La Flat Tax di Salvini, miraggio o realtà?

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Matteo Salvini è l’uomo del momento. Cresce nei sondaggi ed è sempre più vicino al riconoscimento del ruolo di leader indiscusso del centro destra. La cronaca politica si è spesso concentrata sulle sue posizioni etico/morali riguardanti le amicizie con Casa Pound, i Rom e l’immigrazione. Tali analisi possono essere sufficienti per un partito di minoranza, che mira al raggiungimento di una buona posizione all’interno dell’opposizione, ma non per una forza che ormai ambisce a governare il paese. Urge quindi la necessità di una valutazione più profonda, riguardante soprattutto le manovre di politica economica proposte.

Governare è molto differente che stare all’opposizione. Quando si governa ci si scontra con i numeri e questi sono irremovibili. Si possono battere i pugni sul tavolo quanto si vuole ma non si spostano. La proposta economica della Lega che andremo ad analizzare è la riforma del sistema tributario italiano. Il progetto consiste nell’introduzione di una Flat Tax in sostituzione all’attuale sistema progressivo per scaglioni.

Cos’è una Flat Tax? Come dice il nome, è un’imposta piatta. Con essa tutti i contribuenti pagano le imposte sulla base di un’aliquota unica indipendentemente dal reddito. Che tu sia ricco o povero paghi una stessa percentuale di imposte. Nella proposta della Lega questa aliquota sarebbe al 15%. Sembrerebbe una cosa meravigliosa, ed in effetti avrebbe il merito di effettuare una notevole semplificazione. Tuttavia presenta un grosso problema: la mancanza di progressività.

Errore comune è quello di pensare che un’imposta sia progressiva se semplicemente chi è più ricco paga di più. In realtà, imposte di questo genere possono essere proporzionali o addirittura regressive. Un’imposta si dice progressiva se all’aumentare della base imponibile (il reddito lordo), il debito d’imposta (l’imposta da pagare) aumenta più che proporzionalmente.

Con la mancanza della progressività viene meno il “principio del sacrificio” e il ruolo redistributivo dello stato. Per quanto non sia una strada impercorribile, essa viene espressamente vietata per ragioni di giustizia sociale dalla Costituzione Italiana nell’Art 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Per ovviare al problema, nella proposta della Lega vi è l’introduzione di un’unica deduzione pro-capite di 5.000 € (una sorta di sconto sulla base imponibile) che, pesando maggiormente sui redditi bassi, dovrebbe risolvere i problemi di progressività. Anche qui non è tutto oro quel che luccica. Infatti, prendendo ad esempio un lavoratore dipendente con stipendio mensile di 790 netti al mese ed applicando il “metodo Lega”, il suo salario scende 770. Mentre, applicando l’analogo ragionamento a lavoratori con redditi più elevati, il discorso si inverte. Questo perchè la progressività di questa imposta incide meno all’aumentare del reddito, portando anche chi è molto ricco a pagare molto meno.

Ad ogni modo, la riforma sarebbe attuabile? Secondo i calcoli effettuati alla fine del 2014 dal professor Francesco Daveri (Bocconi), introducendo un tale sistema di imposte, si avrebbe un buco di bilancio di circa 100 miliardi. Che si ridurrebbero a 50, nella più ottimistica quanto irrealistica ipotesi di azzeramento dell’evasione. Come finanziare quindi una tale manovra?

La promessa di uscire dall’Euro e stampare moneta non è realisticamente sostenibile e neanche auspicabile proprio per quella classe media di cui Salvini si fa difensore e portavoce. Possiamo quindi escluderla. L’unica soluzione rimanente sono i tagli alla spesa pubblica. Questi, però, mal si conciliano con le posizioni di Salvini su altri temi economici: come l’età pensionistica, che propone di diminuire, o l’indicizzazione all’inflazione di stipendi pubblici e pensioni. Posizioni che aumentano vertiginosamente l’ammontare della spesa pubblica invece che ridurla.

Traspare quindi un posizionamento sulle politiche economiche dettato ancora una volta dalla convenienza elettorale e dalla creazione di proposte spot, più che dalla costruzione di una credibile alternativa di paese. Atteggiamento che purtroppo lascierà a bocca asciutta tutti quegli elettori che legittimamente e da molto tempo attendono l’avvento, in Italia, di un centro-destra serio.

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