Oscar Wilde sta piangendo sotto i portici: AAA cercasi casa

Ehi tu. Sì, parlo proprio a te, poveraccio, che stai navigando senza meta su Facebook con lo sguardo tanto inebetito che sembri Marzullo. Non so esattamente per quale motivo tu abbia cliccato su questo articolo, ma già che ci sei dedicaci due minuti del tuo, indubbiamente, importantissimo tempo.

Voglio iniziare facendoti una domanda: cos’è per te poesia? Bene, passi il gol all’incrocio di Pogba, passi il cane randagio che, stoico, alleva solo un branco di cuccioletti, passi anche il tamarro che scrive frasi proto-filosofiche sui muri di casa mia, ma a questa tua erudita lista, se permetti, fammi aggiungere un ultimo elemento: la scrittura (su carta, sia chiaro). Già, perché da qualche tempo a questa parte, giusto un paio di millenni, tipetti che non riescono a raggiungere la celebrità rincorrendo un pallone o sedendosi su qualche comoda poltrona, ci provano scribacchiando un foglio. Ora, carissimo lettore, ti chiedo un ultimo sforzo: immagina di chiamare questi imbrattatori di carta poeti e osserva un attimo con me le idiozie che hanno scritto.

Un egiziano di Alessandria grazie a poche, semplici, terribili parole ctonie ci trasporta nel mezzo di un fiume in piena di piombo riparati da una sola, piccola, vitale trincea della Prima Guerra Mondiale, circondati da commilitoni agonizzanti, facendoci sentire il calore del sangue e il sapore della morte; un abruzzese che se la credeva più di Ibrahimovic muta le nostre figure in piante, trasformandoci alberi con occhi di mandorla e cuori di pesca;  un genio folle irlandese, fra una birra e un whiskey, in un romanzetto dal nome Il ritratto di Dorian Gray, osò affermare che la moralità e l’immoralità non esistono, ma esiste solo la bellezza, e che finché ci si interroga su un’opera d’arte, questa non muore.

Carissimi, questi sono soldati, maghi, pittori di bellezze sconosciute, costoro sono chiunque voi vogliate che siano, e sapete dove sono? Sono sotto i portici in via Po, inumiditi e ingialliti, ammassati in quelle fosse comuni che sono le bancarelle di quei poveretti che trascorrono la giornata a vedere la gente fluire ininterrottamente davanti a loro senza degnare di uno sguardo i piccoli capolavori nei quali si sono indissolubilmente radicate le anime degli autori. Però, come fortunatamente spesso accade, anche per queste, consentitemi il termine, “opere” c’è speranza: dal 14 al 18 maggio a Torino si terrà l’annuale Salone del Libro dove, per qualche giorno, tutti questi manoscritti troveranno rifugio. Non solo: nonostante sembri stupido, ancora oggi qualche povero folle prova a fare poesia scrivendo libri e non premendo due tasti in croce su una console per creare una nuova canzone tanto brutta quanto uguale a mille altre. Ora, so che Natale è ancora lontano e non c’è apparente motivo per essere più buoni, ma che ne dite di guadagnarci un pezzo di Paradiso e andare a far visita a questi disgraziati per evitare che finiscano anche loro a piangere sotto i portici con Oscar Wilde (i più accorti di voi avranno notato che di quest’uomo ho parlato poco fa). Anche perché, del resto, se tutti questi miserabili, del passato come di oggi, finiscono in mezzo a una strada, è solo colpa tua. Sì, tua, poveraccio! Perché sei tu che dai da  mangiare a Barbara D’Urso e ai tronisti di Maria al posto di leggere Dostoevskij! Sei tu che passi le tue 24 ore a guardare le 24 ore dei pirla del Grande Fratello invece che leggere D’Annunzio! Sei tu che stai leggendo questo articolo invece che Ungaretti! Sei tu che con i tuoi click compri la coca a Diprè, piuttosto che leggere Hemingway! E sei sempre tu che preferisci ascoltare un pagliaccio coi capelli bianchi che sbraita piuttosto leggere qualcosa, qualunque cosa.

Allora, che ne dici? Andiamo a visitare sto Salone? Magari compriamo un libro? Fidati, non costa troppo, non gli devi dare da mangiare, non sporca, non devi portarlo a spasso tre volte al giorno ed è molto più di compagnia di un gatto.

E adesso torna pure alla tua home di Facebook, che c’è il video di un panda che starnutisce che ti aspetta.

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