazione che, da un giorno all’altro, si scopre con in nervi a fior di pelle e sempre più propensa a fiondarsi il più a destra possibile. Questa è la Francia, ferita al cuore in un giorno qualsiasi, e che ora è in completa e totale balia di eventi e pulsioni più primitive.

Formate i vostri battaglioni, marciamo, marciamo! Andiamo fratelli, marciamo contro il nemico. Una reazione già vista, 14 anni fa, quella che ha avuto il Capo di Stato francese François Hollande, incapace di gestire il secondo attacco terroristico al cuore della sua Nazione a distanza di pochi mesi dall’ultimo, quello ben noto di Charlie Hebdo. Assassini, armati fino ai denti e imbottiti di esplosivi fino al collo, che girano tranquilli come turisti per Parigi, e che vanno a colpire i luoghi simbolo del quieto vivere della civiltà occidentale: i bar, i concerti, gli stadi. Il bilancio complessivo è stato di 129 morti e più di 300 feriti, come ben saprete, ma non è tanto il numero delle vittime che colpisce, è bensì la modalità con cui queste 129 persone sono state uccise: fino ad oggi avevamo assistito alla teatrale e macabra violenza dell’ISIS solamente a distanza, sul web o sui telegiornali; oggi l’abbiamo sperimentata a casa nostra. Se l’attacco di 10 mesi fa a Charlie Hebdo poteva essere “giustificato” come un attacco alla satira e alla libertà di espressione, oggi l’attacco è rivolto a noi, a tutti noi occidentali, ed è per questo che fa ancora più effetto. Abbandonando ipocrisie e moralismi vari, nessuno di noi può negare di essere più toccato dagli attacchi a Parigi che da altri, più brutali, avvenuti di recente: sia perché l’epicentro di questa tragedia è, geograficamente e culturalmente, molto più vicino a noi, sia perché, attaccando i simboli della nostra quotidianità, questi individui sono riusciti a far serpeggiare il terrore in tutti i Paesi vicini e simili alla Francia. E così è stato anche per il già citato Hollande, con un paio di piccole differenze rispetto a noi, misera gente comune: lui è Capo di Stato francese; lui è stato votato dai francesi; lui vede il suo popolo che si sta mano a mano allontanando da lui per andare a rifugiarsi sotto la poderosa ala destra di Marine Le Pen, da sempre favorevole a una chiusura delle frontiere e a un intervento militare; lui deve riconquistarsi il suo Paese; lui ha il comando delle forze armate della Francia. Ed è per tutti questi motivi che, in un drammatico discorso a deputati e senatori riuniti, citando le eroiche parole della Marsigliese, l’inno nazionale dei cugini d’oltralpe, François Hollande ha dichiarato guerra al Califfato. Piccola parentesi: il giorno precedente ha ordinato un attacco aereo a tappeto su Raqqa, città siriana ritenuta l’avamposto principale dello Stato Islamico di Al-Baghdadi.

Hollande Siria

Una mossa dettata probabilmente più dalle pulsioni del momento che da un ragionamento freddo. Il sentimento popolare della ferita Francia, come già detto, si sta mano a mano spostando verso la destra del Front National di Marine Le Pen, con un Hollande sempre più giù nei sondaggi che cerca di adeguarsi: ecco quindi spiegata la controffensiva immediata, forse disorganizzata, dei francesi. I malumori per questo attacco non sono comunque mancati: con alcuni degli stragisti di Parigi a piede libero, sono piovute ulteriori critiche sul Presidente, accusato di concentrare le forze più su attacchi scoordinati, che non faranno altro che alimentare un fuoco siriano già abbastanza imponente, piuttosto che su operazioni interne volte a catturare i terroristi, migliorare il sistema di intelligence nazionale e coordinare un attacco comune con NATO e alleati.

Rimane in ogni caso lo sgomento per come tutto ciò sia potuto accadere, ma questo attacco un paio di dubbi ce li ha tolti. Primo: è ufficiale che l’ISIS non ha come obiettivo la conquista del Medio Oriente o la punizione della satira, bensì c’è la volontà di punire, indiscriminatamente, tutto il mondo occidentale: non annientando spietatamente migliaia di persone (parliamoci chiaro, una bomba in una metropolitana o su un pullman avrebbe causato, con un solo attacco, ben più di 129 morti), ma creando un sentimento di terrore il cui obiettivo è rendere impossibile la vita come l’abbiamo sempre vissuta. Secondo: il modello di integrazione francese ha ufficialmente fallito, con immigrati delle colonie da sempre ghettizzati, e con intere aree, da sempre isole etniche, che ormai sono diventate vere e proprie fucine di estremisti jihadisti, magari di passaporto francese, ma che non mai fatto altro che coltivare odio e risentimento verso l’intero occidente “invasore” (fenomeno presente, come saprete, anche in Belgio, con una delle basi operative per la pianificazione dell’attentato che si trovava nella Bruxelles stessa). Terzo: bisogna accettare il fatto che la jihad ha un enorme fascino, generato da odio e risentimento verso il mondo occidentale, che riesce ad attrarre indistintamente musulmani e no. Quarto: un’offensiva della NATO, guidata da francesi, americani, e della Russia è alle porte. Quinto: aspettiamoci di vedere i francesi, con Hollande in prima linea, ritrovare l’animo combattivo dei tempi della Rivoluzione e muovere guerra verso est.

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