Cos’è successo alle economie emergenti?

BRIC

 

Fino a poco tempo fa le EME (economie emergenti) guidavano la crescita globale ed il loro sistema economico appariva forte, la sua espansione inarrestabile. Gli ultimi dati tuttavia raccontano una storia molto diversa e prospettano un futuro quanto mai incerto: stando all’ultimo report della Bis (Bank for international settlements) questi Paesi si trovano in una situazione di forte vulnerabilità.

In un momento di forte preoccupazione per la lunga trattativa sulla questione della crisi greca, gli investitori hanno guardato con grande timore il formarsi di gravi turbolenze che i mercati finanziari hanno dovuto subire in seguito agli avvenimenti in Cina. Inoltre all’improvviso tonfo del mercato azionario cinese si è affiancato il consistente deprezzamento del renmimbi, che ha contagiato tutta la regione Asia-Pacifico (come si può notare nel grafico 1). Le valute dei Paesi in via di sviluppo asiatici hanno subito forti contraccolpi: il ringgit malese, ad esempio, ha perso più del 6% del suo valore dal momento dell’annuncio della svalutazione; Il 20 agosto il Kazakistan, paese esportatore di materie prime che ha come maggiori partner commerciali la Russia e la Cina, ha annunciato l’intenzione di voler lasciar fluttuare liberamente la propria valuta e il tenge kazako ha perso un quinto del suo valore rispetto al dollaro.


Il deprezzamento del renminbi contagia il resto della regione Asia-Pacifico  

Grafico 1

diagramma 1: movimenti infragiornalieri

diagramma 2: tassi di cambio effettivi e bilaterali

diagramma 3: reazione dei tassi di cambio2 del renminbi

grafico-1b

AUD = dollaro australiano; CNH = renminbi cinese (offshore); CNY = renminbi cinese (onshore); IDR = rupia indonesiana; INR = rupia indiana; KRW = won coreano; MYR = ringgit malese; NZD = dollaro neozelandese; PHP = peso filippino; SDG = dollaro di Singapore; THB = baht thailandese; TWD = nuovo dollaro di Taiwan. 1 Indice ampio dei tassi di cambio effettivi nominali elaborato dalla BRI. Un calo indica un deprezzamento della moneta in termini basati sull’interscambio. 2 Dollari USA per unità di moneta locale. Un calo indica un deprezzamento della moneta locale. Fonti: Bloomberg; BRI; elaborazioni BRI.

 

 


Insieme al rallentamento della Cina a pesare sulle prospettive di crescita per le EME vi è il forte apprezzamento del dollaro: i debiti denominati in dollari sono cresciuti in termini di valute locali, mettendo in difficoltà le imprese dei Paesi in via di sviluppo che, dopo aver fortemente incrementato la loro leva finanziaria, hanno subito un’improvvisa crescita degli spread creditizi.

Estremamente significativo è stato il crollo dei prezzi delle materie prime, dovuto anche a fattori finanziari. Infatti il rialzo del dollaro ha aumentato il costo del petrolio al di fuori degli USA. Per mantenere la propria quota di mercato (grafico 2, diagramma a destra) il settore energetico statunitense, malgrado la discesa dei corsi azionari e l’aumento dei costi di indebitamento, ha incrementato l’emissione di titoli di debito (grafico 2, diagramma a sinistra e centrale). Le aziende sono così spinte a mantenere alti livelli di produzione al fine di generare il flusso di cassa necessario al servizio del debito. Tuttavia questo fatto comporta anche un ulteriore accentuamento delle pressioni sul ribasso del prezzo.


I fattori finanziari contribuiscono al crollo delle materie prime  

Grafico 2

diagramma 1: azioni del settore dell’energia

diagramma 2: spread sui titoli di debito societari del settore dell’energia1

diagramma 3: emissioni debitorie del settore petrolifero statunitense2

grafico-2b

Indice azionario S&P 500. Indice azionario MSCI European Economic and Monetary Union. Indice azionario MSCI Emerging Markets. 1 Spread rettificati per le opzioni di rimborso (option-adjusted spread) relativi a un indice di titoli di debito investment grade non sovrani. L’indice del settore dell’energia delle EME comprende titoli di debito non sovrani sia investment grade sia ad alto rendimento. Nel caso degli indici dei settori dell’energia statunitense e dell’area dell’euro, i dati di marzo 2015 sono calcolati sulla base delle componenti dell’indice a fine febbraio 2015 e dei loro rispettivi pesi. 2 Somma dei collocamenti di titoli di debito da parte delle imprese negli Stati Uniti, escluse Chevron ed Exxon. Fonti: Bank of America Merrill Lynch; Bloomberg; Datastream; S&P Capital IQ.

 


Questa fase di debolezza per le EME ora preoccupa anche il FMI, che teme una fuga degli investitori, un fenomeno che potrebbe portare al fallimento diverse imprese e mettere in difficoltà il sistema bancario. Questa preoccupazione è fondata: nel secondo trimestre del 2015 i paesi in via di sviluppo hanno subito il peggior deflusso di capitali dal 2008.

Questa fase recessiva avrà probabilmente forti contraccolpi anche per i Paesi sviluppati, che non potranno più contare sul traino delle EME per sostenere la propria crescita. Ma dimostra anche che, malgrado ciò che si sarebbe potuto pensare qualche anno fa, la leadership economica rimane quella occidentale.

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