Da Sergio alla casa più bella del mondo passando per il Poli: la Torino che cresce fra industria, lusso e innovazione

C’era una volta una landa desolata bagnata su tre lati dal mare; una bellissima terra che, si narra, volesse essere raggiunta solo da impavidi che intraprendevano il viaggio su argonautici gommoni; una terra in cui vivevano persone povere, ometti con la pelle indurita dal sole mediterraneo e che parlavano a voce troppo alta, e che nonostante ciò non facevano nulla per permettere a ricchi avventurieri stranieri di andare da loro a costruire locande e osterie; una terra in cui 25 milioni di persone da tutto il mondo andranno per assistere a un grande spettacolo: un cantiere in costruzione. Tutto a un tratto, però, un giorno una luce da nord-ovest cominciò a brillare e ridiede speranza a tutto il Paese.

È una fiaba? No. Torino s’è desta. La prima capitale d’Italia, stanca di essere conosciuta solo come una grigia metropoli in cui un anno si sono tenute delle Olimpiadi di importanza decisamente inferiore al loro costo, è passata alla ribalta e ha deciso di insegnare business a tutto lo Stivale. Mentre Milano arranca per salvare il salvabile di questo Expo, mentre a Roma continua il magna magna generale e la bella Napoli continua a essere stereotipata nel mondo con pizza, mafia e mozzarella, quatto quatto il capoluogo piemontese ricomincia a crescere e ad assumere sempre più rilevanza a livello internazionale. Vi faccio un paio di esempi, giusto per intenderci.

Nel 2004 cos’era la Fiat? Una casa automobilistica scadente che continuava a proporre scatolette che chiamava “auto”, pronta ad essere divorata da marchi di importanza notevolmente superiore. Poi però è arrivato lui, il nuovo amministratore delegato, per molti un marziano che nasconde le sue sembianze extra-terrestri sotto a un maglione girocollo, per altri direttamente un mostro senza scrupoli, Sergio Marchionne. Checché se ne dica, nonostante i vecchi epifanismi e i più recenti camussismi e landinismi, da 11 anni a questa parte l’AD di Chieti è riuscito a prendere un’azienda in rovina e a farla rinascere: puntando su marchi di fascia alta come Maserati e acquisendo l’ex stabilimento Bertone di Grugliasco, incrementando le vendite del 136% nel 2014 e dando lavoro a tremila persone dopo 5 anni di cassa integrazione; acquisendo il marchio Jeep e iniziandola a produrre in Italia, così come i primi Suv Fiat; riportando l’Alfa in America con presentazione a giugno a Milano della “Nuova Alfa” e con l’obiettivo di vendere 400 mila auto di otto nuovi modelli entro il 2018. Per concludere riporto giusto un dato: mentre i settori come la chimica, l’attività estrattiva, la metallurgia e il tessile navigano a fatica con un cronico segno meno davanti, l’industria automobilistica registra un +16%. Infine sarà magari un caso (io non credo), ma da quando è arrivato l’AD made in Chieti pure la Ferrari ha ricominciato a vincere. Criticatelo pure Marchionne, ma copiatelo, se vi riesce.

In ogni caso non solo industria a Torino, ma anche lusso. Il sito archdaily.com, che ogni anno assegna il premio di “Casa più bella del mondo”, quest’anno ha deciso di premiare, nel concorso della “Migliore ristrutturazione”, il palazzo di via Alfieri 6 (il vecchio Palazzo Valperga Galleani): messo a nuovo dal Gruppo Building, “The Number 6” (così è stato chiamato il palazzo alla cui realizzazione ha contribuito anche l’innovativo artista Richi Ferrero) si è imposto sulla scena mondiale dando ulteriore risalto al capoluogo. Nota interessante: in concorso c’erano 3000 progetti fra cui alcuni di Renzo Piano e Jean Nouvel, due personcine che non riescono neanche a tirare una linea dritta, no?

Ultimo ma non ultimo il Politecnico di Torino: in perfetta sintonia con il trend dell’ateneo stesso, che riconferma la posizione dell’anno scorso, e della città intera, il Poli riesce nuovamente a piazzarsi nella TOP 100 mondiale dei migliori atenei. Soddisfatto il rettore, soddisfatto il sindaco, felici gli ingegneri di domani, contenti tutti.

Industria, lusso, innovazione: ecco le tre particelle dell’indissolubile atomo torinese, che nel suo piccolo riesce a sprigionare una potenza incredibile che risplende alta nel cielo imponendosi come esempio in tutta Italia. Una città che nonostante la mancanza di incentivi agli investimenti e all’imprenditoria, nonostante una forte presenza ignorante e ostile all’innovazione e alla creazione di benessere, e nonostante un debito notevole, riesce a crescere a far crescere l’Italia. Non ci sarà il Colosseo, né il mare, né le gondole, ma se si è ambiziosi Torino ti lascia dentro la saudade una volta che la lasci.

Vota i nostri posts

9 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.