Airbnb: il cuore dell’affitto!

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Era il 2007 quando Brian Chesky e Joe Gebbiae, spinti dalla necessita di pagare l’affitto, ospitarono per la prima volta tre uomini con il servizio di Airbnb. In poco tempo i due manager statunitensi hanno trasformato la loro esigenza economica in un business milionario, diffuso in piu di 192 paesi e utilizzato da più di 50 milioni di persone; 30 milioni solo nell’ultimo anno, un dato destinato ad aumentare nel 2016. Ma cos’è Airbnb?  E’ un sito che consente di mettere in contatto le persone che offrono una stanza, un’intera casa e addirittura una barca o un castello, con i viaggiatori che si accordano sul prezzo e sull’orario d’arrivo.

La cifra versata dagli ospiti attraverso carta di credito comprende non solo l’affitto della stanza, ma anche le commissioni del sito e le tasse.  La rivista “Panorama” del mese di settembre ha calcolato che in Italia su ogni 100 euro di entrate (tolte le tasse), rimane a chi ospita una cifra compresa dai 97 ai 70 euro per chi guadagna meno di 5000 euro annui, 48 euro per chi ha entrate superiori a cinquemila euro e deve aprire partita Iva.  Airbnb costituisce un’ottima opportunità di guadagno per studenti e per persone che hanno lavori precari, come ad esempio Antonella, un’addetta mensa romana che nel periodo estivo, durante la chiusura delle scuole, non percepisce stipendio e che ha quindi deciso di affittare una stanza vuota del suo appartamento. Il caso ha voluto che quest’estate tra i suoi primi ospiti ci fossi proprio io e grazie a lei ho avuto modo di assaporare un po’ di sana romanità, racconti e modi di dire che altrimenti non avrei conosciuto in una Roma d’agosto assediata dai turisti. Ed è proprio questo l’aspetto vincente del servizio: conoscere davvero le persone e vivere nelle loro case, un’esperienza che anche il più confortevole degli hotel non può garantire.

Proprio la categoria degli albergatori ha negli ultimi tempi mostrato insofferenza nei confronti dell’ “home sharing”,  non solo in Italia, dove Federalalberghi ha chiesto che venga monitorata la situazione con apposite norme, ma anche in altre parti del mondo. In particolar modo in Francia gli albergatori parigini del lusso hanno chiesto al governo maggiori tutele a dispetto delle numerose perdite, superiori in alcuni casi al 20 per cento, dovute a loro giudizio alla crescita del complesso americano.

Tuttavia, le preoccupazioni degli albergatori non tengono conto del fatto che Airbnb possa offrire un prodotto diverso, una possibilità unica di conoscere da vicino degli usi e costumi differenti e più lontani dai nostri, possibilità che generalmente viene apprezzata da un target di turisti diverso rispetto a quello degli hotel, che cerca invece comodità e privacy. Airbnb è uno dei prodotti migliori della cosiddetta “sharing economy”  perché permette di condividere uno dei lati più veri e identificativi della nostra vita “la casa” e di trasformare conoscenze superficiali in ricordi indelebili dei luoghi che visitiamo.

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