Il genio

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Per una volta parliamo di lui lasciando stare la politica. E le mignotte. E lasciando stare anche dichiarazioni più o meno pacate su altri leader internazionali. Per una volta lasciamo da parte l’eventuale astio politico e concentriamoci sul Silvio Berlusconi imprenditore, su quello vincente, sul presidente del Milan.

Che si sia fan o meno dello sport più bello del mondo (altresì noto come calcio), è indubbio che chiunque sia dotato della capacità di intendere e di volere ha sentito parlare dell’ A.C. Milan: del “Grande Milan” di Sacchi, del Milan di capitan Maldini, del Milan di Ibra e Thiago Silva, fino a quello odierno, un po’ meno grande, di Montolivo. La società Milan, capace di diventare la squadra più titolata del mondo insieme ai Galacticos del Real Madrid e agli argentini del Boca Juniors, capace di giocare il calcio, forse, più bello di tutti i tempi grazie a mister Sacchi e a una generazioni di calciatori olandesi venuta particolarmente bene, deve tutto il suo successo a un uomo: il tanto odiato Silvio Berlusconi. Un breve excursus per i meno informati: nel 1980 la società rossonera venne completamente travolta dallo scandalo del calcio scommesse soffrendo la retrocessione in serie B; ottenuta l’immediata promozione dalla serie cadetta nel 1981, nel campionato successivo il Milan fu nuovamente retrocesso, questa volta sul campo, essendosi classificato terz’ultimo con solo 24 punti ottenuti in 30 partite. L’anno successivo i Rossoneri riuscirono a qualificarsi nuovamente nel massimo campionato italiano, ma ormai la Serie A ospitava una società completamente allo sbando, tanto che nel 1985 rischiò il fallimento in seguito ad accertamenti della Guardia di Finanza che rilevarono debiti per svariati miliardi di lire. Sull’orlo del crack, l’A.C. Milan venne rilevato da Berlusconi che divenne presidente. Da lì, la storia fu un continuum di successi: dal 1985 ad oggi il Milan ha vinto 8 scudetti, una Coppa Italia, 6 Supercoppe italiane, 5 Champions League, 5 Supercoppe UEFA e 3 Coppe del Mondo per club.

Da quanto detto prima, nasce spontanea la conclusione: Berlusconi è un grande dirigente calcistico. Sì, ma non solo. Come tutti i cicli, anche quello dell’imprenditore milanese era destinato a finire: il dominio interista iniziato in seguito allo scandalo di Calciopoli che ha portato la società nerazzurra a dominare in Italia dal 2007 al 2010 e poi l’incredibile striscia di successi della Juventus di Conte e Allegri, che vince in Italia dal 2012, hanno fatto sì che la società rossonera vincesse un solo scudetto (nel 2011) dalla fine del 2007 ad oggi. La grandezza sta anche nella fine: indebitato per le vicende giudiziarie che tutti noi conosciamo e incapace di fronteggiare i sempre maggiori prezzi del calcio moderno, Berlusconi ha stretto un accordo col broker thailandese Bee Taechaubol per la cessione del 48% delle quote della società per la bellezza di 480 milioni di euro (facendo un attimo di conto, significa che è riuscito a far stimare l’intera società per 1 miliardo di euro).

La grandezza dell’affare e la capacità manageriale e di contrattazione dell’ex Primo Ministro assumono dimensioni ancor più rilevanti se paragonate a quelle dei cugini dell’Inter. La società nerazzurra venne acquistata nel 1995 da Massimo Moratti che dopo aver speso, e non è un’esagerazione, ben 1 miliardo e 200 milioni di euro in campagna acquisti, ha portato nella bacheca del club 4 scudetti (più uno assegnato a tavolino nel 2006, primo dell’era Moratti e al quale seguirono tutti i successivi), una Coppa Uefa, una Champions League, una Coppa del Mondo per club vinta in finale contro il Mazembe, squadra campione del campionato congolese, e 4 Coppe Italia. Un bottino indubbiamente notevole, ma comunque non proporzionale alla cifra spesa per averlo. E tanto gloriosa non è neanche la cifra ottenuta dal patron Moratti alla fine del suo ciclo, fine datata ottobre 2013. L’ex presidente dell’Inter incassò solamente 50 milioni di euro per la cessione del 70% delle quote del club. Lascio a voi il confronto.

Berlusconi e il Milan sono due anime indissolubilmente legate, due amici che ci sono sempre per l’altro nel momento del bisogno: il Cavaliere ha donato al Milan la squadra più forte di tutti i tempi, il miglior palmares del calcio moderno, Van Basten, Pirlo e Ronaldinho (per citarne un paio); il Milan al Cavaliere ha donato 67 milioni di euro in tempo di crisi grazie alle cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva, la vittoria col Barcellona e l’acquisto di Balotelli durante le politiche del 2013 (parte di quel 29% dei voti arrivarono anche da quello) e, adesso, un gruzzoletto di 480 milioni di euro.

Chiamatelo dunque come volete un imprenditore del genere, a me lasciate però usare la parolagenio.

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