Italicum, un breve viaggio nel 2018

Legge elettorale, al via i lavori: Grillo attacca
Legge elettorale, al via i lavori: Grillo attacca

L’Italicum è legge. Dopo quasi un anno di mediazione e prove di forza, il governo porta a casa la nuova legge elettorale. In un clima immerso tra festeggiamenti epocali e catastrofismi antidemocratici, sono moltissimi gli articoli che affrontano il tema e cercano di spiegare tutto ciò che la nuova legge comporta. Consapevole, però, che il miglior modo per comprendere qualcosa è viverla di persona e non leggerla in un anonimo elenco puntato, ho deciso di effettuare un esperimento a dir poco inusuale.
Per spiegare il funzionamento della nuova legge elettorale, mi prenderò, spero il lettore non s’offenda, la libertà di quello che in gergo si usa chiamare un artifizio narrativo.

Lui è Paolo Raveli, un onesto quanto mediocre lavoratore nel settore dei trasporti. Il suo mestiere, tanto per intenderci, è quello di rifornire tutte le settimane i mini market. Si ritiene un lavoratore onesto. Certo, qualcosina alle volte, se riesce, la lascia nel furgone e la porta a casa. Ma parliamo di piccolezze. Non molto interessato alla politica, si ritiene mediamente informato, ogni sera guarda il Tg ed a volte discute dei fatti del giorno con la famiglia.

La moglie impiegata sottopagata ed il figlio informatico precario sono l’archetipo della società italiana odierna. Siamo nel 2018, il governo ha appena concluso i cinque anni di legislatura e si deve ritornare al voto.

Giunto al seggio con l’intenzione di votare un partito minore, trova nella scheda elettorale i singoli partiti, ognuno corre autonomamente: non vi è più infatti la possibilità di presentarsi in coalizioni. Meglio così pensa Paolo, ricordando quante volte le coalizioni formatesi in vista delle elezioni si sono poi sciolte il giorno dopo l’arrivo in parlamento. Osserva inoltre che gli è stata consegnata solo la scheda per votare alla Camera. Difatti, il Senato è stato modificato: ha funzioni differenti ed ora è composto da soli rappresentanti di comuni e regioni.

Scruta la scheda: vi sono i simboli di tutti i partiti con scritto a fianco il nome del capolista e due spazi vuoti per esprimere le preferenze. Paolo scorre con il dito tutti i simboli alla ricerca del prescelto. Lo trova, era il penultimo sulla scheda. Effettua convinto una croce sul logo e guarda il nome del candidato capolista. Non lo conosce bene, forse l’ha visto qualche volta in tv, ma si fida. Decide infine di scrivere due preferenze. Nell’Italicum è prescritta l’alternanza di genere, si deve quindi indicare un candidato maschio ed uno femmina, pena la nullità della scheda. Scrive quindi il nome di una signora conosciuta ad un aperitivo in campagna elettorale e quello di un ragazzo molto giovane letto tra i candidati del cartellone informativo all’ingresso del seggio.

Esce dalla cabina, imbuca la scheda e torna a casa, nella speranza di avere fatto la scelta giusta. Il giorno seguente escono i risultati, il partito votato da Paolo non ha vinto le elezioni, ma ha raggiunto il 4 % dei voti, quindi avendo superato la soglia minima d’accesso del 3% avrà dei suoi rappresentanti in parlamento. Nessuno degli altri partiti ha invece superato il 40% dei voti necessario per ottenere il premio di maggioranza. Secondo l’Italicum il primo partito che supera la soglia del 40% ottiene automaticamente 340 seggi e quindi la maggioranza in parlamento. Nel caso in cui nessun partito vi riesca si passa al secondo turno.

Per tale ragione i primi due partiti si dovranno scontrare nuovamente al ballottaggio. Al vincitore spetta il premio di maggioranza e quindi il governo del paese.

Passano due settimane e Paolo si ritrova nuovamente in cabina elettorale. Questa volta nella scheda vi sono solo due simboli. Paolo vota quello più vicino alle sue idee politiche e inserisce la scheda nell’urna. Il giorno seguente escono i risultati. Il partito votato da Paolo ha vinto, otterrà quindi la maggioranza in parlamento, con i suoi 340 seggi. Gli altri partiti si spartiranno i seggi restanti in modo proporzionale alle percentuali conseguite.

In Paolo una sequela di pensieri diversi affollano la testa: ricorda tutte le critiche distopiche annunciate anni prima, sulle conseguenze che la nuova legge avrebbe causato al sistema democratico italiano. La legge truffa, la legge bavaglio, quella peggio del Porcellum, che avrebbe portato alla dittatura. Eppure, in qualche modo, Paolo si sente partecipe di questo risultato. Ha scelto una parte dei parlamentari e c’è un governo che può contare su una solida maggioranza. Se sbaglierà sarà solo colpa sua, non avrà scuse. Se agirà bene, sarà felice di fare la stessa scelta in futuro. Se agirà male, ne voterà un altro.

In passato la colpa era sempre degli alleati di governo, dei veti dei piccoli partiti. Le grandi coalizioni si frantumavano in parlamento immobilizzando l’attività legislativa. Come faceva Paolo a capire di chi fosse la responsabilità se le cose andavano male? Paolo non è mai stato un grande sostenitore della legge dell’alternanza, ma dopo anni di accordi ed inciuci per la formazione di governi e maggioranze, ha sviluppato un’idea. Forse l’unico vero accordo è tra politico e cittadino, e non tra politici ed altri politici.

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